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Il presidente della Repubblica il giorno prima che il CSM si pronunci sul “caso De Magistris” rectius caso Mastella, esprime “viva preoccupazione per le polemiche”, considera “indispensabile evitare dichiarazioni e commenti che determinino sconcerto nell’opinione pubblica” e “confida nella responsabilità di tutti”.
Ma soprattutto si impegna “a prestare vigile attenzione perché sia assicurato il pieno e doveroso sviluppo delle indagini per l’accertamento della verità”. Naturalmente c’è un coro unanime di consensi e tutti sono ovviamente d’accordo su tutto, sillaba per sillaba.
E, non poteva essere altrimenti, l’adesione più totale e calorosa per l’attenzione e la vigilanza in merito al corretto e doveroso compimento delle indagini di cui si è fatto garante il capo dello Stato nonché presidente del CSM viene dal partito del Guardasigilli-portinaio.
Il giureconsulto di Ceppaloni, facendo propria la nota accorata di Napolitano, nelle stesse ore a Porta a Porta si dichiarava “preoccupato e perplesso” sulla conduzione dell’indagine che lo vede indagato per abuso d’ufficio, finanziamento illecito, truffa all’unione Europea e allo Stato e contestualmente denunciava la manipolazioni delle intercettazioni che lo riguardano, quelle in cui si intrattiene amabilmente e fissa incontri con il motore del comitato d’affari “poco trasparenti” Antonio Saladino.
Quasi fosse dotato d’ubiquità, in contemporanea è anche ad Exit ospite di Ilaria D’Amico, dove accusa De Magistris di “svolazzare” di trasmissione in trasmissione violando le più elementari regole deontologiche, in quanto parla delle inchieste incorso, ma allo stesso tempo lo attacca perché da magistrato si permette “di fare un’indagine sociologica, di presentare elementi programmatici da governatore della Calabri ”. E alla fine sbotta con la conduttrice “Ma che cosa c’entra tutto questo con la giustizia? Lei mi trovi un riscontro!”.
Poi in un ulteriore sussulto di responsabilità istituzionale: “Quando dice fondi europei guardi altri, non me. Io della Calabria non ne so nulla e non me ne frega nulla: il punto è che De Magistris ha sbagliato indagine”. E provando la sua conoscenza giuridica oltre che il suo proverbiale buon senso si inerpica anche in una similitudine tra la mancata convalida dell’arresto del gip per l’omicidio di Garlasco, che ovviamente secondo lui avrebbe annientato l’impianto accusatorio, e la sua provvidenziale richiesta di trasferimento cautelare d’urgenza per un PM che fa un’indagine sbagliata (anche) su di lui.
A Di Pietro che gli ricorda come la procedura di trasferimento d’urgenza per la sua gravità ed eccezionalità rafforzi l’immagine di una casta che non si vuole fare processare e che tenta di delegittimare ed ostacolare la magistratura quando indaga a 360 gradi, fa rispondere dal suo usciere: “allo stato il ministro non sa nulla, non sa a chi e di cosa deve rispondere…”.
Il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati Nello Rossi nel corso della trasmissione ha cercato di riportare al centro dell’attenzione l’asimmetria per cui da troppi anni i difensori imperversano in TV, avvocati che spesso sono anche legislatori, mentre i magistrati anche se attaccati e delegittimati dalla politica non possono parlare delle loro indagini. Ma soprattutto ha spiegato con chiarezza qual è l’unica strada per realizzare l’obiettivo prioritario il presidente della Repubblica si è impegnato a garantire e cioè “il pieno e doveroso sviluppo delle indagini”.
Nello Rossi ha parlato della necessità di “riportare indietro le lancette dell’orologio”.
Pur rimanendo in piedi il procedimento disciplinare a cui De Magistris non ha alcuna intenzione di sottrarsi, seguito, è bene ricordarlo, ad una serie di ispezioni ministeriali che senza soluzione di continuità si protraggono da tre anni “dovrebbe rientrare la richiesta ministeriale, prevista dalla controriforma Castelli, del trasferimento cautelare d’urgenza”. Inoltre ha aggiunto il segretario dell’ Anm “occorrerebbe che il procuratore generale che sta per insediarsi rimeditasse l’avocazione.”
Vale la pena di ricordare che l’avocazione è stata disposta dal reggente con un tempismo tra il singolare e il sospetto, e con motivazioni un po’ “dubbie” come non essersi consultato per l’iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, con il procuratore della Repubblica Lombardi a sua volta oggetto di richiesta di trasferimento e che De Magistris ritiene in modo documentato il primo ostacolo allo svolgimento delle indagini.
Alla proposta di far rientrare il trasferimento cautelare d’urgenza Mastella ha risposto pacatamente e con grande senso di responsabilità “Siccome hanno tentato di ammazzarmi io vado avanti con tutti i mezzi che ho a disposizione per difendere il mio onore; finché la mia figura non sarà rispettata io procedo..”
Il ministro indagato considera molto onorevole per lui stroncare l’inchiesta, perché di questo e solo di questo si tratta come conferma la indisponibilità a farsi interrogare di un collaboratore dopo l’avocazione, invece che dimostrare la sua estraneità di “persona perbene” che non ha mai fatto affari nella sua trentennale carriera, come preferisce raccontare una sera sì e l’altra pure a Bruno Vespa, invece che a De Magistris.
Ecco forse questo è un tipo di comportamento, in specie da parte del ministro della Giustizia che può, per citare le parole di Napolitano, “determinare sconcerto nell’opinione pubblica”.
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