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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 SETTEMBRE 2007
Il manganello rosso
Tommaso Merlo
 

Ripulire le strade da lavavetri, venditori ambulanti, prostitute, transessuali e mendicanti di ogni specie. Tolleranza zero verso chi disturba il cittadino contribuente che ha diritto alla vivibilità della propria città. Pugno duro contro l'illegalità diffusa frutto dell'immigrazione clandestina e selvaggia. No, non è Bossi che parla e tanto meno Storace che oggi hanno grane ben più serie di cui occuparsi. Questa sembra essere invece la linea politica dettata dall'iniziativa del sindaco Dominici. Uomo tradizionalmente di sinistra, sindaco di una città tradizionalmente di sinistra, capoluogo di una regione tradizionalmente di sinistra, esponente di un partito tradizionalmente di sinistra, che ha deciso di impugnare il manganello rosso. Del resto si sa, col tempo anche le migliori tradizioni rischiano di scomparire. E probabilmente, troppo stressato da una cittadinanza esasperata dalle angherie dei mendicanti, il sindaco Dominici ha fatto i suoi conti. Il problema c'è, i suoi cittadini sono incazzati, lo stato è latitante, quegli immigrati violano la legge, e lui gli porta via secchiello e paletta, li scheda e li minaccia di mandarli in galera. Minaccia a cui in Italia forse non crede nemmeno un immigrato, ma almeno è fatto salvo il sacrosanto diritto dei cittadini di godersi in pace le file ai semafori. Insomma, un Dominici alla Giuliani, sindaco di New York, a cui viene attribuito il traguardo storico di aver ripulito la Grande Mela dalla criminalità di strada, come se fossero i calci in culo dei poliziotti e non nuove opportunità di lavoro ad aver convinto migliaia di negri a mettere la testa a posto. Ma è comunque un'altra storia, un altro paese, un'altra cultura. La decisione dell'amministrazione Dominici, più che un atto di forza di un ente pubblico comunque ridicolamente impotente di fronte al fenomeno globale della immigrazione di massa, sembra un ammissione di sconfitta di idee che la sinistra italiana ha sostenuto per decenni. Non è che il sindaco di Firenze decreta tale sconfitta, ma per lo meno Dominici, nei fatti, dimostra non crederci più, di aver abbandonato la convinzione che attraverso l'accoglienza e l'integrazione sia possibile risolvere anche gli aspetti più amari dell'immigrazione. L'idea che si vada verso una società multietnica e che non è la repressione ma l'offerta di opportunità agli immigrati che ne regolarizza la convivenza nel nostro paese. Evidentemente a Firenze tale politica ha fallito, forse gli immigrati sono troppi e la capacità di assorbimento della società fiorentina è esaurita, forse è finita la pazienza nel gestire un fenomeno troppo complesso, forse gli enti locali sono stati lasciati soli e non hanno avuto i mezzi idonei per affrontarlo. Sta di fatto che l'ordinanza di Firenze puzza drammaticamente di bandiera bianca. Di chi, come direbbe Bossi e Storace, non gliene frega più un cazzo di spaccarsi la testa con la complessità di un fenomeno come dell'immigrazione. Di chi vuole la legalità, l'ordine e la pulizia anche a costo di nascondere la sporcizia sotto il tappeto. Perché alla fine quello che paga nelle urne è l'effetto ottico.

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