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Può
capitare anche che nel vivo ormai della
campagna elettorale in corso nel proprio
paese ci si possa appassionare a quelle
degli altri. Sarà che qui dopo qualche
giorno in cui incredibilmente si è persino
parlato di “liste pulite”, definizione
che risulterebbe praticamente
incomprensibile per un elettore straniero,
grazie al solito “guastafeste” che
secondo Cossiga porta nel simbolo del PD le manette sempre tintinnanti per consolidata definizione, siamo
sprofondati in quella che si annuncia come
una campagna elettorale alquanto soporifera.
Qualcuno, come Gianfranco Pasquino, pur
definendola “alquanto sottotono”
preferisce chiamarla “comparativa” e
tenta di definirla come una fattispecie in
cui “l’uno o l’altro dei contendenti,
se non meglio, tutt’e due, spiegano con
dati, cifre, fatti, valutazioni di costi e
conseguenze, le proprie proposte politiche
confrontandole puntigliosamente con quelle
dell’avversario..” (l’Unità
del 25 febbraio).
Opportunamente
Pasquino distingue questo tipo di campagna
elettorale da quelle che negli USA vengono
definite campagne “negative” e porta
puntualmente come esempio le cadute
imperdonabili della ex-first lady che
attacca con protervia e strumentalità
Barack Obama fino al punto di passare ad un
sito repubblicano una sua vecchia foto con
un vestito tradizionale senegalese che fa
molto islamico o di dargli vergogna per un
volantino propagandistico in materia di
riforma sanitaria che non le è piaciuto
risalente, guarda caso a molte settimane fa.
Le
campagne “negative” sono in buona parte
basate sulla “demonizzazione” dell’avversario
(Obama islamico, Obama copia i programmi
dallo staff di Bush, Obama bugiardo,
inaffidabile ed inadeguato) che si ha quando
“l’avversario viene attaccato nella sua
persona e si rivangano elementi del passato
che, per quanto anche veramente svoltisi,
tendono a metterlo in cattiva luce come uomo,
e non come politico e come candidato”. (ibidem)
Cosa
alquanto differente e foriera, oltre che di
un confronto elettorale mortalmente
soporifero e sbilanciato, anche di pesanti
ricadute negative è “tenere basso il tiro
della critica mirata e documentata nei
confronti dell’antagonista Berlusconi”.
Insomma
anche il democratico e iper moderato
Pasquino invita Walter Veltroni, che avrebbe
addirittura la pretesa di fare l’Obama di
casa nostra, nonostante che stia in politica
da trent’anni e sia uomo di apparati e di
potere, quantomeno a ricordare “le
promesse non mantenute” di Silvio
Berlusconi.
E magari, gli raccomanda anche di non
dimenticare quelli che lui eufemisticamente
definisce “gli inconvenienti in materia
costituzionale ed economica” del suo
quinquennio governativo, nonché “il
bassissimo profilo e prestigio della sua
politica estera, e in special modo quella
condotta in Europa dal suo governo e dai
relativi ministri…..”.
Ma
forse sarebbe anche il caso di citare la
collocazione dell’Italia in tutte le
graduatorie internazionali in materia di
trasparenza, di corruzione, di pluralismo e
di libertà di informazione, i richiami
degli osservatori Onu sullo stato della
giustizia e sull’indipendenza della
magistratura in Italia, gli interventi
europei riguardo la legge sulle rogatorie,
la recentissima sentenza della Corte Europea
sul caso di Europa 7 e le sanzioni che la
comunità europea sta per comminarci per la
violazione sistematica della concorrenza e
del pluralismo….
Per
adesso presentando il programma Veltroni ha
annunciato molto vagamente un intervento sul
conflitto di interessi of
course
“non punitivo” e ha subito
stoppato con grande imbarazzo la proposta
programmatica di Di Pietro sul fronte del
riassetto radiotelevisivo che va nel senso
della Corte Europea, che mira a liberare il
mercato delle frequenze e a sottrarre il
servizio pubblico al giogo dei partiti.
Sul
fronte cruciale di un recupero almeno
formale dell’etica pubblica ha dato l’ok
all’esclusione dei condannati per reati
contro la pubblica amministrazione e di chi
è rinviato a giudizio per un reato di
particolare gravità come l’associazione
mafiosa, perché era l’ultimo tram per
tentare di arginare quella che viene
paradossalmente definita “antipolitica”
identificabile con un vasto segmento di
elettorato che va fan di Grillo ai lettori
de “La Casta”.
Per
riacquistare un po’ di credibilità dopo
anni di insabbiamento e/o distrazione totale
su questioni preliminari per ricreare un
assetto dell’informazione quanto meno
decente per il paese e presentabile all’estero
non basterà l’operazione di agganciamento
dell’IDV.
Così
come per portare a votare tanti potenziali
elettori sfiniti
e demotivati non basterà trincerarsi
dietro la priorità assoluta e strumentale
della non demonizzazione dell’avversario
ma, per citare ancora Pasquino, “diventa
imperativo procedere con determinazione ad
un confronto personale e politico con il
candidato Silvio Berlusconi, chiamato in
causa con nome e cognome” e con quelle che
il politologo, con eccesso di pudore
definisce “tutte le sue inadeguatezze come
governante”.
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