WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 23 APRILE 2008
Mamma, ho perso l'Alitalia
Daniela Gaudenzi
 

Il nuovo governo non si è ancora insediato, il totoministri tra Bagaglino e trash movie con Buonaiuti alla cultura e Bondi all’istruzione, o viceversa, impazza e già si colgono i primi e ampiamente prevedibili frutti, come, per esempio, la fine miserevole di Alitalia.
Le previsioni della prossima catastrofe italiana in forma di farsa erano state anticipate senza eccessiva difficoltà da tutta la stampa estera, proprio tutta e senza bisogno di scomodare il “solito” Bill Emmot che aveva sparato sulla copertina dell’ Economist , tempio ed icona del liberismo, a carattere semi cubitali “Mamma mia” (in italiano) ritorna Silvio Berlusconi.
Il super conservatore Le Figaro, tanto per rimanere a casa del cugino Sarkò che Berlusconi considera suo adepta, nel commento intitolato “L’ inossidabile ‘Cavaliere’ seduce sempre l’Italia” lo definisce “nonostante la sua esperienza di governo” come “una personalità eccessiva e strampalata, un inaffondabile che è sopravvissuto ai magistrati, agli scadenti risultati economici… e persino al ridicolo”. Adesso non resta che vedere per quanto sopravviverà in una situazione economica critica a livello internazionale e soprattutto cosa ne sarà di un paese che è già in grave difficoltà rispetto ai partner europei e che si presenta confuso, incattivito, deluso dalla classe politica ed abbagliato ancora una volta dal repertorio di un comunicatore semimonopolista persuaso di essere “più grande di Sarkozy e Putin”. 
La strumentalizzazione elettorale del caso Alitalia con un intervento a gamba tesa che ha materializzato l’entità di un conflitto di interessi pacificamente ignorato a tutti i livelli istituzionali ha portato alla ritirata annunciata di Air France, l’unica reale e praticabile via d’uscita e a seguire al prestito di emergenza di ben 300 milioni di euro. 
Decisione che Prodi e Padoa Schioppa, additati dal costituendo nuovo esecutivo come traditori della patria pronti, per non si sa quali loschi interessi a regalare ai francesi la compagnia di bandiera, hanno definito “inevitabile” ed ispirata principalmente da Belusconi.
Il dato più ridicolo e drammatico è che il prestito di entità più che considerevole, da restituire entro la fine dell’anno, dovrebbe servire a dare ossigeno ad Alitalia fino alla agognata vendita della compagnia ad un compratore, che con l’uscita di scena di Air France-Klm non esiste e che con enormi probabilità non esisterà. Naturalmente per Berlusconi come per Alemanno che conta di fare il sindaco di Roma speculando sulla sicurezza e sulla italianità della compagnia di bandiera, la cordata che non c’è, è pronta a partire. 
Uscendo da una cena con Cossiga l’ispiratore della cordata patriottica si è detto sereno, ha assicurato che la cordata della provvidenza composta da banche, enti, imprenditore del settore (inclusi suoi figli, l’amico Putin e magari anche le di lui figliole?) è pronta… ed ha aggiunto un po’ più sottotono: “poi si vedrà come può essere individuato un piano strutturale che riporti Alitalia al pareggio e all’utile”.
Intanto quel che è certo è che Berlusconi ha ottenuto un prestito ponte non si sa bene verso cosa di almeno il doppio superiore a quello preventivato; una scelta “d’emergenza” che potrebbe anche incontrare le valutazioni negative di Bruxelles da dove è partita la richiesta al governo italiano di notificargli al più presto il provvedimento.
Prodi ha dichiarato testualmente che “con grande responsabilità abbiamo aderito alle richieste di Berlusconi per dare le più ampie possibilità a soluzioni alternative”; quanto al fallimento della trattativa con Air France, le cause vanno ricercate nelle “eccessive interferenze politiche nel corso della campagna elettorale” e nelle “numerose difficoltà opposte dai sindacati”.
I sindacalisti alla Bonanni sono soddisfatti e confidano nel nuovo corso; per l’ex guardasigilli Castelli candidato a dare il colpo di grazia alla giustizia o ad essere vicepremier “l’importante era salvare Malpensa”; il prossimo presidente della Camera Gianfranco Fini dal salotto di Porta a Porta ha sottolineato “è inevitabile che se si trova un compratore, ci sarà un ridimensionamento del personale perché l’alternativa non è avere di avere tre-quattromila esuberi, ma 18mila persone in mezzo alla strada”. E ha aggiunto che se non si materializza subito il compratore c’è solo il fallimento. Ma la proposta di Air France che prevedeva meno di duemila esuberi, non era stata giudicata irricevibile dai fautori dell’italianità e dalla casta sindacale?

il martedi'
Daniela Guadenzi

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