WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 15 GENNAIO 2008
Alice-Walter nel paese delle meraviglie berlusconiane
Daniela Gaudenzi
 

Nell’atmosfera frizzante della neve azzurra di Roccaraso che deve averlo stimolato nonostante fosse solo collegato in videoconferenza, Silvio Berlusconi, quello di sempre, quello di ieri, oggi, domani, ha snocciolato che non c’è e non ci può essere dialogo sulle riforme con chi concepisce “un disegno criminale” e cioè la legge Gentiloni, così “feroce” da non essere, molto verosimilmente, nemmeno in grado di scongiurare le sanzioni europee in materia di concorrenza e pluralismo radiotelevisivo.
Già che c’era il leader dell’opposizione ha anche definito Bruno Contrada “un servitore dello Stato” tradito dallo Stato facendo propria la definizione che dà di sé il condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, a cui il presidente della Repubblica ha stoppato in extremis l’iter di una grazia improbabile quanto indecente, caldeggiata da un ministro della giustizia che sta riuscendo nell’impresa titanica di eclissare nell’annientamento della nozione stessa di “giustizia” il suo predecessore.
Dopo di che è iniziata la consueta sceneggiata: il portavoce Bonaiuti ha precisato che come sempre Berlusconi è stato “frainteso” e non c’è nessun collegamento tra riforma elettorale e tv; poi il diretto interessato ha scandito perentorio di non aver mai sovrapposto i due piani aggiungendo di essersi limitato a ribadire “l’impossibilità di collaborazione con un governo che si macchiasse di una tale nefandezza”.
Walter Veltroni che a caldo dell’esternazione di Roccaraso ha espresso sorpresa e rammarico, si è sentito confortato dalla “rettifica” e vi ha letto “la conferma della disponibilità alla ricerca di una soluzione”. Anche Giordano di Rifondazione si è compiaciuto delle dichiarazioni del Berlusconi 2, come se si trattasse di qualcosa di nuovo, di serio e di credibile: “E’ importante che sia avvenuta una smentita riguardo lo scambio tra riforma elettorale e TV”.
L’unico che ha risposto nell’unico modo possibile a Silvio Berlusconi è stato Romano Prodi che ha commentato “Aspetto una nuova dichiarazione tra un paio d’ore”.
Il presidente del Consiglio che non è esente da responsabilità ma che almeno esprime imbarazzo e tenta un mea culpa quando qualche raro giornalista gli fa presente, come è avvenuto nella conferenza di fine anno, come sul fronte del conflitto di interessi e del riassetto televisivo non si sia fatto un passo avanti rispetto al precedente governo, è però praticamente isolato nella sua stessa maggioranza e viene considerato come un sotterraneo “sabotatore” della Bozza Bianco e dell’asse Veltroni-Berlusconi.
Tra i partiti che sostengono il Governo non c’è l’ombra di una intesa; Mastella dopo aver detto e ripetuto che non avrebbe mai votato leggi “punitive” nei confronti di Berlusconi e che per lui l’unica priorità è la legge elettorale, conclude “se la maggioranza non trova una via comune sulla riforma elettorale non c’è più la maggioranza”.
Berlusconi che, come qualsiasi italiano di medio acume sa, è sceso in politica per difendere la roba, oltre che per evitare la galera, dettaglio di cui ora sembra prendere atto persino Massimo D’Alema almeno mentre viene intervistato da Fazio, ovviamente ha a cuore come sempre la sua ragione politica.
D’altronde non ha mai fatto mistero di agitare la riforma elettorale e di usare il “tavolo delle riforme” esclusivamente come una clava contro il governo Prodi, a cui ora imputa persino una cattiva fama estera, mentre durante il suo quinquennio l’opinione pubblica e la stampa internazionale venivano dipinte dalla propaganda di regime come cellule bolsceviche e giustizialiste al servizio dei demonizzatori interni.
Ora che la spallata è implosa miseramente nonostante la campagna acquisti con i metodi consueti, che il referendum non è più una minaccia eventuale ma una realtà sempre più concreta, che Prodi è meno precario di qualche mese fa, lo statista di Arcore dimostra quanto sia interessato a superare il porcellum di cui è stato autore e difensore fino a pochi mesi fa. 
Ma a Walter Veltroni non gli aveva mai parlato nessuno di Silvio Berlusconi, della sua correttezza e coerenza di interlocutore istituzionale, della sua propensione al confronto e al dialogo trasparente, della sua predilezione per il compromesso nobile e alto in funzione del paese e della democrazia?

il martedi'
Daniela Guadenzi

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