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Se qualcuno
fuori e nonostante il circuito mediatico
porta in piazza 50.000 persone (dato della
questura) e raccoglie in un giorno oltre
300.000 firme su una proposta squisitamente
politica, che ovviamente non avrebbe ragione
di essere in un paese normale che si fonda
su legalità e trasparenza del ceto politico,
è pacifico che desti molta “attenzione” e
reazioni di ogni genere dai destinatari di
quella proposta, dai commentatori politici,
da chi in questi anni si è occupato a vario
titolo del fenomeno o caso italiano.
Forse non merita più di tanto soffermarsi
sugli interventi indignati e denigratori di
chi come Andrea Romano sulla Stampa o
Gianfranco Mughini su Libero ha sentenziato
che la piazza di Grillo rappresenta “la
parte peggiore del paese”, oppure che queste
nuove “adunate” fanno rimpiangere
“l’antiberlusconismo folkloristico” di Nanni
Moretti e ha preso a spada tratta le difese
della “politica umiliata”, forse perché con
questa categoria sui generis di “umiliati ed
offesi” si è trovato sempre molto a suo agio
e ha continuato ad imperversare, con
qualsiasi governo, dai salotti televisivi
lottizzati e dalle prime pagine delle
testate che contano.
Non vale la pena dedicare troppo spazio
nemmeno alle reazioni politiche (?) alla
Casini che ha imbastito, per apparire due
giorni di seguito in prima pagina, una
polemica pretestuosa e surreale su presunti
ed inesistenti insulti a Marco Biagi, e ha
stigmatizzato i partecipanti come “senza
valori” per non dover entrare nel merito
della selezione della classe politica e del
filtro minimo della preclusione ai
condannati, per il semplice motivo che si
troverebbe senza partito.
Più “interessante” l’effetto immediato sul
costituendo partito democratico i cui
“saggi” si sono pronunciati come per incanto
all’ unisono per ridurre ad un euro l’obolo
per partecipare alla primarie dopo mesi
estenuanti di diatribe anche su questo e
nonostante che fino all’altro ieri Rutelli
ritenesse che 4 euro erano una più che
modica cifra.
Se poi si comparano il clima ed i contenuti
dell’ultimo congresso Diesse che aveva
orgogliosamente assiso nel Pantheon Bettino
Craxi accanto ad Antonio Gramsci ed accolto
con grande riguardo e come interlocutore
privilegiato Silvio Brlusconi, con il
discorso conclusivo di Fassino all’ultimo
festival dell’Unità, sembra che siano
passati alcuni anni, invece che pochi mesi.
Non senza enfasi l’Unità ha sintetizzato
l’intervento con “Rigore, trasparenza,
legalità”.
Certo a vedere la qualità, la coerenza ed il
rigore dei personaggi che si candidano nei
posti chiave del costituendo partito vengono
i brividi. Basti pensare alle faide campane
che Veltroni ha ben pensato di risolvere,
almeno nel senso di non vedere segretario De
Mita, dirottandolo a tutor dei giovani che
dovrebbero correre in massa nel nuovo
partito invece che partecipare a quella che
Scalfari un po’ incautamente ha definito
“L’invasione barbarica di Grillo”.
Ma la Campania, rispetto ai grandi movimenti
siciliani che hanno già coinvolto
transfughi, voltagabbana, trasformisti ed
arrampicatori provenienti da ogni arte,
professione e partito come l’insigne prof.
Marcelletti passato non senza una intima
coerenza gattopardesca da Gianfranco
Miccicché a Totò Cuffaro, da Francesco
Musotto a Raffaele Lombardo al coordinamento
siciliano di Walter Veltroni, è ancora poca
cosa.
Sì perché questo fresco e trasparente
campione della società civile che si mette,
lui sì generosamente al servizio della
politica e del bene comune, non è altro che
una piccola tessera di un grande puzzle del
centro sinistra che non esclude alleanze con
Totò Cuffaro.
Allora
nonostante il rispetto dovuto alla persona e
alla donna che coraggiosamente ha sfidato la
nomenklatura dei partiti, quando Rosy Bindi,
anche lei speriamo incautamente, dichiara
che “l’operazione di Grillo è pericolosa e
poi non si sa chi ci sta dietro davvero”
viene spontaneo domandarsi: è informata
delle grandi manovre che animano il
costituendo partito democratico, della
levatura morale e della statura politica dei
personaggi che sono in pole position per
dirigerlo.
E’ consapevole di avallare con il suo
impegno, la sua coerenza, la sua storia
personale l’ascesa di questa “nuova” classe
dirigente? Pensa davvero che per la
democrazia italiana siano più pericolose le
liste civiche con il bollino blu di Grillo
dei riciclati in odore di mafia in libera
uscita da FI e dall’UDC, spacciati come
“nuovo” e come risposta alla antipolitica
barbarica?
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