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Dopo la crisi diplomatica d’inizio novembre, determinata dall’orribile fatto di sangue
accaduto alla periferia di Roma dove un rom di cittadinanza romena ha ucciso
spietatamente la moglie di un capitano di marina, la stampa italiana, che nei momenti
della visita del primo ministro romeno Tariceanu a Roma aveva in parte addolcito i
propri strali contro i cittadini di Bucarest, è tornata a parlare della Romania come
di una nazione profondamente pericolosa per la stessa sopravvivenza dell’Europa
occidentale. Da oggi, almeno secondo quanto afferma il maggiore quotidiano della città
di Genova, citando fonti ufficiali della Procura del capoluogo ligure, dei servizi
segreti italiani e dei Ros dei Carabinieri, Bucarest non esporta più solamente
criminalità comune composta da personaggi di etnia Rom ma addirittura Kamikaze pronti
ad attentare alla vita di qualsiasi cristiano italiano o a compiere stragi in luoghi
simbolo della religione nella penisola come possono essere considerati il Duomo di
Milano e quello di Cremona. L’articolo intitolato “ La Romania è il crocevia del
Terrorismo islamico in Europa” occupa quasi per intero la quinta pagina del quotidiano
ed adombra il sospetto che nel paese danubiano vivano pacificamente, quando non
addirittura protetti dal governo di Bucarest, parecchi terroristi attivi del nucleo
storico di Al Qaida. Essi condurrebbero indisturbati il loro attacco militare
all’Europa dalla città di Galati, il maggiore porto fluviale del paese, sita sulle
anse terminali del Danubio. Qui almeno due terroristi ricercati dalle polizie di
mezz’Europa, Kamel Abbachi e Moussad Bourracha, abiterebbero dopo aver sposato due
ragazze romene compiacenti e, con l’aiuto del governo, dopo essere diventati cittadini
romeni. La loro occupazione preferita sarebbe quella di accogliere, previa
presentazione a compiacenti autorità di polizia di dichiarazioni di ospitalità di
cittadini extra- comunitari, altri aspiranti terroristi arabi e di addestrarli in
campi paramilitari allestiti o nelle sconfinate e deserte pianure moldave o tra i
boschi della Transilvania e poi di inviarli, sempre grazie agli inesistenti controlli
di frontiera romeni, a compiere stragi in Italia, Spagna o Portogallo. L’attività di
queste cellule, sempre secondo il giornalista del quotidiano genovese, sarebbe stata
documentata dai Carabinieri italiani vista la non collaborazione delle autorità di
Bucarest. Il fatto è che la notizia è stata data con grande risalto dal quotidiano
genovese, il più letto in Liguria, con l’imprimatur, assicura il giornalista, della
Procura di Genova. La tiratura del giornale stamattina è stata notevole anche grazie a
questa notizia. Nei bar della Liguria non si parlava d’altro: “Ecco non solo ladri,
assassini e prostitute arrivano da quel paese che stupidamente si è fatto entrare in
Europa, ma anche terroristi pronti a farci esplodere. Deve intervenire
l’antiterrorismo ed il governo italiano deve far espellere la Romania dall’Europa.
Veltroni, Fini e Beppe Grillo hanno ragione: la Romania in Europa è una bomba ad
orologeria pronta ad esplodere e a dilaniare la civiltà europea” il commento dei più.
A Sanremo, sugli autobus di linea, gli sguardi degli italiani nei confronti dei molti
immigrati romeni che si recavano a lavorare erano più torvi del solito. Questo è
accaduto stamattina in Liguria. A proposito: la Procura di Genova ha smentito
qualsiasi coinvolgimento delle autorità romene, del governo di Bucarest ed anche di
singoli cittadini del paese danubiano nelle indagini dirette dai magistrati di Milano
e finalizzate a disarticolare eventuali cellule legate al terrorismo islamico in
Italia; anzi pare che l’allarme sia proprio partito dai servizi segreti di Bucarest.
Questo però per il più antico quotidiano genovese era solo un dettaglio di poca
importanza, l’obbiettivo vero era quello di spargere ulteriore panico tra gli italiani. In questo ci sono riusciti in pieno. Bucarest protesterà nuovamente nelle
sedi diplomatiche, ma ormai pare che sarà molto difficile rassicurare a breve gli
animi in un paese demograficamente vecchio ed anchilosato come l’Italia, dove la prima
preoccupazione del politico, quando si sveglia la mattina, è quella di ottenere la
massima visibilità possibile. Anche servendosi di giornalisti
compiacenti.
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