WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 15 NOVEMBRE 2007
Romania: quinta colonna di al Qaeda in Europa?
Sergio Bagnoli
 

Dopo la crisi diplomatica d’inizio novembre, determinata dall’orribile fatto di sangue accaduto alla periferia di Roma dove un rom di cittadinanza romena ha ucciso spietatamente la moglie di un capitano di marina, la stampa italiana, che nei momenti della visita del primo ministro romeno Tariceanu a Roma aveva in parte addolcito i propri strali contro i cittadini di Bucarest, è tornata a parlare della Romania come di una nazione profondamente pericolosa per la stessa sopravvivenza dell’Europa occidentale. Da oggi, almeno secondo quanto afferma il maggiore quotidiano della città di Genova, citando fonti ufficiali della Procura del capoluogo ligure, dei servizi segreti italiani e dei Ros dei Carabinieri, Bucarest non esporta più solamente criminalità comune composta da personaggi di etnia Rom ma addirittura Kamikaze pronti ad attentare alla vita di qualsiasi cristiano italiano o a compiere stragi in luoghi simbolo della religione nella penisola come possono essere considerati il Duomo di Milano e quello di Cremona. L’articolo intitolato “ La Romania è il crocevia del Terrorismo islamico in Europa” occupa quasi per intero la quinta pagina del quotidiano ed adombra il sospetto che nel paese danubiano vivano pacificamente, quando non addirittura protetti dal governo di Bucarest, parecchi terroristi attivi del nucleo storico di Al Qaida. Essi condurrebbero indisturbati il loro attacco militare all’Europa dalla città di Galati, il maggiore porto fluviale del paese, sita sulle anse terminali del Danubio. Qui almeno due terroristi ricercati dalle polizie di mezz’Europa, Kamel Abbachi e Moussad Bourracha, abiterebbero dopo aver sposato due ragazze romene compiacenti e, con l’aiuto del governo, dopo essere diventati cittadini romeni. La loro occupazione preferita sarebbe quella di accogliere, previa presentazione a compiacenti autorità di polizia di dichiarazioni di ospitalità di cittadini extra- comunitari, altri aspiranti terroristi arabi e di addestrarli in campi paramilitari allestiti o nelle sconfinate e deserte pianure moldave o tra i boschi della Transilvania e poi di inviarli, sempre grazie agli inesistenti controlli di frontiera romeni, a compiere stragi in Italia, Spagna o Portogallo. L’attività di queste cellule, sempre secondo il giornalista del quotidiano genovese, sarebbe stata documentata dai Carabinieri italiani vista la non collaborazione delle autorità di Bucarest. Il fatto è che la notizia è stata data con grande risalto dal quotidiano genovese, il più letto in Liguria, con l’imprimatur, assicura il giornalista, della Procura di Genova. La tiratura del giornale stamattina è stata notevole anche grazie a questa notizia. Nei bar della Liguria non si parlava d’altro: “Ecco non solo ladri, assassini e prostitute arrivano da quel paese che stupidamente si è fatto entrare in Europa, ma anche terroristi pronti a farci esplodere. Deve intervenire l’antiterrorismo ed il governo italiano deve far espellere la Romania dall’Europa. 
Veltroni, Fini e Beppe Grillo hanno ragione: la Romania in Europa è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e a dilaniare la civiltà europea” il commento dei più. 
A Sanremo, sugli autobus di linea, gli sguardi degli italiani nei confronti dei molti immigrati romeni che si recavano a lavorare erano più torvi del solito. Questo è accaduto stamattina in Liguria. A proposito: la Procura di Genova ha smentito qualsiasi coinvolgimento delle autorità romene, del governo di Bucarest ed anche di singoli cittadini del paese danubiano nelle indagini dirette dai magistrati di Milano e finalizzate a disarticolare eventuali cellule legate al terrorismo islamico in Italia; anzi pare che l’allarme sia proprio partito dai servizi segreti di Bucarest. 
Questo però per il più antico quotidiano genovese era solo un dettaglio di poca importanza, l’obbiettivo vero era quello di spargere ulteriore panico tra gli italiani. In questo ci sono riusciti in pieno. Bucarest protesterà nuovamente nelle sedi diplomatiche, ma ormai pare che sarà molto difficile rassicurare a breve gli animi in un paese demograficamente vecchio ed anchilosato come l’Italia, dove la prima preoccupazione del politico, quando si sveglia la mattina, è quella di ottenere la massima visibilità possibile. Anche servendosi di giornalisti compiacenti.

 
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