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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 MARZO 2007
Il fascino indiscreto dell'eterno imputato

Daniela Gaudenzi

A circa una settimana dall’annuncio delle dimissioni dalla magistratura di Gherardo Colombo, che ha speso anni della sua vita e della sua professionalità nell’inchiesta “toghe sporche” non solo per istruire una serie di processi difficili, complessi, con imputati che hanno ingaggiato una guerra totale contro la procura di Milano prima ed il palazzo di giustizia quando in dibattimento sono emerse le prove documentali della corruzione, ma anche per “sbloccare” le rogatorie fondamentali per l’accertamento della verità, è arrivata la richiesta di cinque anni per Silvio Berlusconi, la pena massima, al processo Sme.

Il sostituto procuratore generale di Milano Piero De Petris ha chiesto il massimo della pena sulla base del cosiddetto bonifico Orologio, quei famosi 434 mila dollari che da un conto Fininvest sarebbero passati all’ora capo dei gip di Roma Renato Squillante attraverso un conto di Cesare Previti. Berlusconi “motore primo” della vicenda “per contrastare De Benedetti nella conquista della Sme”, un protagonista assoluto, al quale “non possono essere concesse le attenuanti generiche” perché “l’incensuratezza non basta al riguardo” (incensuratezza che peraltro andrebbe considerata alla luce del cumulo di prescrizioni per le quali non è mai stato richiesto un giudizio di merito). Il sostituto procuratore generale nella sua requisitoria ha puntualmente sottolineato che “la compravendita della funzione giudiziaria mina la fiducia dei cittadini nello Stato”.

L’avvocato di Stato a nome della presidenza del consiglio ha chiesto che sia affermata la responsabilità penale di Silvio Berlusconi e ha quantificato il risarcimento in 1,1 milioni di euro. Cifra alla quale dovrà aggiungersi quella molto più cospicua delle altre parti civili.
Le reazioni politiche sono quelle di sempre che con la coazione a ripetere risultano al contempo sempre più tediose e disgustose.

 

Il silenzio tombale del centro sinistra, al cui interno Berlusconi ha forse il suo migliore ministro della Giustizia, autodefinitosi, forse impropriamente “ministro per caso” che ripercorre pianamente il tracciato dell’insuperabile ministro-ingegnere, ma con più “cordialità”, più battute e più strizzatine d’occhio per tutti, fa da sfondo allo strepitio di FI.
“Uso politico della giustizia”, appello al presidente della Repubblica e ai vertici delle istituzioni perché “tengano conto che siamo di fronte ad una continua, incessante, impressionante, decennale persecuzione politico-giudiziaria contro l’esponente politico prima presidente del Consiglio e oggi leader dell’opposizione”, “strategia per colpire il leader dell’opposizione quando la maggioranza è in difficoltà”, ecc). Un po’ sottotono Nicolò Ghedini che, c’è sinceramente da compatirlo, non sa più a che santo rivolgersi e così si aggrappa alla competenza territoriale; come le protagoniste de “Il giardino dei ciliegi” bramano la capitale, lui invoca monotonamente “Perugia!, Perugia!”, e infine al trascorrere inesorabile del tempo, “episodi che risalgono a ben 15 anni fa!”.

Quando venerdì scorso è stato pubblicato l’appunto chiarissimo e molto circostanziato dell’ex giornalista Sasinini, indagato e destinatario insieme a Tavaroli e Ghioni di una ordinanza di custodia cautelare per corruzione internazionale, da cui emerge il passaggio di 70 miliardi da Berlusconi a Bossi, tramite Tremonti in cambio della “totale fedeltà”, per l’avvocato totale Nicolò Ghedini si è trattato “di una assoluta fantasia, risibile se non apparisse connotata da scopi diffamatori o ancora peggio per inquinare la vita politica del paese”.

Chissà se la pensa allo stesso modo anche il segretario dei DS Piero Fassino che il giorno successivo in Senato si è “appartato” con Silvio per visionare insieme gli ultimi sondaggi e soprattutto per concordare i punti salienti della nuova legge elettorale, quella che deve stoppare il referendum e che dovrebbe archiviare il porcellum contro il quale il centro sinistra voleva mobilitare le piazze per “attentato alla democrazia” e per “lo scippo” delle preferenze.

Ebbene dagli appunti emerge la convergenza su maggioranza su base nazionale, introduzione dello sbarramento e un bel no chiaro e tondo alle preferenze e cioè i candidati continueranno ad essere nominati dai partiti. Ma guai a pensare male e ad insinuare “cedimenti affettuosi”.
Secondo Fassino si è trattato di un altro caso in cui l’informazione può “trasformare una lucertola in un coccodrillo”. Siamo tutti avvertiti!

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Daniela Guadenzi

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