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Dopo
sei anni di proscrizione televisiva per
“uso criminoso” dell’elettrodomestico
più amato dagli italiani è ritornato,
ovviamente non ospite del servizio pubblico
che preferisce i noti opinionisti-
intrattenitori che con assoluta disinvoltura
commentano contestualmente l’efferato
omicidio di Roma e “L’isola dei famosi”,
Daniele
Luttazzi, uno che ha la pessima abitudine di
pensare, di studiare e di non farsi
intimidire.
La 7 gli ha garantito la libertà di espressione che è l’essenza
e la conditio sine qua non della satira e
contemporaneamente l’ha relegato in una
fascia oraria in e in una serata
particolarmente “difficili”,
il sabato alle 23.30 ma nonostante la
collocazione non proprio felice il suo Decameron
è stato insieme alla serata di Marco Paolini un exploit per
la testata, anche in termini di auditel.
Se
è stato abbastanza difficile rivedere in
uno schermo televisivo i volti degli epurati,
professionisti incensurati (penalmente) rei
di aver fatto al meglio il proprio lavoro di
giornalisti o di autori satirici è invece
molto facile e quasi inevitabile imbattersi
quasi ogni sera e su tutte le reti pubbliche
e private in vips di ogni ordine e grado
tanto più ricercati ed ambiti in quanto
protagonisti delle cronache giudiziarie.
Tra
questi signori il protagonista assoluto
delle ultime settimane è ritornato Luciano
Moggi, già celebrato su molte prime pagine
per le affollate serate estive che
preannunciavano la rentrée trionfale e che
si è prodotto, dopo essersi dato
generosamente a Rai e Mediaset, anche a Le
invasioni barbariche di Daria Bignardi,
in un uno show degno di un grande padrino.
L’intervistatrice
inizia con toni più che rassicuranti
domandandogli come va, se si sente ancora
come ha scritto nel libro che sta
presentando in tutti i salotti televisivi
“un treno deragliato” e se davvero nei
momenti più “difficili” lui e la moglie
non riuscissero più nemmeno a mangiare.
I
capi di imputazione, la cupola, le
intercettazioni, il rinvio a giudizio sono
ancora lontani e rimarranno molto in
sottofondo per tutta la chiacchierata, ma
non basta.
Secondo
“il capro espiatorio” quando nel maggio
2006 c’erano 9 pagine dedicate a lui è
perché “ il governo non si riusciva a
formare, si ricordi bene” e
“quando dicono che con me manca il
contraddittorio è perché quando ci sono io
non c’è contraddittorio”. Adesso si
considera fuori da tutto e dichiara di fare
il giornalista.
La
cupola? Due persone, Giraudo e Moggi.
Gli errori?
“Ho pagato troppo per la protezione
che davo ai giocatori. Mi portavano rispetto…
Ho fatto troppo bene. Ci sono molti più
diavoli di me.. .. .. tranquilla”.
Poi
tra una professione di devozione a padre Pio
e la rievocazione di un viaggio a Lourdes un
mese fa, quando la Bignardi prova a
domandargli come faceva con 400 telefonate
al giorno a mangiare o ad andare in bagno il
grande boss si innervosisce un po’ e
scatta “glielo faccio vedere dopo come
facevo a fare la pipì”.
Alla
reazione pacata ma ferma della giornalista
che lo invita ad abbandonare toni
ingiuriosi ed arroganti da padrino,
obietta che è lei ad offendere, a non
rispettare “gli accordi” intercorsi
prima di andare in onda e minaccia che da
quel momento risponderà con un sì o con un
no.
Quanto
alla Maserati per Pairetto si è trattato di
un favore ad un amico. “Lei non ha mai
fatto favori? E’ uno scandalo fare un
favore? Ma dove vivono tutti quelli che si
scandalizzano?”
Della
definizione che gli riserva Mazzucca, il
direttore del Carlino
di Bologna nella prefazione al suo libro,
“se non è un diavolo è il più furbetto”
è molto soddisfatto perché significa che
è il più bravo e per sottolineare il
concetto aggiunge “in
12 anni non ho mai chiesto una lira all’azionariato
di riferimento”.
Infine
sul ruolo di dominus del sistema che emerge
dall’inchiesta e dalle intercettazioni
domanda alla sua “sprovveduta”
intervistatrice: “ma
a lei le hanno raccontato che siamo in 38,
sono in buona compagnia..”
A
Petruccioli e Confalonieri che da buoni
vecchi amici con gusti e sensibilità affini
hanno dichiarato e messo in pratica che
Daniele Luttazzi non sarebbe tornato a
Raiset a causa della sua predilezione per
“la cioccolata”, verrebbe spontaneo
chiedere perché debba starci in qualsiasi
fascia oraria un signore che oltre ad
intimidire e a mandare messaggi in stile
mafioso, minaccia una signora che lo
intervista di mostrarle le sue performances
al cesso.
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