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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 12 SETTEMBRE 2007
Il Grillo Parlante
Tommaso Merlo
 

Grillo per me rappresenta la rabbia che ho dentro verso certa politica. La rabbia contro le montagne di parole seguite dal nulla di fatto. La politica dell'incoerenza, della Casta e di partiti in cui non mi riconosco. Grillo è la mia modesta voce di uomo di provincia che conquista il palcoscenico nazionale. Il mio risentimento che senza mediazione e giri di parole arriva all'orecchio dei destinatari. All'orecchio ottuso dei potenti, e di coloro che possono cambiare ma non lo fanno. Di coloro che ai bei propositi fanno seguire solo dolorose delusioni. Di coloro che dobbiamo votare da anni nonostante il bilancio del loro lavoro sia sempre sotto le aspettative. Una Casta di anziani irremovibili, imperturbabili ad ogni tempesta, almeno fino al momento.

Lo so benissimo, Grillo è solo un comico, non un politico. Grillo è un giullare non un uomo di Corte. Lo so io e lo sa lui. Se si mettesse in testa di candidarsi a Corte non lo voterei nemmeno. Il suo lavoro è un altro, è quello di snasare la realtà, di cogliere i sentimenti del popolo e trasformarli in ballate. A lui spetta scovare le contraddizione della Corte e cantarle al popolo. Un lavoro storicamente rischioso, a doppio taglio. Ma il giullare Grillo da Genova è stato cacciato da Corte anni addietro. Per le sue note stonate è stato allontanato dai palcoscenici televisivi dai cortigiani di turno e dai loro vassalli. Una vecchia storia che rivela la reale particolarità, e forza, del comico genovese. Grillo si è rialzato con le sue gambe, e oggi è Libero.

Una libertà che è un bene rarissimo nel sistema vigente dove i tentacoli della politica dei partiti hanno invaso tutto. Ed appunto questa libertà conquistata con dolore che alimenta la mia stima per il giullare ligure, come se lui avesse ottenuto ciò a cui io ambisco da sempre ed auguro a tutti. La possibilità cioè di denunciare le ipocrisie e le falsità senza preoccuparsi a chi si pesta i piedi. Senza paure, senza complessi, senza censure. Anche i vaffanculo e le frasi forti incarnano l'esasperazione e la voglia di andare oltre l'ammuffita correttezza istituzionale. E a quella petulante litania partitocratrica che è solo un ipocrita maschera ad una stagione politica finita e che non si decide a lasciare spazio ai posteri.

Grillo è uno sguardo lucido di denuncia su questioni concrete. Uno sguardo preparato che osserva, senza compromessi e senza auto censure corporative, nodi significativi di questa informe società moderna. Con Grillo non c'è nessun trucco. Il Giullare è un uomo incazzato come me che ha gli attributi per esporsi pubblicamente per le cose in cui crede. Grillo non ha un apparato di partito dietro le spalle, non ha strutture provinciali, non ha i milioni delle sovvenzioni statali, non ha il controllo sui media e non ha nemmeno fantasie ideologiche. E' solo, lui e il suo computer, ed è riemerso solo grazie alla forza di credere fino in fondo alle proprie idee scomode. Vaffanculo la carriera, Vaffanculo i compromessi col sistema ingiusto. Evviva la verità.

Il Giullare fa dunque il suo lavoro. Adesso spetta al pubblico cogliere il messaggio e trasformare le performance del Grillo parlante genovese in un progetto politico. Almeno, questo è l'auspicio di chi sente che in quel grido di dolore senza colore e senza bandiere vi sia molto dei mali che affliggono l'Italia di oggi. Dopo l'8 settembre appare lampante che chi ignora o addirittura accusa il Giullare, espone la nostra democrazia al rischio di derive antidemocratiche. Se il Grillo dicesse infatti solo cazzate, la società civile italiana non lo avrebbe seguito per un secondo. Ma il Giullare è emerso pazientemente dalla piazza e non dalle convention di partito o nelle vuote sceneggiate televisive. Del resto si sa, il Giullare è democratico per antonomasia, la Corte non sempre.

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