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Sabato
17 marzo nelle principali città del
mondo si sono incontrati i movimenti
pacifisti per ribadire il loro “No alla
guerra”. Una manifestazione che si
ripropone oramai da tre anni anche nella
nostra penisola. Tutto ebbe inizio con i
bombardamenti su Bagdad, il 20 marzo del
2003, con la guerra all’Iraq di Saddam.
Copiose negli anni le mobilitazioni dei
partiti, delle associazioni e di
parecchi esponenti del mondo mediatico.
Quest’anno la manifestazione romana, ha
contato invece, sulla totale defezione
sia da parte del mondo dell’informazione
che di quello politico e dei movimenti.
Poche migliaia le persone scese in
strada a Roma, molti convinti del fatto
che sia la Sinistra al potere ad
“affondare il mondo dei movimenti”,
altri considerando il fatto che “di
manifestazioni non se ne può più, ogni
sabato ce n’è una”.
Insomma quello che si è parato a Roma
sabato, è stato uno scenario del tutto
irreale, che ha visto un certo imbarazzo
in chi nonostante la disinformazione non
ha mancato al consueto appuntamento di
marzo, chi non si è dimenticato della
pace, neanche quando la stampa ha
dimenticato di menzionare l’appuntamento
nelle proprie pagine.
Anche il rapimento di Mastrogiacomo è
passato pressoché inosservato, solo un
lungo striscione avanzava richiedendo la
liberazione del reporter. Un clima
strano, difficilmente descrivibile, a
metà tra gli irriducibili del vecchio
movimento pacifista e un’assenza
studiata e accettata tacitamente da
tutti. Assenze giustificate, quasi un
clima di complotto.
Assenti
anche i giornalisti, che solamente un
anno fa erano scesi in piazza a
manifestare, con Giuliana Sgrena ad
aprire il corteo. Bisognerebbe
riprendere in mano le pagine di giornale
di qualche anno fa, ed interrogarsi sul
dove sono finiti quei lunghi cortei
pacifisti, e tutti quei personaggi che
si sono sempre mostrati crociati della
pace.
Il rapimento di Mastrogiacomo, è stato
sicuramente uno dei motivi che hanno
fatto passare in secondo piano la
manifestazione, ma quale altro
avvenimento sarebbe stato più adatto a
ribadire il ”No” dell’Italia alla
guerra? il no della società civile, il
no di quel popolo che spesso non viene
rappresentato dalle aule del Parlamento.
La partecipazione dei politici e dei
movimenti, comprese le associazioni,
avrebbe costruito un chiaro messaggio
per i rapitori del reporter, che
avrebbero constatato quanto gli Italiani
siano distanti dalla loro politica, e
che il rapimento di un giornalista non è
la soluzione a nulla. Il movimento della
pace è stato silenziato, questa è la
notizia.
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