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Mi capita
di ascoltare Veltroni e di essere
d'accordo con quello che dice. Di
condividere certi concetti abbastanza
nuovi. Non certo nel panorama delle
idee, ma in quello della politica dei
partiti italiani. Sarà un scopiazzamento
di frasi altrui, ma almeno apprezzo il
suo modo di esprimere concetti complessi
con semplicità, e il tono pacato tra
tanta cagnara televisiva. Il problema è
uno solo, e purtroppo cruciale. Sono
assolutamente convinto che se anche
diventasse primo ministro, Veltroni non
riuscirà a realizzare un centesimo di
quello che afferma oggi con tanta
grazia. Non so se Veltroni è capace di
fare o meno, so solo che non potrà fare
nulla. E comunque vada, lui e il suo
seguito, non dovranno rispondere dei
risultati raggiunti. Cosi, a prescindere
dai fatti, ci troveremo Veltroni tra i
piedi per i prossimi vent'anni. Lui al
potere a farsi una pensione d'orata in
giro per il mondo, noi a roderci il
fegato negli appartamenti di periferia.
Il problema è che Veltroni non è
credibile. Lui e tutti i suoi colleghi
illustri, sono al potere da quando ho
cominciato ad occuparmi di politica,
ebbene, in tutto questo tempo, quelle
persone sono rimaste al loro posto
mentre le cose non sono cambiate, anzi.
I primi anni li ascoltavo, e per qualche
elezione mi sono pure illuso, poi ho
smesso di farmi male e ho cominciato a
valutare i fatti, i risultati. E proprio
da questo semplice esercizio, mi sono
convinto che questa classe dirigente non
potrà mai cambiare nulla nella mia vita
se non in peggio.
Entrando nel merito, non credo che sia
un problema di regole elettorali o
assetti istituzionali. Queste cose, se
l'Italia fosse un paese sano, sarebbero
perfettamente funzionanti e trasparenti
fin dal dopo guerra. L'assenza perfino
di regole elettorali decenti nel 2007, e
di un parlamento in grado di svolgere la
sua funzione in maniera professionale,
dimostra che il problema è più profondo.
Il problema è la concezione della
politica e del proprio ruolo da parte di
chi, dopo decenni di militanza ai
vertici dello Stato, ha anteposto gli
interessi suoi e del proprio partito a
quelli del paese. Non una volta, non su
questioni secondarie, ma da decenni e
sui cardini del sistema democratico.
Questa classe dirigente ha prodotto
oceani di parole, intenti, proclami,
seguite regolarmente da un umiliante
deserto di risultati. E Veltroni, in
carriera politica da quarant'anni, ha
partecipato da protagonista a tale
involuzione storica. Veltroni è parte di
quella cultura, di quella fase storica,
di quella concezione della politica che
ha drammaticamente fallito e che i
cittadini più liberi e moderni sembrano
essersi decisi a mettersi alle spalle
per sempre. Perché se bastassero le
belle parole, le frasi scopiazzate dai
libri e il tono suadente della voce,
l'Italia oggi sarebbe un paese
all'altezza dei tempi. Se la classe
dirigente avesse realizzato un centesimo
di quello promesso saremmo un Paese
sano. Ma cosi non è. E il vecchio
Veltroni non mi incanterà.
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