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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 24 MARZO 2007
Chi ha sostenuto Cesare Battisti
gabriele vecchione

E' sempre interessante, quando dopo tanti anni di fuga viene arrestato un latitante, scoprire e analizzare chi l'ha sostenuto, protetto, coperto.
Cesare Battisti è stato arrestato in Brasile mentre prendeva 9 mila euro da una donna. Chi aveva permesso la sua fuga in Brasile? Chi era la donna? Da dove venivano i soldi? Chi l'aveva incaricata di raggiungere Battisti e portargli i soldi?
Ripercorriamo brevemente la storia di Battisti: sinistro protagonista degli anni di piombo, ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo, viene condannato all'ergastolo con sentenza definitiva oltre che per banda armata, rapine e gambizzazioni, per quattro omicidi. E' l'esecutore materiale del maresciallo Antonio Santoro, Udine, 6 giugno 1978; dell'agente Andrea Campagna, Milano, 19 aprile 1979. Fa da copertura al commando che uccide Lino Sabbadin, Mestre, 16 febbraio 1979, "reo" di aver reagito ad una rapina ed aver dunque violato la "giustizia proletaria"; ed è ideatore ed organizzatore dell'omicidio di Pierluigi Torreggiani, Milano, 16 febbraio 1979, "reo" anch'egli di aver reagito ad un "esproprio proletario". Durante l'omicidio rimane ferito il figlio di Torreggiani, Adriano, che rimarrà tutta la vita su una sedia a rotelle. Nell'81 Battisti viene arrestato, ma ben presto evade e ripara in Messico, da dove andrà via nel 1990 per approdare in Francia che gli promette asilo e libertà secondo la "dottrina Mitterand": ospitalità ai terroristi che non abbiano fatti di sangue alle spalle (non è il caso di Battisti) e che abbiano deciso di voltare pagina (non è il caso di Battisti, che non ha mai fatto mea culpa). Il resto è cronaca recente: nel 2004 la Francia inaugura una fase di collaborazione con il governo italiano e lo arresta. Viene scarcerato dopo pochi giorni, ma fugge nuovamente: direzione Brasile.

Dicevamo: chi l'ha aiutato a fuggire dalla giustizia? La polizia francese ha inviato un dossier alla Procura di Parigi in cui si indicano due politici "di primo piano", la scrittrice Fred Vargas e una decina di persone come favoreggiatori della fuga del latitante. Secondo "Figarò", sarebbe coinvolto l'ex ministro verde Yves Cochet insieme ad una donna, membro di un comitato di sostegno a Battisti, partita per Rio de Janerio dopo esser passata a casa della Vargas a prendere soldi da portare al fuggiasco. A Rio, secondo la sua versione dei fatti (poco credibile), lo avrebbe soltanto intravisto. In Brasile, intanto, è nato un comitato di solidarietà anti – estradizione per "l'ex compagno ingiustamente perseguitato". Il leader è Fernando Gabeiro, ex guerrigliero rifugiato in Francia nel 1969 ed ora politico dei Verdi.

Ma c'è un aspetto più interessante di quello penale circa la protezione di cui ha goduto Battisti: quello ideale. Pardon, ideologico. Eccetto il sempre inopportuno Oreste Scalzone che ha espresso "angoscia per un compagno di destino" e che negli anni ha più volte denunciato "la persecuzione imbastita e proseguita contro ogni ragionevolezza", dove, è vero, non c'è ragionevolezza nell'agire nella totale impunità dopo aver ucciso o fatto uccidere quattro persone, ma non si vede la persecuzione, un movimento di  scrittori, giornalisti, poeti e politici ha sempre sostenuto Battisti, ultima  proiezione nostalgica dell'eroe romantico di un sessantotto utopico, ormai anacronistico, ma vivo grazie ad una lobby di intellettuali.

