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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 9 OTTOBRE 2007
La propaganda contro l'antipolitica: la pessima ricetta di Repubblica

Daniela Gaudenzi
 

A D’Alema che già da giorni va profetizzando “con questo clima non potremo più nemmeno andare al ristorante” ha prontamente fatto eco da New York dove ci rappresenta insieme alla consorte il Mastella Furioso, vittima del clima velenoso che ammorba il paese e “capro espiatorio” designato, con il consenso della “sinistra di Capalbio”. Prima ha denunciato la minaccia di un nuovo terrorismo sull’onda dell’antipolitica, poi per esplicitare il parallelismo con “gli anni di piombo” e con Moro ha tuonato “non ci faremo processare nelle piazze!”.
Ad abundantiam, ma è, dato lo stile del personaggio, una nota di alleggerimento, forse per riconfermare la sua celebre dichiarazione di intenti “io sarò il ministro dei carcerati più che dei magistrati”, al gala della Columbus citizen fundation, davanti ad un migliaio di italo-americani ha detto divertito di sentirsi come un senatore Usa che in visita ad una prigione esclamò “Sono contento di vedervi tutti qui”. Neanche a New York hanno apprezzato e anche questo smacco ad un rappresentante delle istruzioni italiane verrà addebitato ai soliti noti sabotatori delle istituzioni e fomentatori degli spiriti barbarici dei connazionali: Grillo, Santoro, Travaglio, Vauro a cui si sono aggiunti pure due magistrati che udite! udite! hanno trovato il coraggio di reagire all’isolamento da parte di molti colleghi più concilianti, ai tentativi di condizionamento e di delegittimazione del ceto politico, alle intimidazioni dei comitati affaristici che si allungano nelle istituzioni.
La canea che si sarebbe sollevata all’indomani della puntata di Anno Zero che ha rappresentato con fatti, testimonianze, documenti, intercettazioni da brivido cosa sta avvenendo da almeno tre anni, (e da allora si succedono le ispezioni ministeriali a carico di De Magistris) sul fronte politico-affaristico- criminale in Calabria, era altamente prevedibile.
Che cosa c’è da stupirsi se Ferrara parla immediatamente di “accuse sanguinose” e folle ululanti e constata preoccupato “dopo una trasmissione di quel genere non c’è più il ministro della Giustizia”,
(senza porsi la domanda se ci fosse prima)? Se molto civilmente e democraticamente Aldo Forbice nella sua faziosa e noiosa rubrica su Rai Uno, ad un ascoltatore, uno dei tanti, che esordisce “Ieri ho visto AnnoZero….” risponde testualmente “Bene, buon per lei…” e interrompe il collegamento.
Se i giornali di destra si scatenano contro Santoro ovviamente, ma più ancora contro Clementina Forleo e De Magistris, rei addirittura di aver intimidito il CSM, come tuona Mastella? Se Libero in prima pagina a firma di Gian Luigi Paragone ex direttore della Padania titola “Santoro si calmi. La legge vale pure per i giudici”, accusando la Forleo e De Magistris di lanciare intimidazioni gratuite al mondo politico senza fare nomi e cognomi e dunque contravvenendo ai più elementari principi in materia di divisione dei poteri e di stato di diritto? Sul fronte politico, dei giudizi disgustati di chi non l’ha visto e non dovrebbe pronunciarsi almeno per pudore, non vale la pena soffermarsi.
Ma come si fa a non prendere in considerazione Eugenio Scalfari? Sarebbe fargli un torto maggiore che criticarlo con profonda tristezza e non tanto per le accuse rancorose e decisamente sopra le righe a Marco Travaglio “ a cui l’esibizionismo ha preso la mano fino a condurlo a veri e propri insulti a persone assenti che esulano dalla satira per non parlare del buon gusto” ma per l’affondo ingiusto e pericoloso contro De Magistris e la Forleo, i più esposti, da tempo oggetto di insulti, delegittimazione, e aggressioni di vario genere da parte del ceto politico. Come fa Scalfari a decontestualizzare e a pontificare con una supponenza tale da dare lezione a Montesquieu sullo stato di diritto, come se vivesse nel migliore dei mondi possibile dove i sintomi di pericolo per la divisione e l’indipendenza dei poteri e per la democrazia sarebbero le apparizioni esibizionistiche di qualche magistrato affetto da ansia di protagonismo? “La gravità di quel vittimismo [non quello di Mastella riconosciuto come ‘aggredito’] sta nel fatto che entrambi hanno alluso a intimidazioni gravi subite da supposti Don Rodrigo e bravacci, a interpellanze della politica. . . tacendo tuttavia circostanze, nomi, fattispecie, ed