WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 20 NOVEMBRE 2007
Molte discese e molti meriti
Daniela Gaudenzi

 

Come ci ha opportunamente ricordato Gian Antonio Stella la prima discesa in campo fu accompagnata dalla dichiarazione di non voler fondare un partito “di vecchio tipo”, di volere “un partito liberale di massa” che coinvolgesse “uomini nuovi alla politica, campioni nelle proprie professioni, i migliori” estraneo ed immune “alla vecchia politica degli agguati e dei trabocchetti, delle congiure e delle manovre di Palazzo” (il Corriere 19/11/07). 
E siccome il desiderio di cambiamento e di trasparenza era ancora diffuso, come il consenso popolare per Mani Pulite, il Cavaliere voleva nel proprio governo il paladino della legalità e della legge uguale per tutti, quell’Antonio Di Pietro che fino a qualche mese prima aveva davanti alla porta del suo ufficio file di imprenditori desiderosi di parlare. Ma Silvio Berlusconi ha sempre fatto le cose in grande e allora pretendeva anche che i suoi aspiranti candidati fossero incensurati per il passato ed incensurabili al presente e nell’immediato futuro, infatti erano tenuti a dichiarare e sottoscrivere di: “1) non avere carichi pendenti; 2) non aver ricevuto avvisi di garanzia; 3) di non essere stati e di non essere sottoposti a misure di prevenzione e non essere a conoscenza di procedimenti a loro carico in corso” (ibidem).
Come sia andata sul fronte degli uomini nuovi, della trasparenza, della legalità, della selezione delle candidature, del rispetto della Costituzione, dello stato di diritto, dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, della libertà di espressione dovrebbe essere abbastanza noto. 
Forse vale la pena di sottolineare, perché non si è sentito in nessuno dei principali TG, che nel giorno della seconda discesa in campo, alla guida del Partito del popolo delle libertà, l’indomito fondatore è stato prosciolto insieme a Fedele Confalonieri, grazie all’ennesima prescrizione, dal reato di falso in bilancio, mentre continua ad essere inquisito per frode fiscale, protrattasi fino al 2003. 
Quando Berlusconi fa “la mossa” oltre all’evento ci sono sempre da apprezzare le reazioni di alleati o forse ex alleati e “avversari” politici. 
Vedere i primi increduli loro stessi per dover fronteggiare una competitrice della levatura politica di Michela Vittoria Brambilla ma allo stesso tempo semi-impauriti dalla vitalistica petulanza della eroina dei circoli della libertà e vera amazzone della nuova epopea del Cavaliere, è divertimento puro, soprattutto se sono il filosofo di fama prevalentemente europea Rocco Buttiglione ed il massimo pensatore leghista, Roberto Maroni. La humana pietas impone poi di non menzionare la situazione dei “parrucconi” (anche se ex riportisti o vistosamente stempiati) all’interno della disciolta FI, a cominciare da Renato Schifani e dai Dioscuri Bondi e Cicchitto precipitati miseramente ad uno stato meno che mortale, quello di sopravissuti.
E’ abbastanza scontato che per Maurizio Belpietro che preannuncia, ovviamente, una ghiotta intervista esclusiva per Panorama, si sia trattato di una grande iniziativa, “un cambiamento di scenario che lo rimette al centro che gli consente di trattare direttamente con Veltroni e di rilanciare sulle riforme”.
Come ha detto testualmente il Cavaliere ritornato dopo il bagno di folla nuovamente interlocutore privilegiato del centro sinistra nonché statista “ Siamo il popolo delle libertà e siamo aperti a tutti ma possiamo correre da soli” e a proposito di legge elettorale, anche se fino al giorno prima il porcellum andava benissimo e voleva tornare a votare con quella ha precisato “Punto ad una riforma precisa: proporzionale puro con sbarramento che eviti il frazionismo”.
Fino a ieri il capo dell’opposizione era l’uomo della spallata fallita, della “corruzione politica” come aveva tuonato in aula la capo-groppo al Senato Finocchiaro, quell’ inaffidabile personaggio che aveva miseramente tentato di comprarsi voti e uomini. 
Dopo aver arringato la piazza, raccolto un numero imprecisato anche se consistente di firme contro Prodi, e avere spregiudicatamente indossato il costume di scena dell’antipolitica come se lui venisse dalla strada, il partito democratico gli ha già riservato il posto d’onore al tavolo delle riforme. Veltroni non aspettava altro, Rutelli plaude “la nuova positiva forte disponibilità al dialogo su basi nuove”, il Riformista titola compiaciuto “Adesso Silvio la pensa (quasi) come Walter. 
Il dalemiano Latorre che vede prima e più lontano, come dimostra tra l’altro il suo ruolo nelle scalate Unipol-BNL, qualche giorno fa al convegno di AN ad Assisi lo aveva già e comunque indicato come interlocutore privilegiato “Gli va riconosciuto un grande merito perché con la sua discesa in campo ha segnato una svolta nella nascita del bipolarismo italiano… Eppoi questo povero Berlusconi a volte viene attaccato anche ingiustamente”.
Difficile immaginare quali meriti ed onori gli verranno riconosciuti per la seconda impavida discesa e quali sanzioni ed interdetti per chi osasse ancora attaccarlo!

il martedi'
Daniela Guadenzi

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