Così il giornalista e scrittore Gilles Perrault definirà l'arresto di Battisti: "elettorale ed elettoralistico". E continua: "un avvenimento triste nel momento in cui la polizia avrebbe cose più urgenti delle quali occuparsi invece di andare a cercare qualcuno così lontano e per una storia così vecchia". E' debole il pensiero di Perrault, ignora due concetti fondamentali: la giustizia (per le vittime del piombo di Battisti) e l'obbligatorietà penale da parte della polizia. Michel Tubiana (presidente della Lega dei diritti dell'uomo) commenterà: "il governo non si è minimamente occupato dei diritti di Battisti e del modo nel quale è stato processato". In che modo è stato processato? In un regime dittatoriale? In un tribunale speciale? Nient'affatto: in una normale Corte d'Assise di Milano. Forse senza prove? Per nulla: con prove, testimonianze e riscontri. Un grande architetto francese, Carlo Roccella, dopo aver denunciato una presunta "campagna d'odio" e rimproverato Berlusconi (si parla del 2004) di voler fare di "Battisti un nuovo Bin Laden", ha scritto su "Le Marseillaise": Battisti è "un uomo che ha già pagato un prezzo molto alto per le sue scelte". Quale prezzo, non si sa. Ha poi concluso, rivolgendosi direttamente al terrorista: "Per te, Cesare, ho soltanto una parola un po’ desueta, ma che utilizzo nel più profondo dei significati: coraggio!". Il celebre scrittore Daniel Pennac, oltre ad aver sottoscritto appelli di ogni sorta per la liberazione di Battisti, ha scritto: "l'amnistia è il contrario di ogni amnesia. Si tratta di chiudere una parte della storia per permettere agli storici di capire un periodo in modo meno passionale". Il suo arresto – secondo lo scrittore – "è un delitto allo Stato di diritto". Ma Pennac non si è perso d'animo e ha scritto una lettera "A un perseguitato" (dove il perseguitato è, ca va sans dir, Battisti) con la "speranza di vederlo presto libero".

Anche il direttore di "Le Monde" (il quotidiano più letto in Francia), Edwy Plenel, è intervenuto nella vicenda. Ovviamente a favore del terrorista e contro "l'accanimento contro questo mondo di vinti" e contro "il rifiuto di voltare pagina".  Pierre Milza, ordinario di Storia Contemporanea alla Sorbona, nell' "invitare a riflettere sul destino di Battisti", ha invocato "un processo di riconciliazione e di amnistia". Lo scrittore Sollers ha parlato del leader dei Pac come un "eroe rivoluzionario". "Liberation" ha scritto: "Battisti è vittima della vendetta delle camicie nere" (!) a causa della "berlusconizzazione dello spirito giudiziario". Clarisse Fabre, ancora su "Le Monde", ha parlato del caso Battisti come di una mostruosità imputabile a Berlusconi, di uno "spirito di vendetta contro un rivoluzionario".

Il quotidiano del partito comunista, "Humanitè", si è da tempo mobilitato a favore della causa del proletario (ma non troppo) armato. Ha rivisitato tutta la storia d'Italia per giustificare l'ambito storico in cui ha agito e la conclusione è stata questa: "Battisti è stato condannato nel 1987 da un giudice speciale di un tribunale militare riservato ai processi contro i militanti dell'estrema sinistra". Tre falsità in una frase: 1) Battisti non è stato condannato da un giudice speciale. Il suo processo è stato istruito da Pietro Forno e portato avanti da Armando Spataro, due giudici ordinari; 2) l'ha condannato, come dicevamo prima, una normale Corte d'Assise milanese e non un tribunale militare; 3) in Italia non è mai esistito un tribunale per i processi contro i militanti dell'estrema sinistra (esisteva sotto il fascismo contro gli oppositori, ma il fascismo è caduto nel '45): almeno nominalmente la magistratura è indipendente dall'esecutivo e la legge è uguale per tutti: Battisti è stato processato come cittadino, non come militante politico.

Un gruppo di scrittori francesi (Michel Quint, Claude Mesplede, Pascal Dassaint, Francois Joly, Guillame Cherel), durante i pochi giorni di detenzione nel 2004 del latitante ha mandato un appello a Chirac per la liberazione di Battisti, definito "esempio di umanità". Bernard Henry Levy, un importante scrittore, ha firmato la prefazione de "La mia fuga" di Battisti (dove l'autore dice di essere innocente e di essere fuggito in Oriente in uno maldestro tentativo di depistare le indagini). Si è poi augurato che chiunque sia eletto alle prossime elezioni "rinunci a questa estradizione".

