PRIMA PAGINA

POLITICA

ECONOMIA

GIUSTIZIA

INFORMAZIONE

ESTERI

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 17 SETTEMBRE 2007
I morti dell’indulto
gabriele vecchione
 

L’emergenza nazionale sembra essere la sicurezza, la legalità. Tutti trasformati in sceriffi, uomini duri, con la pistola nella fondina, sotto la giacca, pronti ad estrarla… quando vedono un lavavetri (mentre in Aula siede financo un assassino). Ma, in fondo, che volete: si tratta di Amato, l’amico del Craxi degli anni d’oro e quello del decreto che voleva gettare a mare tutta l’inchiesta di Mani Pulite; si tratta degli stessi che hanno votato negli anni scempi del calibro della legge Gozzini, della riforma del rito abbreviato, della legge Simeone – Saraceni, dell’indulto. Prima dimezzano le pene, poi lacrimano per la certezza della pena, la sicurezza e via di questo passo. E dall’indulto è passato poco più di un anno (e ancora se ne parla: prova inoppugnabile dei suoi danni). Le scarcerazioni facili già esistevano nel luglio 2006, eppure non hanno esitato a votare un provvedimento che avrebbe garantito l’impunità ai colletti bianchi come ai poveri cristi, agli intoccabili della Casta come agli assassini e agli stupratori.

Già, la sicurezza. Accorgersi ora che c’è bisogno di sicurezza è davvero troppo tardi. Soprattutto per otto persone. Otto cittadini italiani a cui lo Stato doveva garantire un’esistenza sicura. Grazie ad una legge dello Stato sono stati uccisi. 

Il 4 settembre 2006 Salvatore Buglione, un impiegato comunale, viene rapinato da due delinquenti (uno dei quali “indultato”) mentre sta chiudendo l’edicola della moglie. Prova a ribellarsi, ma riceve una coltellata nel cuore. Sulla sua lapide viene lasciato un messaggio: "Al consiglio regionale, al consiglio provinciale, al consiglio comunale, all'ubiquo Mastella: vergognatevi".

Il 16 ottobre 2006 a Saviano (Napoli) un criminale slavo uscito di carcere dopo l'indulto tenta di rubare l'auto ad Antonio Pizza, 28 anni, commerciante, padre di una bimba di pochi mesi. Sta caricando dei computer sulla sua mattina. Si ribella al furto, si aggrappa allo sportello della sua Multipla. Il ladro, anziché fermarsi, preme sull'acceleratore. Antonio Pizza muore dopo 8 giorni di agonia.

Il 16 novembre Paolo Cordova, farmacista, viene ucciso durante una tentata rapina da Antonino Lo Monaco, autore – secondo gli inquirenti – di “almeno sei rapine”, libero, ça va sans dire, grazie all’indulto.

Nel marzo 2007 Vincenzo D'Errico, detenuto tossicodipendente “indultato”, dopo essersi iniettato nelle vene una dose d'eroina, minaccia una donna di Caravaggio (Bergamo), Luigia Polloni. Si ribella, ma D'Errico non avrà scrupoli a strangolarla.

Il 10 maggio Pietro Arena, ex poliziotto di Enna, condannato per tentato omicidio e quindi rimesso a forza in libertà, ha ucciso con la sua pistola calibro 765 Antonio Allegra, il compagno dell'ex moglie che ha successivamente tenuto in ostaggio per dieci ore.

Il 16 maggio a Parma Barbara Dodi, 46enne con due figlie a carico, viene strangolata in camera da letto con una cinta. Dal marito, Giovanni Melosi, 47enne, già condannato per tentata rapina e a piede libero per via dell'indulto.

Il 22 agosto due coniugi ultrasessantenni di Treviso, Giudo Pellicciardi e Lucia Comin, custodi di una villa, vengono massacrati da tre delinquenti, uno dei quali libero per gentile concessione dello Stato italiano: in fin dei conti era stato condannato solo per furto, rapina e violenza sessuale.

Solo ora il coccodrillo Amato si accorge che in Italia c’è uno spaventoso deficit di sicurezza, quindi va fatta rispettare la legalità, altrimenti vi saranno “svolte fasciste”. Sono anni che si promulgano leggi in favore dei ladri e mai delle guardie, eppure il ministro Amato solo ora si è accorto che i provvedimenti approvati per la cricca dei politici non coincide con il bene comune: l’indulto ne è fulgida prova. A meno che il bene comune non sia l’impunità per tutti: colletti bianchi, stupratori, rapinatori. Con tutti i rischi e i drammi che ciò comporta: questi otto morti sono figli dell’impunità: dell’impunità a norma di legge.

gabro.v@libero.it

COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di centomovimenti.com

un dovere civile
Gabriele Vecchione

Google
Web www.centomovimenti.com
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PRIMA PAGINA

ALTRE NOTIZIE

 

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"