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E' sempre
interessante, quando dopo tanti anni di fuga
viene arrestato un latitante, scoprire e
analizzare chi l'ha sostenuto, protetto,
coperto.
Cesare Battisti è stato arrestato in Brasile
mentre prendeva 9 mila euro da una donna.
Chi aveva permesso la sua fuga in Brasile?
Chi era la donna? Da dove venivano i soldi?
Chi l'aveva incaricata di raggiungere
Battisti e portargli i soldi?
Ripercorriamo brevemente la storia di
Battisti: sinistro protagonista degli anni
di piombo, ex leader dei Proletari Armati
per il Comunismo, viene condannato
all'ergastolo con sentenza definitiva oltre
che per banda armata, rapine e gambizzazioni,
per quattro omicidi. E' l'esecutore
materiale del maresciallo Antonio Santoro,
Udine, 6 giugno 1978; dell'agente Andrea
Campagna, Milano, 19 aprile 1979. Fa da
copertura al commando che uccide Lino
Sabbadin, Mestre, 16 febbraio 1979, "reo" di
aver reagito ad una rapina ed aver dunque
violato la "giustizia proletaria"; ed è
ideatore ed organizzatore dell'omicidio di
Pierluigi Torreggiani, Milano, 16 febbraio
1979, "reo" anch'egli di aver reagito ad un
"esproprio proletario". Durante l'omicidio
rimane ferito il figlio di Torreggiani,
Adriano, che rimarrà tutta la vita su una
sedia a rotelle. Nell'81 Battisti viene
arrestato, ma ben presto evade e ripara in
Messico, da dove andrà via nel 1990 per
approdare in Francia che gli promette asilo
e libertà secondo la "dottrina Mitterand":
ospitalità ai terroristi che non abbiano
fatti di sangue alle spalle (non è il caso
di Battisti) e che abbiano deciso di voltare
pagina (non è il caso di Battisti, che non
ha mai fatto mea culpa). Il resto è
cronaca recente: nel 2004 la Francia
inaugura una fase di collaborazione con il
governo italiano e lo arresta. Viene
scarcerato dopo pochi giorni, ma fugge
nuovamente: direzione Brasile.
Dicevamo: chi
l'ha aiutato a fuggire dalla giustizia? La
polizia francese ha inviato un dossier alla
Procura di Parigi in cui si indicano due
politici "di primo piano", la scrittrice
Fred Vargas e una decina di persone come
favoreggiatori della fuga del latitante.
Secondo "Figarò", sarebbe coinvolto l'ex
ministro verde Yves Cochet insieme ad una
donna, membro di un comitato di sostegno a
Battisti, partita per Rio de Janerio dopo
esser passata a casa della Vargas a prendere
soldi da portare al fuggiasco. A Rio,
secondo la sua versione dei fatti (poco
credibile), lo avrebbe soltanto intravisto.
In Brasile, intanto, è nato un comitato di
solidarietà anti – estradizione per "l'ex
compagno ingiustamente perseguitato". Il
leader è Fernando Gabeiro, ex guerrigliero
rifugiato in Francia nel 1969 ed ora
politico dei Verdi.
Ma c'è un
aspetto più interessante di quello penale
circa la protezione di cui ha goduto
Battisti: quello ideale. Pardon,
ideologico. Eccetto il sempre inopportuno
Oreste Scalzone che ha espresso "angoscia
per un compagno di destino" e che negli
anni ha più volte denunciato "la
persecuzione imbastita e proseguita contro
ogni ragionevolezza", dove, è vero, non
c'è ragionevolezza nell'agire nella totale
impunità dopo aver ucciso o fatto uccidere
quattro persone, ma non si vede la
persecuzione, un movimento di scrittori,
giornalisti, poeti e politici ha sempre
sostenuto Battisti, ultima proiezione
nostalgica dell'eroe romantico di un
sessantotto utopico, ormai anacronistico, ma
vivo grazie ad una lobby di intellettuali.
Così il
giornalista e scrittore Gilles Perrault
definirà l'arresto di Battisti: "elettorale
ed elettoralistico". E continua: "un
avvenimento triste nel momento in cui la
polizia avrebbe cose più urgenti delle quali
occuparsi invece di andare a cercare
qualcuno così lontano e per una storia così
vecchia". E' debole il pensiero di
Perrault, ignora due concetti fondamentali:
la giustizia (per le vittime del piombo di
Battisti) e l'obbligatorietà penale da parte
della polizia. Michel Tubiana (presidente
della Lega dei diritti dell'uomo)
commenterà: "il governo non si è
minimamente occupato dei diritti di Battisti
e del modo nel quale è stato processato".
