WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 2 APRILE 2008
Dal bon ton alle comiche finali
Daniela Gaudenzi
 

Dato che il tempo è poco e che la data del voto incombe ecco che la campagna elettorale del bon ton pur rimanendo assolutamente piatta e vuota di contenuti mette l’acceleratore sulle sparate, le bufale e le barzellette inconsapevoli, un repertorio che per Silvio Berlusconi non è mai separato dalla delegittimazione delle istituzioni.
L’ultima performance giornaliera, ovviamente ritrattata in extremis, dello statista della Bicamerale che ora D’Alema a proposito dell’ Expo paragona ad un giocatore che sta in nazionale con il suo nome invece che con quello del suo paese, riguarda il capo dello Stato, un intralcio alla sua prossima azione da presidente del Consiglio: “le decisioni del nostro governo dovranno passare sotto le forche caudine del Quirinale e mi ricordo con Ciampi…”. Gli organi di garanzia della costituzione “bolscevica” e precisamente la mancata promulgazione della Gasparri da parte di Ciampi che fino ad allora aveva adottato la moral suasion, con risultati ovviamente nulli, continuano ad infastidire il duopolista dalla cordata facile che aspira a ritornare monopolista e che non vuole rotture di scatole.
D’altronde mentre all’estero e anche oltre oceano l’erma bifronte del veltrusconismo prende corpo su copertine e prime pagine, il Cavaliere si è lasciato sfuggire, correggendo immediatamente il tiro, la concreta possibilità “in caso di pareggio di un governo di buon senso” e cioè di larghe intese in cui auspicherebbe di avere come ministri Mario Monti e Massimo Cacciari.
Ma solo i finti ingenui potrebbero pensare che il Berlusconi “moderato” disponibile alle riforme condivise e ad un governo “di buon senso” come assunzione di responsabilità per far “rialzare” l’Italia “devastata” da Prodi abbia cancellato il signore del “manganello catodico” come amava definirlo con impareggiabile acutezza e proprietà linguistica, Indro Montanelli. 
Ed il meglio lo sta dando, ovviamente in questi ultimi giorni che si annunciano veramente molto divertenti e potrebbero ripagarci un po’ del clima soporifero delle ultime settimane.
Stanno ritornando, perfettamente rispolverati, tutti i cavalli di battaglia compreso “l’orrore” reiterato per Di Pietro che ha preso la laurea dai servizi segreti, lo sdegno per una Rai “in mano ai comunisti”, l’orgoglio per il suo straordinario prestigio internazionale a cui si deve la vittoria milanese per l’Expo.
Poco importa che le smentite e le sconfessioni fiocchino: l’ultimissima, diretta da Letizia Moratti che ha ringraziato il governo e Romano Prodi per il sostegno ininterrotto alla candidatura italiana.
Sul fronte Alitalia, che sta mettendo in evidenza, grazie anche alla colpevole sottovalutazione del conflitto di interessi da parte del centro sinistra sia all’opposizione che al governo, il suo DNA di eterno “socio di Craxi”, come ha detto puntualmente Eugenio Scalfari, e la sua concezione della economia come appendice della politica il Cavaliere liberal- corporativo ci sta regalando delle gag indimenticabili. Come si farà a dimenticare “Rialzati Alitalia” oppure “O si fa l’Alitalia o si muore”, slogan coniati su due piedi e di cui va comprensibilmente orgoglioso che fanno il paio con il titolo altrettanto compiaciuto di qualche giorno fa del Foglio di famiglia “Il Cav. Scavalca Veltroni a sinistra”.
A dodici giorno dal voto il ministro dell’Interno comunica che per scongiurare il voto di scambio si vieta di entrare in cabina elettorale con il cellulare, anche se non è ben chiaro come: una comunicazione che rende pienamente il senso di impotenza dello Stato davanti ad un fenomeno criminale pervasivo diffuso su un terzo del suo territorio.
Ma finora di mafia e voto di scambio in campagna elettorale ha parlato Rita Borsellino e pochi, pochissimi altri. In extremis, dopo le reiterate denunce di Roberto Saviano anche Veltroni ha pronunciato le parole forti ma vane se prima non si vigila sulle candidature “non vogliamo i voti della mafia”.
Questa campagna elettorale non sarà ricordata per l’impegno a combattere la mafia, a sostenere la legalità e la macchina della giustizia in stato comatoso, a promuovere il pluralismo e la libertà di informazione come chiede la Federazione Nazionale della stampa. 
Sarà ricordata come una competizione sonnacchiosa, appiattita su slogan sostanzialmente bipartisan con qualche (gradita) comica finale.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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