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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 SETTEMBRE 2007
Una domenica politica italiana
Tommaso Merlo
 

In questa fine d'estate, impazza la politica nostrana sugli schermi televisivi nazionali. I telespettatori sono sballottati da una parte all'altra del Paese dove i leader chiudono la stagione e lanciano nuovi proclami. Dall'Emilia Romagna, Fassino fa l'ultimo discorso da segretario dei Ds e lancia il Pd. Accanto a lui, seduti in fila, gli anziani dirigenti applaudono. Tra loro Veltroni, reduce dalla sparata del mattino sulla RAI alla festa della Margherita che pare appassirà anch'essa in autunno. Da Venezia, Bossi sussurra che è tutta colpa dei Savoia e che Garibaldi era solo un balordo. Per i leader leghisti il problema sono le tasse e Calderoni minaccia le baionette a chi toccherà i soldi dei padani. Prodi ribatte prontamente da Roma in difesa della legalità e borbotta qualcos'altro sui dati economici. Da Parigi, Bertinotti chiede a ciò che rimane della sinistra italiana di marciare insieme il 20 ottobre. Forse turbato dal 2% del partito comunista francese, il presidente della camera sprona il nuovo soggetto unitario ma plurale della sinistra. Cioè la "cosa" che unirà i partiti rossi rimasti sulla scena. Alla festa dell'UDC, il segretario Cesa dice che stanno lavorando ad un nuovo partito, quello dei moderati. Pare si tratti di una casa per i cattolici in difesa della famiglia tradizionale e contro il vento anticristiano. Insomma, toglieranno finalmente la U. Grillo intanto dal non luogo della rete, lancia le liste civiche col bollino per le prossime elezioni comunali. Sull'onda del V-day che lo ha proiettato sulle prime pagine dei giornali, il comico invita i suoi seguaci a passare ai fatti. Smentendo cosi di essere antipolitici facendola. Ma alla fine di questa domenica politica, tra un servizio televisivo e l'altro, si respira una certa malinconia. Dai palchi i politici lanciano nuovi partiti e proclami, ognuno rinchiuso nel suo piccolo spicchio di mondo, promette battaglia e assicura che domani tutto cambierà. Domani, sempre domani, quando è proprio la frammentata fotografia dell'oggi a garantirci che domani non succederà assolutamente nulla.

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