Ma non mancano neanche nelle istituzioni uomini che tifano Battisti. Se i Verdi hanno proposto di farlo "cittadino onorifico" e i comunisti "amico della città di Parigi", il segretario del partito socialista, Hollande, nel 2004, è andato a trovarlo nel carcere parigino della Santè manco fosse un martire della libertà. Recentemente ha espresso "fiducia che la giustizia respinga la richiesta di estradizione". Battisti viene anche protetto da ex ministri come Yves Cochet e Robert Badinter, dalla vedova di Mitterand e dal sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, che ha detto che il comune di Parigi "lo mette sotto la protezione della città".

 

Ma noi italiani non dobbiamo essere invidiosi di cotanti intellettuali e politici di cotanta caratura. E' italianissimo lo scrittore Giuseppe Genna: "Battisti entra nella leggenda". Valerio Evangelisti, scrittore e redattore di "Carmillaonline.com": "abbiamo appreso con incredulità e immediata reazione di sdegno dell'arresto a cui è stato sottoposto lo scrittore Cesare Battisti… Carmilla è solidale con Battisti e ne chiede l'immediata scarcerazione… Solidarietà a Cesare Battisti!". Il sito "Macchianera" non è da meno: "c'è chi ha interesse che una voce come quella di Battisti venga tacitata per sempre… un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista, un intellettuale vero". La sua carcerazione è "un delitto. Sì, delitto. Avete letto bene". Persino lo scrittore Erri De Luca (ex Lotta Continua) su "Le Monde" si è mobilitato per il latitante rosso appartenente ad "una generazione di vinti". In Francia, quando manifestano in favore di Battisti, non manca mai un oratore che legga i suoi articoli dal palco. Ed è perfino troppo naturale che ex terroristi come Sergio Segio (22 anni di carcere per l'omicidio del giudice Alessandrini) esprimano solidarietà al proletario armato. Contro "il clima di vendetta infinita (…) ora che è stato arrestato sono solidale con lui" ed è necessario un "indulto condizionato per coloro che sono fuggiti all'estero per i reati degli anni '70 e '80". E il 10 febbraio 2004 dall'Italia parte un grande appello: "protestiamo contro questo scandalo giuridico e umano (l'arresto, ndr) e chiediamo la liberazione di Battisti". Firmato da un centinaio e più di intellettuali francesi (alcuni celebri anche in Italia) e dagli italiani: Valerio Evangelisti, Wu Ming (un gruppo di tre scrittori), Vauro (il famoso vignettista de "il Manifesto" e di Santoro), Giuseppe Genna, Lello Voce (poeta), Nanni Balestrini (poeta e romanziere), Antonio Moresco (scrittore), Tiziano Scarpa (romanziere e poeta), Daniele Ferrario e Guido Chiesa (registi), Massimo Carlotto (scrittore), Mauro Trotta (scrittore), Ugo Tassinari (giornalista), Giuseppe Panella (storico della filosofia), Massacci (ordinario di storia contemporanea a La Sapienza), Sabrina Deligia e Checchino Antonini (giornalisti di "Liberazione"), Sandro Provvisionato (giornalista del Tg5), Augusta Molinari (storica), Pino Cacucci (scrittore), Roberto Saviano (scrittore, autore del coraggioso romanzo sulla camorra, "Gomorra"). E poi i politici: Paolo Cento (ora sottosegretario all'Economia), Mauro Bulgarelli (Verdi), Giovanni Russo Spena (capogruppo al Senato del Prc), Graziella Mascia (deputato del Prc).

Perché tanti intellettuali sostengono in questo modo Battisti, arrivando persino a richiedere, via internet, versamenti per finanziarlo? La risposta non è una delle più semplici. Si può dire, come ha scritto Barbara Spinelli su "La stampa", che ciò avvenga a causa di "un'ignoranza perentoria, che non solo non sa ma fa tutto per non sapere". L'ideologia rende ignoranti, ma soprattutto ciechi. Distorce la realtà, la rappresenta in modo deviato, rende impossibili giudizi liberi ed obiettivi. E' così che Battisti diventa un intellettuale, un eroe rivoluzionario, un perseguitato. Ma non è questa la verità, e abbiamo il dovere di scriverlo e di raccontarlo.

gabro.v@libero.it

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