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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 30 OTTOBRE 2007
Posso difendermi? No, tu no!

Daniela Gaudenzi
 

Alti lai istituzionali da Nicola Mancino vice-presidente del CSM a Luciano Violante presidente della Commissione Affari Costituzionali contro i magistrati che parlano troppo e la giustizia in Tv, contro il circuito mediatico-giudiziario che ovviamente infastidisce solo quando dei magistrati attaccati, delegittimati ed ostacolati nel loro lavoro non tacciono e prendono la parola per tentare di difendere le loro inchieste.
Avviene così ormai da oltre quindici anni. E’ toccato ai magistrati di Mani Pulite, a Falcone e Borsellino, alla procura di Palermo di Giancarlo Caselli, adesso tocca alla Forleo e a De Magistris.
Si sono riempite pagine di giornali, si sono occupate ore di programmazione televisiva, si sono scritti saggi e pamphlet, sono intervenuti oltre ai soliti giornalisti prezzolati, spesso a libro paga dei loro editori-imputati, e agli onnipresenti politici con rilevanti cariche istituzionali sovente anche inquisiti e/o imputati, eminenti sociologi, giuristi, costituzionalisti, perlopiù esclusivamente per censurare o bacchettare i magistrati, ma talvolta anche per discettare sul se e il come il magistrato possa occupare “la scena pubblica”.
La cosa più ridicola è il tentativo patetico da un lato di riportare il magistrato nell’era dei blog e di internet al ruolo esclusivo di “bocca della legge” che gli veniva assegnato nel ‘700, dall’altro di far finta ogni volta che in Italia il principio della divisione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura, così come è stabilito con assoluta chiarezza e con le conseguenti garanzie dalla Costituzione, sia stato da sempre pacificamente riconosciuto e garantito dal ’48 ad oggi.
Allora ogni volta, e in presenza di situazioni sempre più sconcertanti, un PM di cui il ministro della giustizia indagato chiede il trasferimento cautelare d’urgenza, un gip che rinuncia alla scorta armata perché teme non la piazza ma le istituzioni, dover ascoltare la litania istituzionale, ovviamente dalla tv e dalle prime pagine dei giornali contro la giustizia show e la perniciosa richiesta di consenso alla piazza, risulta sinceramente sempre più fuori luogo, più ipocrita e più insopportabile.
Anche perché i malcapitati telespettatori ovunque rivolgano il loro telecomando si trovano di fronte a processi ai magistrati in assenza di contraddittorio, come è avvenuto e avviene abitualmente con serena se non compiaciuta condiscendenza del ceto politico e dei rappresentanti delle istituzioni, ogni qual volta l’imputato si chiami Andreotti, Berlusconi, Previti, Dell’Utri o Cuffaro, ma poi a seguire anche quando un imputato “comune” è in grado di gestire con adeguati “consulenti” la propria difesa in modo abbastanza spregiudicato.
Luciano Violante da Lucia Annunziata ha attaccato sia la Forleo che De Magistris per aver partecipato ad AnnoZero ribadendo che “i mass media non devono essere usati per conquistare consenso o farsi pubblicità altrimenti si diventa parte o controparte del potere politico” e a poche ore di distanza Nicola Mancino rompendo i propositi di assoluto silenzio, in una intervista di due pagine su Repubblica si dichiara “stupefatto da chi viola il riserbo della magistratura” ed esprime “amarezza per la giustizia in TV”. Chi non fosse a conoscenza dell’andazzo italiano potrebbe credere che la partecipazione di De Magistris e della Forleo ad una trasmissione televisiva segni l’ingresso nel nostro paese della “spettacolarizzazione” della giustizia. Magari la novità sgradita è che per una volta è successo l’incredibile e cioè che due magistrati sotto schiaffo hanno avuto la possibilità di denunciare lo stato di isolamento istituzionale in cui si trovano ad operare ed i rischi che derivano dall’indebolimento non solo dell’indipendenza esterna e dai tentativi di condizionamento della politica, ma anche dalla progressiva riduzione dell’indipendenza interna, accentuata dalla riforma Castelli, aspetto che non è certamente in cima alle preoccupazioni del centro sinistra. 
Come ha spiegato Francesco Menditto giudice a Napoli ed ex componente del CSM, l’avocazione quanto meno inusuale e giudicata “criticabile” persino da Violante “è potuta accadere perché con l’entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario che ha ridisegnato l’organizzazione delle procure con la gerarchizzazione degli uffici e con il procuratore generale che gestisce l’azione penale a questo punto anche al sostituto che agisce regolarmente possono essere sottratte inchieste delicate” (Il Manifesto del 24 ottobre).
Ecco, i poveri elettori del centrosinistra si aspetterebbero che invece di segnalarsi nell’attacco a dei magistrati che si trovano “evidentemente in momenti di difficoltà” (sua la definizione a proposito del pianto di Clementina Forleo quando ha ricevuto a Pescara il premio intestato a Borsellino) i loro rappresentanti nelle istituzioni, sul fronte della giustizia si impegnassero per eliminare gli effetti più devastanti della controriforma Castelli, a cui si deve, ma è solo un dettaglio, anche la richiesta del trasferimento cautelare d’urgenza da parte del guardasigilli il quale in precedenza poteva solo promuovere l’azione disciplinare.

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