In che modo è stato processato? In un regime
dittatoriale? In un tribunale speciale?
Nient'affatto: in una normale Corte d'Assise
di Milano. Forse senza prove? Per nulla: con
prove, testimonianze e riscontri. Un grande
architetto francese, Carlo Roccella, dopo
aver denunciato una presunta "campagna
d'odio" e rimproverato Berlusconi (si
parla del 2004) di voler fare di "Battisti
un nuovo Bin Laden", ha scritto su "Le
Marseillaise": Battisti è "un uomo che ha
già pagato un prezzo molto alto per le sue
scelte". Quale prezzo, non si sa. Ha poi
concluso, rivolgendosi direttamente al
terrorista: "Per te, Cesare, ho soltanto
una parola un po’ desueta, ma che utilizzo
nel più profondo dei significati: coraggio!".
Il celebre scrittore Daniel Pennac, oltre ad
aver sottoscritto appelli di ogni sorta per
la liberazione di Battisti, ha scritto: "l'amnistia
è il contrario di ogni amnesia. Si tratta di
chiudere una parte della storia per
permettere agli storici di capire un periodo
in modo meno passionale". Il suo arresto
– secondo lo scrittore – "è un delitto
allo Stato di diritto". Ma Pennac non si
è perso d'animo e ha scritto una lettera "A
un perseguitato" (dove il perseguitato
è, ca va sans dir, Battisti) con la "speranza
di vederlo presto libero".
Anche il
direttore di "Le Monde" (il quotidiano più
letto in Francia), Edwy Plenel, è
intervenuto nella vicenda. Ovviamente a
favore del terrorista e contro "l'accanimento
contro questo mondo di vinti" e contro "il
rifiuto di voltare pagina". Pierre
Milza, ordinario di Storia Contemporanea
alla Sorbona, nell' "invitare a
riflettere sul destino di Battisti", ha
invocato "un processo di riconciliazione
e di amnistia". Lo scrittore Sollers ha
parlato del leader dei Pac come un "eroe
rivoluzionario". "Liberation" ha
scritto: "Battisti è vittima della
vendetta delle camicie nere" (!) a causa
della "berlusconizzazione dello spirito
giudiziario". Clarisse Fabre, ancora su
"Le Monde", ha parlato del caso Battisti
come di una mostruosità imputabile a
Berlusconi, di uno "spirito di vendetta
contro un rivoluzionario".
Il quotidiano
del partito comunista, "Humanitè", si è da
tempo mobilitato a favore della causa del
proletario (ma non troppo) armato. Ha
rivisitato tutta la storia d'Italia per
giustificare l'ambito storico in cui ha
agito e la conclusione è stata questa: "Battisti
è stato condannato nel 1987 da un giudice
speciale di un tribunale militare riservato
ai processi contro i militanti dell'estrema
sinistra". Tre falsità in una frase: 1)
Battisti non è stato condannato da un
giudice speciale. Il suo processo è stato
istruito da Pietro Forno e portato avanti da
Armando Spataro, due giudici ordinari; 2)
l'ha condannato, come dicevamo prima, una
normale Corte d'Assise milanese e non un
tribunale militare; 3) in Italia non è mai
esistito un tribunale per i processi contro
i militanti dell'estrema sinistra (esisteva
sotto il fascismo contro gli oppositori, ma
il fascismo è caduto nel '45): almeno
nominalmente la magistratura è indipendente
dall'esecutivo e la legge è uguale per
tutti: Battisti è stato processato come
cittadino, non come militante politico.
Un gruppo di
scrittori francesi (Michel Quint, Claude
Mesplede, Pascal Dassaint, Francois Joly,
Guillame Cherel), durante i pochi giorni di
detenzione nel 2004 del latitante ha mandato
un appello a Chirac per la liberazione di
Battisti, definito "esempio di umanità".
Bernard Henry Levy, un importante scrittore,
ha firmato la prefazione de "La mia fuga" di
Battisti (dove l'autore dice di essere
innocente e di essere fuggito in Oriente in
uno maldestro tentativo di depistare le
indagini). Si è poi augurato che chiunque
sia eletto alle prossime elezioni "rinunci
a questa estradizione".
