|
Con i numeri bisogna fare i conti e con le previsioni sbagliate pure.
La partecipazione dei futuri elettori del partito democratico alle primarie un po’ singolari che hanno designato un segretario prima del partito, è un dato rilevante, non facilmente prevedibile e di cui si deve tenere conto. Le reazioni scomposte e becere, queste sì altamente prevedibili che vengono in particolare da FI, a poche ore dalla chiusura dei seggi Beppe Pisanu ha cominciato a mettere in discussione la regolarità del voto ed Il Giornale titola a caratteri cubitali “La truffa”, confermano solo “lo stile” dell’opposizione e la levatura di buona parte della classe politica.
Certo l’ adesione di quasi 3 milioni e mezzo di elettori e l’investitura del segretario del costituendo partito con 2 milioni e mezzo confermano anche il bisogno assoluto di partecipare a qualcosa a qualsiasi condizione, la fiduciosa aspettativa, a prescindere, in un non meglio precisato “cambiamento”, il sentimento di paura, di incertezza, di confusione che il rassicurante e preconfezionato “buonismo” veltroniano sa quantomeno contenere.
Può aver contribuito l’allarme artatamente amplificato dai media sul Vaffa-day, sui “capi-popolo” che spargono il virus dell’ “antipolitica”? Possono aver influenzato le campagne propagandistiche martellanti e con potenti mezzi di un giornale-partito come Repubblica, schierato e militante come mai era avvenuto prima?
Può aver prodotto qualche effetto l’ adunata romana, vagamente inquietante del giorno prima sulla “sicurezza” del partito di Fini sostenuta dai circoli della Libertà della Brambilla, mentre l’ex ministro della salute Storace dava dell’ “indegno” al capo dello Stato, reo di aver reclamato rispetto e dignità per una senatrice a vita?
La paura, più o meno motivata, riduce la capacità critica ed induce a chiedere protezione a chi appare più rassicurante, conciliante, accogliente e soprattutto mediaticamente vincente.
Allora poco importa che in realtà non ci fosse autentica competizione né tanto
meno partita, che le candidature fossero pilotate dai vertici, che i candidati poco o
per niente graditi fossero stati annientati da subito, che le liste fossero bloccate e
ferreamente dominate dai potentati locali dei due partiti, che la farraginosità del
meccanismo delle liste improntate ad un demagogico federalismo riducesse
notevolmente le possibilità di scelta dell’elettore.
L’importante è prendere parte anche se non si sa praticamente a cosa,
anche se si tratta di avallare con voto quasi plebiscitario un segretario già espresso dagli apparati.
Ciò che conta è sentirsi “al centro” di qualcosa, sentirsi proiettati in una immagine
gratificante e quasi onnipotente in cui si è tutto ed il contrario di tutto, sentirsi
“inclusi” e invitati personalmente al party di Walter insieme a tanta bella gente,
magari con Afef e Veronica, un po’ come nello spot della Festa del Cinema, targato
Veltroni-Bettini.
Ciò detto, non resta che prendere atto con assoluta umiltà di un
risultato non previsto, e a nostro modestissimo parere non
incoraggiante che premia la politica-immagine, il conformismo modaiolo
e salottiero della sinistra rampante, i poteri locali consolidati, che
soprattutto al sud hanno arruolato nei comitati Veltroni transfughi,
riciclati e trasformisti di “chiara fama”, la “bella politica” da spot.
Se i nuovi e vincenti prodotti della politica sono Walter Veltroni e
Michela Vittoria Brambilla il futuro dell’ “antipolitica” sarà, a di
poco, radioso.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|