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Grillo
per me rappresenta la rabbia che ho
dentro verso certa politica. La rabbia
contro le montagne di parole seguite dal
nulla di fatto. La politica
dell'incoerenza, della Casta e di
partiti in cui non mi riconosco. Grillo
è la mia modesta voce di uomo di
provincia che conquista il palcoscenico
nazionale. Il mio risentimento che senza
mediazione e giri di parole arriva
all'orecchio dei destinatari.
All'orecchio ottuso dei potenti, e di
coloro che possono cambiare ma non lo
fanno. Di coloro che ai bei propositi
fanno seguire solo dolorose delusioni.
Di coloro che dobbiamo votare da anni
nonostante il bilancio del loro lavoro
sia sempre sotto le aspettative. Una
Casta di anziani irremovibili,
imperturbabili ad ogni tempesta, almeno
fino al momento.
Lo so benissimo, Grillo è solo un
comico, non un politico. Grillo è un
giullare non un uomo di Corte. Lo so io
e lo sa lui. Se si mettesse in testa di
candidarsi a Corte non lo voterei
nemmeno. Il suo lavoro è un altro, è
quello di snasare la realtà, di cogliere
i sentimenti del popolo e trasformarli
in ballate. A lui spetta scovare le
contraddizione della Corte e cantarle al
popolo. Un lavoro storicamente
rischioso, a doppio taglio. Ma il
giullare Grillo da Genova è stato
cacciato da Corte anni addietro. Per le
sue note stonate è stato allontanato dai
palcoscenici televisivi dai cortigiani
di turno e dai loro vassalli. Una
vecchia storia che rivela la reale
particolarità, e forza, del comico
genovese. Grillo si è rialzato con le
sue gambe, e oggi è Libero.
Una libertà che è un bene rarissimo nel
sistema vigente dove i tentacoli della
politica dei partiti hanno invaso tutto.
Ed appunto questa libertà conquistata
con dolore che alimenta la mia stima per
il giullare ligure, come se lui avesse
ottenuto ciò a cui io ambisco da sempre
ed auguro a tutti. La possibilità cioè
di denunciare le ipocrisie e le falsità
senza preoccuparsi a chi si pesta i
piedi. Senza paure, senza complessi,
senza censure. Anche i vaffanculo e le
frasi forti incarnano l'esasperazione e
la voglia di andare oltre l'ammuffita
correttezza istituzionale. E a quella
petulante litania partitocratrica che è
solo un ipocrita maschera ad una
stagione politica finita e che non si
decide a lasciare spazio ai posteri.
Grillo è uno sguardo lucido di denuncia
su questioni concrete. Uno sguardo
preparato che osserva, senza compromessi
e senza auto censure corporative, nodi
significativi di questa informe società
moderna. Con Grillo non c'è nessun
trucco. Il Giullare è un uomo incazzato
come me che ha gli attributi per esporsi
pubblicamente per le cose in cui crede.
Grillo non ha un apparato di partito
dietro le spalle, non ha strutture
provinciali, non ha i milioni delle
sovvenzioni statali, non ha il controllo
sui media e non ha nemmeno fantasie
ideologiche. E' solo, lui e il suo
computer, ed è riemerso solo grazie alla
forza di credere fino in fondo alle
proprie idee scomode. Vaffanculo la
carriera, Vaffanculo i compromessi col
sistema ingiusto. Evviva la verità.
Il Giullare fa dunque il suo lavoro.
Adesso spetta al pubblico cogliere il
messaggio e trasformare le performance
del Grillo parlante genovese in un
progetto politico. Almeno, questo è
l'auspicio di chi sente che in quel
grido di dolore senza colore e senza
bandiere vi sia molto dei mali che
affliggono l'Italia di oggi. Dopo l'8
settembre appare lampante che chi ignora
o addirittura accusa il Giullare, espone
la nostra democrazia al rischio di
derive antidemocratiche. Se il Grillo
dicesse infatti solo cazzate, la società
civile italiana non lo avrebbe seguito
per un secondo. Ma il Giullare è emerso
pazientemente dalla piazza e non dalle
convention di partito o nelle vuote
sceneggiate televisive. Del resto si sa,
il Giullare è democratico per
antonomasia, la Corte non sempre.
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