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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 17 SETTEMBRE 2007
Il vecchio Veltroni
Tommaso Merlo
 

Mi capita di ascoltare Veltroni e di essere d'accordo con quello che dice. Di condividere certi concetti abbastanza nuovi. Non certo nel panorama delle idee, ma in quello della politica dei partiti italiani. Sarà un scopiazzamento di frasi altrui, ma almeno apprezzo il suo modo di esprimere concetti complessi con semplicità, e il tono pacato tra tanta cagnara televisiva. Il problema è uno solo, e purtroppo cruciale. Sono assolutamente convinto che se anche diventasse primo ministro, Veltroni non riuscirà a realizzare un centesimo di quello che afferma oggi con tanta grazia. Non so se Veltroni è capace di fare o meno, so solo che non potrà fare nulla. E comunque vada, lui e il suo seguito, non dovranno rispondere dei risultati raggiunti. Cosi, a prescindere dai fatti, ci troveremo Veltroni tra i piedi per i prossimi vent'anni. Lui al potere a farsi una pensione d'orata in giro per il mondo, noi a roderci il fegato negli appartamenti di periferia. Il problema è che Veltroni non è credibile. Lui e tutti i suoi colleghi illustri, sono al potere da quando ho cominciato ad occuparmi di politica, ebbene, in tutto questo tempo, quelle persone sono rimaste al loro posto mentre le cose non sono cambiate, anzi. I primi anni li ascoltavo, e per qualche elezione mi sono pure illuso, poi ho smesso di farmi male e ho cominciato a valutare i fatti, i risultati. E proprio da questo semplice esercizio, mi sono convinto che questa classe dirigente non potrà mai cambiare nulla nella mia vita se non in peggio.

Entrando nel merito, non credo che sia un problema di regole elettorali o assetti istituzionali. Queste cose, se l'Italia fosse un paese sano, sarebbero perfettamente funzionanti e trasparenti fin dal dopo guerra. L'assenza perfino di regole elettorali decenti nel 2007, e di un parlamento in grado di svolgere la sua funzione in maniera professionale, dimostra che il problema è più profondo. Il problema è la concezione della politica e del proprio ruolo da parte di chi, dopo decenni di militanza ai vertici dello Stato, ha anteposto gli interessi suoi e del proprio partito a quelli del paese. Non una volta, non su questioni secondarie, ma da decenni e sui cardini del sistema democratico. Questa classe dirigente ha prodotto oceani di parole, intenti, proclami, seguite regolarmente da un umiliante deserto di risultati. E Veltroni, in carriera politica da quarant'anni, ha partecipato da protagonista a tale involuzione storica. Veltroni è parte di quella cultura, di quella fase storica, di quella concezione della politica che ha drammaticamente fallito e che i cittadini più liberi e moderni sembrano essersi decisi a mettersi alle spalle per sempre. Perché se bastassero le belle parole, le frasi scopiazzate dai libri e il tono suadente della voce, l'Italia oggi sarebbe un paese all'altezza dei tempi. Se la classe dirigente avesse realizzato un centesimo di quello promesso saremmo un Paese sano. Ma cosi non è. E il vecchio Veltroni non mi incanterà.

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