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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 MARZO 2007
Unione Europea ancora al via
Sara Dellabella

Il 25 marzo 1957 in una Roma ancora poco trafficata i rappresentanti di sei grandi stati si incontravano in Campidoglio per firmare un progetto comune. Germania, Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo e Olanda uscite dalla esperienza della seconda guerra mondiale che li aveva visti contrapposti e nemici fino a pochi anni prima, con il trattato di Roma iniziano una strada insieme. Forse il primo miracolo della storia, l’utopia di ricostruire un’identità comune superando le divisioni che causarono tante macerie nella prima metà del ‘900. Con il Trattato inizia un’avventura chiamata Europa, che con gli anni ha visto allargare i propri confini, fino ad inglobare gli attuali 27 stati.
Un sogno che eliminando divisioni e conflitti, nel tempo ha portato un arricchimento inaspettato come solo i sogni sanno fare. Un sogno alimentato dall’entusiasmo di poter finalmente uscire da confini stretti, prima attraversati solo da chi un po’ acciaccato e sconfitto andava a cercare fortuna all’estero. Con una valigia ed un treno pieno di rimpianti.

 

Un territorio che da continente si è fatto stato federale, mutando un modo di concepire l’identità, riscoprendo le peculiarità di ciascun paese senza farci troppo caso. L’Europa è il luogo dove i nostri padri son partiti come emigranti e che oggi vedono noi figli, partire per una vacanza, un week end e anche per periodi di studio come si trattasse di una semplice gita. Sorpassare il confine nazionale non è più una scelta di tradimento, ma di esplorazione. Non si va più all’estero per cercare altrove quello che il proprio paese non sa offrire, ma per importare modelli stando a contatto con i nostri vicini di casa. Scoprendo che poi fuori non si sta tanto male, al di là delle ansie dei genitori. L’occasione per buttare un occhio a chi si candida a diventare “condomino” eppure sembra ancora lontano. Non a caso l’ingresso della Turchia è una questione controversa tra gli europei. Un Paese lontano da quella taciuta radice cristiana, che volenti o dolenti, ha influenzato la storia e l’educazione di tutti noi. Perché anche il contrasto con l’educazione cattolica, il papa e la religione, nasce dal contrasto con quel sistema di pensiero, e non con un altro. Quindi è naturale pensare che un paese grande come la Turchia, a maggioranza musulmana, non rappresenti culturalmente il modello europeo. Senza contare che la composizione del Parlamento europeo segue una ripartizione demografica, per cui la Turchia avrebbe una maggioranza di seggi rispetto ad altri stati più europei che partecipano all’Unione già da parecchi anni. Questo non vuol dire che le minoranze europee, che non abbiano radici nel continente, non vengano prese in considerazione nell’ambito della politica europea, basti pensare che attualmente la Germania essendo lo stato più popoloso della Ue e quella con il più alto grado di immigrati di religione musulmana ha 99 seggi dei 732 del Parlamento.

Quella dell’Europa unita è sicuramente la sfida più alta che la politica ha accettato di combattere come segnale di pace ed unione. Forse l’unico esempio buono che viene a testimoniare una classe di politici ed intellettuali lungimiranti, il cui impegno riesce a soprassedere agli errori, ai rallentamenti, e alla promessa di un futuro costruito in unione. Certamente non avere ancora una carta costituzionale, un codice civile comune capace di regolare con la stessa disciplina situazioni analoghe non facilita l’operato di chi tutti i giorni si trova a maneggiare situazioni nuove dovute all’unione. Guardare all’unione con l’occhio attento di chi tutti i giorni si sente cittadino e con la considerazione semplice di chi avendo un problema si trova a guardare il giardino del vicino per copiare la soluzione. Quello che i nostri politici spesso dimostrano di non saper fare, tirando sempre fuori il proprio <i>made in Italy</i>. Una brutta abitudine che speriamo di perdere tutti presto per scoprirci europei.

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