eventuali reati. . .” E’ facile immaginare cosa si sarebbe scatenato e di che cosa sarebbero stati accusati De Magistris e Forleo se alquanto incautamente avessero seguito le sollecitazioni di Scalfari, essendo evidentemente costretti a parlare di fatti e circostanze di cui sono venuti a conoscenza nell’esercizio della loro attività investigativa o giudiziaria…Gli argomenti purtroppo sono quelli di Gian Luigi Paragone e le conclusioni anche: “Un PM e un GIP non possono parlare per enigmi ….Forleo ha voluto esprimere solidarietà, ma è andata ben oltre….Ha accusato l’intera classe politica e il Governo dietro ‘il velame de li versi oscuri’. Non può farlo. Non può accendere la miccia della protesta civica, mentre riveste la toga e con l’ausbergo della toga”. Il segretario dell’ANM ha valutato l’intervento di De Magistris misurato e quello della Forleo “generico”. I telespettatori, nella stragrande maggioranza li hanno valutati chiari e credibili e quello deve essere il problema. 
Il giorno prima era andato in avanscoperta il giornalista più autorevole e potente di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo accusando addirittura la Forleo, sempre dietro “li versi oscuri” altrimenti definiti “Messaggi barbarici”, di alludere a D’Alema ed agli uomini che gravitano intorno a lui in Puglia, da Minniti a La Torre quando dice “E’ ora che il Sud si liberi da Don Rodrigo e dai suoi bravi”. Il collegamento? Semplice? La Forleo ha chiesto di utilizzare le intercettazioni D’Alema-Consorte, rilevando pure che quello di D’Alema non era proprio un tifo da boy scout, D’Alema viene eletto al sud, Clementina è pugliese….. Magari D’Avanzo ha in mente, anche qualcos’altro, per esempio il fascicolo aperto dalla procura di Roma per rivelazioni di atto d’ufficio a carico di Speciale che avrebbe passato informazioni (assolutamente non richieste secondo Visco) al vice-ministro su una indagine della magistratura pugliese per finanziamenti elettorali in cui sarebbero coinvolti anche i DS. Però non sembrerebbe una regola di buon giornalismo, non esplicitare un fatto preciso a cui ci si vuole riferire, che quindi i lettori continuano ad ignorare, ed attribuirlo come retro pensiero, tutt’altro che dimostrabile ad un magistrato, per screditarlo. Altro che dietrologia! 
E poi continua il j’accuse contro la pugliese che si sente isolata nel tribunale di Milano che costituisce “un’eccellenza” e quindi se si sente isolata lì…. Cioè D’Avanzo, uno che i tribunali li conosce, finge di credere che il tribunale di Milano sia composto esclusivamente di epigoni di Borrelli, Colombo, Davigo, Di Pietro e di magistrati del livello della Boccassini, di Greco, di Spataro… Comunque l’assunto, senza mai entrare nel merito dei documenti, delle testimonianze, delle intercettazioni, delle ricostruzioni puntuali di Vulpio, Dio non voglia, un inviato sospetto della concorrenza, è già nel lead: “AnnoZero è stato una barbarie.” In dettaglio “Notizie alquanto confuse, disinformazione; non c’è alcuna conoscenza, soltanto un distillato di veleni in un quadro culturale che ignora le ragioni della democrazia e le convenienze dello stato di diritto. AnnoZero, viene da dire, è stato soltanto un passo verso il suicidio collettivo”. 
Se poi accanto a questi due alti esempi di faziosità ben confezionata si tiene conto del “contorno” e cioè il fritto misto di questi ultimi giorni, il panorama diventa leggermente “uniforme”.
Si può sceglier tra il paginone celebrativo per il governatore “contro mano”, che racconta un mucchio di frottole ed esibisce il tesserino di quando era parlamentare, firmato da una abile agiografa di amministratori “rossi” come Concita De Gregorio; l’Amaca di Serra, un giorno dedicata agli “immani sacrifici” degli uomini pubblici, vedi Veltroni e l’altro al giudice che ha avallato l’assenza di un mese di un insegnante per un “dito ritorto” di cui Santoro non vuole occuparsi preferendogli il “caso” De Magistris; l’attenzione non troppo benevola dell’onnipresente Filippo Berselli, in competizione sul tema con Giancarlo Perna dalle pagine del Giornale, sul “grillismo” di Di Pietro, ovvero “il giustizialista di ieri si trasforma nel giustiziere antipolitico di oggi”.
Va bene che il 14 è molto vicino e le premesse di un flop non mancano, ma i lettori di Repubblica oltre che elettori dell’ Unione si meritano tutto questo?

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Daniela Guadenzi

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