WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 NOVEMBRE 2007
La Repubblica fondata sull'ipocrisia
Daniela Gaudenzi

 

La Repubblica fondata sull’ipocrisia risponde sempre allo stesso modo quando emerge, perché qualche raro battitore libero lo dice senza perifrasi o la piazza lo dimostra in concreto, che rappresentanti delle istituzioni di nomina partitica rappresentano solo se stessi. 
Le reazioni sono sdegnate, stizzite talvolta offensive nei confronti di chi indica la nudità e la vacuità del potere e di solidarietà, rispetto, reverenza nei confronti di chi ha parlato quando doveva tacere o ha presenziato e si è mostrato/a per la solita, dovuta passerella quando doveva starsene a casa propria o quanto meno mettersi defilato/a in coda.
Nel giro di pochi giorni, per esempio, il più alto rappresentante delle istituzioni ha esternato ancora una volta, ma più a sproposito delle precedenti, in materia di intercettazioni, dimostrando un po’ penosamente entro la serata di non sapere bene di cosa stesse parlando, mentre tre ministre e due parlamentari sono andate ad una manifestazione in cui nessuna le aveva invitate e si sono risentite per l’accoglienza non proprio calorosa.
Le reazioni politiche e purtroppo di conseguenza anche mediatiche sono state ovviamente di grande consonanza e condivisione sia nei confronti del presidente Napolitano, incompreso, sia delle parlamentari e ministre “violentate” dalle manifestanti contro lo violenza. 
E adesso è facile immaginare che cosa si scatenerà contro Beppe Grillo che dice “basta con i presidenti da ospizio” e “basta” con un presidente della Repubblica che “dorme, non su gli allori, ma sulla onorabilità del parlamento e dei suoi condannati e prescritti, sulle frequentazioni mafiose e palesi di alcuni partiti, sull’informazione scomparsa”, ma che “ai nomi di De Magistris e della Forleo però monita subito, senza tentennamenti”.
Davanti al quadro di abbruttimento del servizio pubblico in funzione degli interessi monopolistici dell’allora capo del Governo, davanti alla lesione macroscopica del diritto-dovere di informare ed essere informati previsto dall’art 21 della Costituzione, davanti alla presa in giro di milioni di poveri utenti per i quali la Codacons vuole chiedere la restituzione del canone, può credibilmente il presidente della Repubblica scagliarsi contro le intercettazioni regolarmente depositate che semplicemente registrano la realtà? Un ministro attuale per natura un po’ fuori dal coro, Tommaso Padoa Schioppa, non propriamente un grillino, ha semplicemente dichiarato: “Come cittadino sono stato sorpreso. Le intercettazioni sono di dominio pubblico e non sono state pubblicate in maniera abusiva”: Ci si sarebbe aspettati che il Presidente della Repubblica fosse un po’ più sorpreso di un qualsiasi cittadino nell’ apprendere che esisteva un accordo, un concerto tra l’azienda pubblica e la “concorrenza” per dosare, ritardare, manipolare le notizie al fine di favorire il capo del Governo e la sua parte politica e che un suo eventuale intervento dovesse essere di esortazione e stimolo per modificare sostanzialmente l’assetto televisivo, tutt’ora immutato, e risolvere il conflitto di interessi con una legge che non sia la fotocopia della Frattini.
Ci si sarebbe anche aspettati dal presidente del CSM che fosse informato della riforma del codice di procedura penale del 1989, del superamento del segreto istruttorio e della pubblicabilità degli atti depositati.
Così, per tornare all’esempio iniziale ci si sarebbe aspettato che tre ministre a cui erano noti gli intenti molto chiari delle organizzatrici della manifestazione di sabato, non tentassero di appropriarsi dell’iniziativa e di monopolizzare le telecamere, come peraltro il centro sinistra ha tentato di fare da anni con tutte le iniziative di movimenti, associazioni, società civile mobilitate per la difesa dello stato di diritto, della libertà di informazione, dell’indipendenza della magistratura.
E appare veramente fuori luogo la reazione stizzita del ministro Melandri che dà delle “cretine” alle contestatrici, prima non capisce ma poi si convince di aver capito, anche troppo, “deve essere per il pacchetto sicurezza”. D’altronde la Melandri, per scegliere la più promettente del terzetto ministeriale, ex fanciulla prodigio ulivista è una che si adegua facile: faceva fuoco e fiamme contro “l’anomalia tutta italiana” del monopolio televisivo e del conflitto di interessi e, a dar credito ad un giornalista serio come Curzio Maltese, era una dei pochi all’interno del centro sinistra che studiava e capiva qualcosa di comunicazione e tv, ma ha capito prima e meglio che non era aria e si è prontamente zittita ed allineata. Idem sulla giustizia non appena è girato il vento di tangentopoli, idem sul calcio non appena l’indignazione ha lasciato il posto al tifo di sempre e uno scandalo di dimensioni terrificanti è stato seppellito dal libro- “verità” di Luciano Moggi.
Altrettanto stonata e poco politica la reazione di sdegnosa e disgustata incredulità delle forzaitaliote, già gloriose reduci del family day, entrate nel corteo con cellulare incorporato all’orecchio e body guard a distanza ravvicinata, che hanno gridato contro il vetero-comunismo e il vetero- femminismo che c’entrano abbastanza poco.
Ma niente paura: Il Riformista ci rassicura con titolone in prima pagina che questa volta il vento dell’antipolitica non c’entra nulla. 
Se i massimi esponenti delle istituzioni, i rappresentanti di governo e parlamento continuano a non rendersi conto di quanto i cittadini e le cittadine di questo paese siano stanchi/e di sentirsi non rappresentati/e, strumentalizzati/e, usati/e per lanciare moniti a difesa del sistema partitico o improvvisare passerelle, non basterà il Riformista, né tutta l’informazione contigua alla “casta” a rassicurarli all’infinito.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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