Ma non mancano
neanche nelle istituzioni uomini che tifano
Battisti. Se i Verdi hanno proposto di farlo
"cittadino onorifico" e i comunisti "amico
della città di Parigi", il segretario
del partito socialista, Hollande, nel 2004,
è andato a trovarlo nel carcere parigino
della Santè manco fosse un martire della
libertà. Recentemente ha espresso "fiducia
che la giustizia respinga la richiesta di
estradizione". Battisti viene anche
protetto da ex ministri come Yves Cochet e
Robert Badinter, dalla vedova di Mitterand e
dal sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, che
ha detto che il comune di Parigi "lo
mette sotto la protezione della città".
Ma noi
italiani non dobbiamo essere invidiosi di
cotanti intellettuali e politici di cotanta
caratura. E' italianissimo lo scrittore
Giuseppe Genna: "Battisti entra nella
leggenda". Valerio Evangelisti,
scrittore e redattore di "Carmillaonline.com":
"abbiamo appreso con incredulità e
immediata reazione di sdegno dell'arresto a
cui è stato sottoposto lo scrittore Cesare
Battisti… Carmilla è solidale con Battisti e
ne chiede l'immediata scarcerazione…
Solidarietà a Cesare Battisti!". Il sito
"Macchianera" non è da meno: "c'è chi ha
interesse che una voce come quella di
Battisti venga tacitata per sempre… un uomo
onesto, arguto, profondo, anticonformista,
un intellettuale vero". La sua
carcerazione è "un delitto. Sì, delitto.
Avete letto bene". Persino lo scrittore
Erri De Luca (ex Lotta Continua) su "Le
Monde" si è mobilitato per il latitante
rosso appartenente ad "una generazione di
vinti". In Francia, quando manifestano
in favore di Battisti, non manca mai un
oratore che legga i suoi articoli dal palco.
Ed è perfino troppo naturale che ex
terroristi come Sergio Segio (22 anni di
carcere per l'omicidio del giudice
Alessandrini) esprimano solidarietà al
proletario armato. Contro "il clima di
vendetta infinita (…) ora che è stato
arrestato sono solidale con lui" ed è
necessario un "indulto condizionato per
coloro che sono fuggiti all'estero per i
reati degli anni '70 e '80". E il 10
febbraio 2004 dall'Italia parte un grande
appello: "protestiamo contro questo
scandalo giuridico e umano (l'arresto,
ndr) e chiediamo la liberazione di
Battisti". Firmato da un centinaio e più
di intellettuali francesi (alcuni celebri
anche in Italia) e dagli italiani: Valerio
Evangelisti, Wu Ming (un gruppo di tre
scrittori), Vauro (il famoso vignettista de
"il Manifesto" e di Santoro), Giuseppe Genna,
Lello Voce (poeta), Nanni Balestrini (poeta
e romanziere), Antonio Moresco (scrittore),
Tiziano Scarpa (romanziere e poeta), Daniele
Ferrario e Guido Chiesa (registi), Massimo
Carlotto (scrittore), Mauro Trotta
(scrittore), Ugo Tassinari (giornalista),
Giuseppe Panella (storico della filosofia),
Massacci (ordinario di storia contemporanea
a La Sapienza), Sabrina Deligia e Checchino
Antonini (giornalisti di "Liberazione"),
Sandro Provvisionato (giornalista del Tg5),
Augusta Molinari (storica), Pino Cacucci
(scrittore), Roberto Saviano (scrittore,
autore del coraggioso romanzo sulla camorra,
"Gomorra"). E poi i politici: Paolo Cento
(ora sottosegretario all'Economia), Mauro
Bulgarelli (Verdi), Giovanni Russo Spena
(capogruppo al Senato del Prc), Graziella
Mascia (deputato del Prc).
Perché tanti
intellettuali sostengono in questo modo
Battisti, arrivando persino a richiedere,
via internet, versamenti per finanziarlo? La
risposta non è una delle più semplici. Si
può dire, come ha scritto Barbara Spinelli
su "La stampa", che ciò avvenga a causa di
"un'ignoranza perentoria, che non solo non
sa ma fa tutto per non sapere". L'ideologia
rende ignoranti, ma soprattutto ciechi.
Distorce la realtà, la rappresenta in modo
deviato, rende impossibili giudizi liberi ed
obiettivi. E' così che Battisti diventa un
intellettuale, un eroe rivoluzionario, un
perseguitato. Ma non è questa la verità, e
abbiamo il dovere di scriverlo e di
raccontarlo.
gabro.v@libero.it
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