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Qualche giorno fa ad una presentazione di Mani Sporche a Riccione, affollatissima come tutte ogni giorno, Marco Travaglio a proposito della campagna elettorale che di fatto era già partita nonostante le consultazioni in corso ha (purtroppo) facilmente previsto che sarà “una campagna elettorale muta, senza argomenti”. Ovviamente da parte del centrosinistra e specificamente da parte del Partito Democratico, dato che Veltroni impegnato già da mesi a tessere il dialogo per le riforme con Berlusconi che prima del suo rilancio era in stato comatoso ed i cui frutti sono sotto gli occhi di tutti, non avrà un argomento credibile per contrastarlo. Non sarà infatti il caso di parlare di conflitto di interessi dopo due legislature di metodico affossamento, e nemmeno di riassetto del sistema televisivo dopo la fine miserevole toccata alla pur inerme legge Gentiloni e meno che meno di giustizia dopo aver solidarizzato con un sedicente guardasigilli che nel Parlamento italiano ha denunciato la magistratura rea, con “scientifica trappola” di tenergli la moglie “in ostaggio”.
E non si vede nemmeno come potrà essere posta al centro la riforma elettorale, nonostante la vergogna del porcellum, l’umiliazione di quegli oltre ottocentomila cittadini che sono andati a firmare in primo luogo contro una legge che di fatto li espropria del voto, e le retromarce del referendario pentito Fini, dato che Walter Veltroni è stato favore a tutti i modelli e del loro esatto contrario a seconda dei calcoli
giornalieri.
Intanto la CDL più compatta che mai nel salutare le dimissioni a viso aperto e secondo le previsioni costituzionali di Romano Prodi, dunque da pollo, con mortadella, champagne e incitamenti all’aggressione all’unico mastelliano che votava la fiducia al Governo secondo l’impegno preso con i suoi elettori, si appresta a rispolverare il consueto e collaudato copione per lo più di insulti e negazione della realtà. Questa volta verosimilmente contro gli affossatori del paese, gli affamatori della povera gente, i prosciugatori delle tasche degli italiani, i colpevoli della mondezza in Campania, quelli che per dirla con Bagnasco che cita a sua il fervente cattolico e sempre democristiano De Rita, hanno ridotto il paese “in coriandoli”.
Ma se qualche inguaribile ottimista avesse avuto ancora un dubbio a proposito del bassissimo profilo che Walter Veltroni terrà nei prossimi due mesi di campagna elettorale e del riguardo che riserverà all’ “avversario” Silvio Berlusconi ma anche auspicato partner di un governo di “larghe intese”, arriva la conferma di Ermete Realacci che annuncia una campagna dei Democratici “originale”.
Il responsabile comunicazione della creatura veltroniana che, come ha formalmente annunciato il suo leader si presenterà da sola, o con pochi alleati molto ben selezionati e che aspira ad avere nella compagine ministeriale almeno Luca Cordero di Montezemolo non potendo avere Gianni Letta, ha garantito che “Parleremo all’Italia, dei suoi talenti, delle sue risorse… Veltroni non farà nessuna polemica contro Berlusconi e se il Cavaliere si agiterà ci farà un favore.. Basterà mostrare la foto ingiallita di un signore che si presenta per la 5° volta e che ha governato male per 5 anni: gli italiani giudicheranno”. (La Stampa del 4 febbraio)
Ma a sentire “i meglio informati” sembra che al vecchio e superato concetto di campagna elettorale fondata su un fisiologico confronto/scontro politico si debba sostituire una definizione molto più trendy e rassicurante: accordo elettorale.
Di che cosa si tratti lo spiega Giuliano Ferrara a Luca Telese in una intervista sulla prima pagina del Giornale di oggi, cioè il giorno dopo la fallita esplorazione di Marini, con un titolo confidenziale ed ammiccante “Vi dico tutto su Veltrusconi”; e in taglio basso il Foglio ritorna pienamente in argomento con “Arrivederci Caw” sottotitolo “Un clima che fa ben sperare”.
Noi comunque essendo cittadini italiani che magari risiedono continuativamente in questo paese ai confini della realtà dal ‘93 ad oggi e che ci siamo sorbiti dall’inizio i miasmi di questa cosiddetta “transizione” che come in un film dell’orrore è ritornata dopo 15 al punto di partenza, un’idea abbastanza precisa ce la siamo già fatta.
E purtroppo non sta avvenendo quello che tutti gli osservatori internazionali molto ragionevolmente prospettano e cioè che il ritratto di Dorian Gray riveli semplicemente il volto devastato ed impresentabile del soggetto, come fa per esempio il NYT quando titola “La lunga ombra di Berlusconi porta il gelo sulla politica italiana” ed esprime un giudizio a tinte molto nette: “14 anni dopo la macchina ben finanziata di Silvio Berlusconi mostra i segni del logorio”.
Poi a seguire un lungo elenco di trucchi e contraffazioni propagandistiche ed estetiche ormai obsoleti ed improponibili.
Ma loro, all’estero per quanto autorevoli analisti e commentatori, non sanno che, come dice Gad Lerner “il carisma di Berlusconi e la sua immortalità politica sono del tutto scollegati dal bilancio del suo Governo” ma soprattutto non possono comprendere fino in fondo come il merito per la sua “perenne giovinezza” più che alle cure del dottor Scapagnini vada al lungimirante machiavellismo dei suoi apparenti avversari.
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