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In "Massime e
riflessioni" Goethe scriveva: "dimmi
con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di
che cosa ti occupi saprò che cosa puoi
diventare". Massima quanto mai applicabile
alla vita, ma anche (e opportunamente) alla
politica.
Pino Pisicchio, presidente della commissione
Giustizia – locus dell'indulto – e
membro dell'Italia dei Valori ha scritto su
Il Tempo che bisogna "evitare (…)
il cortocircuito
tra magistratura inquirente e media… non è
detto, però, che sia sempre tollerabile… Il
magistrato dovrebbe sacrificarsi… accettare
la sofferenza di non esporre le sue chiome e
le sue motociclette, il suo nome così
cinematografico, al soffice vento dei media
adoranti. Ho un’idea bizzarra, ma forse
neanche troppo: avremo risolto almeno la
metà dei grandi problemi che ha la nostra
giustizia il giorno in cui i nostri pm
avranno la stessa notorietà che hanno i loro
colleghi funzionari dell’ufficio delle
tasse. Cioè nessuna."
Perché Pino Pisicchio, da cittadino e da
presidente della Commissione Giustizia, non
si adopera per porre fine al fantomatico
cortocircuito? Perché non va alla Procura di
Roma a denunciare gli illeciti che ha
scritto, sicuramente dopo essersi
documentato? Ma soprattutto: Di Pietro, voce
delle istanze della magistratura nel
governo, è d'accordo? E' d'accordo con il
suo compagno di partito quando dice che il
problema della nostra Giustizia è la
notorietà dei magistrati? Probabilmente no.
Ma tant'è.
Eppure Di
Pietro dovrebbe essere abbastanza scottato
in fatti di trasformismi e tradimenti dei
suoi collaboratori. Tutti ricordiamo il caso
di De Gregorio: ex paparazzo e collaboratore
di Enzo Tortora e Giuseppe Marrazzo,
simpatizzante del Psi craxiano, nel 2005 si
candida alle regionali con Forza Italia, ma
è costretto, causa retromarcia forzaitaliota,
a candidarsi con la Dc di Rotondi. E'
fondatore insieme a Ennio Doris, uomo
d'ombra del Cavaliere, e direttore
editoriale di "Ideazione", il “pensatoio”
della destra italiana diretto da Gianstefano
Frigerio, un ex Dc super tangentista a più
riprese arrestato dallo stesso Di Pietro.
Nel frattempo risuscita "L’Avanti!" di cui è
direttore editoriale. E’ amministratore
delegato della società che edita l’inserto
campano de "Il Giornale" ed organizzatore di
eventi (“Il premio della canzone
napoletana”, “Orgoglio Italiano”) promossi
dalle holding del piscione e trasmessi in
diretta su Rete 4. Da diversi anni è
presidente di un’associazione, “Italiani nel
Mondo”, che promuove il made in Italy
nel mondo. Nel 2006 passa con l’Italia dei
Valori e diventa immediatamente senatore,
oltre che direttore editoriale del
quotidiano "L’Italia dei Valori". Diventa
presidente della Commissione Difesa con i
voti della destra, ed è fin troppo naturale
che abbandoni presto Di Pietro per mettersi
– come egli stesso ha detto – sul mercato.
Con la conseguenza (tragica per la
coalizione che lo ha fatto eleggere) di
aumentare la debolezza del centrosinistra al
Senato.
Alla Camera anche Federica Rossi Gasperrini
ha abbandonato Di Pietro. Già
sottosegretaria nel I governo Prodi,
presidente di "DonnEuropee" e di "Federcasalinghe",
nel marzo 2006 scrive una lettera d'amore a
Di Pietro: mi candido "con l'Italia dei
Valori perché ha un'ispirazione più vicina
al principio di lista dei cittadini",
perché ha "come principi base giustizia –
legalità e tutela delle famiglie ",
perché "riconosciamo in Di Pietro l'uomo
che ha saputo spezzare la malefica crosta di
tangenti e malaffare" e "siamo con
lui perché: di lui ci fidiamo; Antonio Di
Pietro si fida di noi; ha accolto il nostro
programma". E l'ex pm ha fatto assai
male a fidarsi di lei: già in occasione
dell'indulto la casalinga federata si
astiene (Idv vota contro) ed il 14 settembre
passa con l'Udeur. Niente male per il
maggior detrattore di Mastella.
Nel 2001 invece l'unico deputato eletto da
Di Pietro non fu fedele neanche due mesi.
Anzi: neanche due giorni. Valerio Carrara,
per passare prima al Gruppo Misto e poi a
Forza Italia, non aspettò neanche la
composizione dei gruppi parlamentari. Oggi è
senatore di Forza Italia e nella passata
legislatura si è stato indicato come
l'autore della legge sul legittimo sospetto.
Quando si dice la comunione d'intenti…
Ma il vizio del tradimento è diffuso anche a
base provinciale e locale:
alle regionali del
2005 Di Pietro incamera un risultato assai
sconfortante: appena l’1,4% su scala
nazionale, superando il 2% soltanto in
Molise e Basilicata. Delle 12 regioni su 14
nelle quali vince l’Unione, Idv ottiene un
solo assessorato regionale, quello di
Beniamino Donnici in Calabria, il quale
viene presto espulso dal partito per aver
formato una corrente in aperta polemica con
Di Pietro. E nel marzo 2006 nelle Marche
l'ex pm fu preso a colpi di pomodoro perché
aveva candidato un ortolano che firmava
assegni a vuoto.
Ma non solo tradimenti. Anche pezzi più che
validi persi per strada, sempre a causa di
quel "genio dell'isolamento", come lo ha
chiamato Federico Orlando. Elio Veltri,
Achille Occhetto, Milly Moratti, Pietro
Mennea, Rino Piscitello, Claudio Demattè,
Luigi Bazoli, Giulietto Chiesa e lo stesso
Federico Orlando docent.
Alla fine, come ricorda ancora Orlando,
"dei 35 parlamentari che nel ’96 gli furono
vicini nella battaglia per la legalità, non
ne è rimasto nessuno". E alle elezioni deve
riempire le liste "chiudendo se non due
occhi, almeno uno e mezzo".
Ultimamente il ministro si è fatto portatore
di quella vecchia politica che tanto
biasimava: Cristiano Di Pietro era
poliziotto a Milano e abitava una casa della
Cariplo vicina al Duomo affittata ad un
canone assai basso; fu trasferito
"misteriosamente" a Vasto, vicino casa,
sebbene lì l'organico della questura fosse
al completo; è stato eletto consigliere
provinciale a Campobasso, ha incontrato il
padre al ministero delle Infrastrutture ed
alla fine ha commentato: "un incontro utile
che ha chiarito molto riguardo alla
richiesta, avanzata da un soggetto privato,
di costruire un parco eolico lungo la costa
molisana". Massimo Gramellini su La Stampa
ha causticamente scritto: "e poi
dicono che nelle famiglie italiane non c’è
dialogo… Avrebbero
potuto parlarne in pigiama a casa durante la
colazione, ma è fuori di dubbio che nel
salone di un ministero certi discorsi fanno
un altro effetto. Anche su di noi, che dopo
l’affondamento della Prima Repubblica dei
partiti, avevamo temuto che la Seconda si
sarebbe fondata sui giudici, mentre è più
banalmente finita nelle mani dei clan di
consanguinei".
Dicevamo di quella massima di Goethe ("dimmi
con chi vai e ti dirò chi sei"):
l'applichiamo anche a Di Pietro?
gabro.v@libero.it
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