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Alti lai istituzionali da Nicola Mancino vice-presidente del CSM a
Luciano Violante presidente della Commissione Affari Costituzionali
contro i magistrati che parlano troppo e la giustizia in Tv, contro il
circuito mediatico-giudiziario che ovviamente infastidisce solo quando
dei magistrati attaccati, delegittimati ed ostacolati nel loro lavoro
non tacciono e prendono la parola per tentare di difendere le loro
inchieste.
Avviene così ormai da oltre quindici anni. E’ toccato ai magistrati di
Mani Pulite, a Falcone e Borsellino, alla procura di Palermo di
Giancarlo Caselli, adesso tocca alla Forleo e a De
Magistris.
Si sono riempite pagine di giornali, si sono occupate ore di
programmazione televisiva, si sono scritti saggi e pamphlet, sono
intervenuti oltre ai soliti giornalisti prezzolati, spesso a libro paga
dei loro editori-imputati, e agli onnipresenti politici con rilevanti
cariche istituzionali sovente anche inquisiti e/o imputati, eminenti
sociologi, giuristi, costituzionalisti, perlopiù esclusivamente per
censurare o bacchettare i magistrati, ma talvolta anche per discettare
sul se e il come il magistrato possa occupare “la scena pubblica”.
La cosa più ridicola è il tentativo patetico da un lato di
riportare il magistrato nell’era dei blog e di internet al ruolo esclusivo di
“bocca della legge” che gli veniva assegnato nel ‘700, dall’altro di
far finta ogni volta che in Italia il principio della divisione dei
poteri e dell’indipendenza della magistratura, così come è stabilito
con assoluta chiarezza e con le conseguenti garanzie dalla
Costituzione, sia stato da sempre pacificamente riconosciuto e
garantito dal ’48 ad oggi.
Allora ogni volta, e in presenza di situazioni sempre più
sconcertanti, un PM di cui il ministro della giustizia indagato chiede il
trasferimento cautelare d’urgenza, un gip che rinuncia alla scorta
armata perché teme non la piazza ma le istituzioni, dover ascoltare la
litania istituzionale, ovviamente dalla tv e dalle prime pagine dei
giornali contro la giustizia show e la perniciosa richiesta di consenso
alla piazza, risulta sinceramente sempre più fuori luogo, più ipocrita
e più insopportabile.
Anche perché i malcapitati telespettatori ovunque rivolgano il loro
telecomando si trovano di fronte a processi ai magistrati in assenza di
contraddittorio, come è avvenuto e avviene abitualmente con serena se
non compiaciuta condiscendenza del ceto politico e dei rappresentanti
delle istituzioni, ogni qual volta l’imputato si chiami Andreotti,
Berlusconi, Previti, Dell’Utri o Cuffaro, ma poi a seguire anche quando
un imputato “comune” è in grado di gestire con adeguati “consulenti”
la propria difesa in modo abbastanza spregiudicato.
Luciano Violante da Lucia Annunziata ha attaccato sia la Forleo che De
Magistris per aver partecipato ad AnnoZero ribadendo che “i mass media
non devono essere usati per conquistare consenso o farsi pubblicità
altrimenti si diventa parte o controparte del potere politico” e a
poche ore di distanza Nicola Mancino rompendo i propositi di assoluto
silenzio, in una intervista di due pagine su Repubblica si dichiara
“stupefatto da chi viola il riserbo della magistratura” ed esprime
“amarezza per la giustizia in TV”. Chi non fosse a conoscenza
dell’andazzo italiano potrebbe credere che la partecipazione di De
Magistris e della Forleo ad una trasmissione televisiva segni
l’ingresso nel nostro paese della “spettacolarizzazione” della
giustizia. Magari la novità sgradita è che per una volta è
successo l’incredibile e cioè che due magistrati sotto schiaffo hanno
avuto la possibilità di denunciare lo stato di isolamento istituzionale
in cui si trovano ad operare ed i rischi che derivano
dall’indebolimento non solo dell’indipendenza esterna e dai tentativi
di condizionamento della politica, ma anche dalla progressiva riduzione
dell’indipendenza interna, accentuata dalla riforma Castelli, aspetto
che non è certamente in cima alle preoccupazioni del centro sinistra.
Come ha spiegato Francesco Menditto giudice a Napoli ed ex componente
del CSM, l’avocazione quanto meno inusuale e giudicata “criticabile”
persino da Violante “è potuta accadere perché con l’entrata in vigore
del nuovo ordinamento giudiziario che ha ridisegnato l’organizzazione
delle procure con la gerarchizzazione degli uffici e con il procuratore
generale che gestisce l’azione penale a questo punto anche al sostituto
che agisce regolarmente possono essere sottratte inchieste delicate”
(Il Manifesto del 24 ottobre).
Ecco, i poveri elettori del centrosinistra si aspetterebbero che invece
di segnalarsi nell’attacco a dei magistrati che si trovano
“evidentemente in momenti di difficoltà” (sua la definizione a
proposito del pianto di Clementina Forleo quando ha ricevuto a Pescara
il premio intestato a Borsellino) i loro rappresentanti nelle
istituzioni, sul fronte della giustizia si impegnassero per eliminare
gli effetti più devastanti della controriforma Castelli, a cui si deve,
ma è solo un dettaglio, anche la richiesta del trasferimento cautelare
d’urgenza da parte del guardasigilli il quale in precedenza poteva solo
promuovere l’azione disciplinare.
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