|
Nella settimana che ha visto il governo cadere di morte annunciata per il tradimento di Mastella, la Costituzione italiana ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno ed è stata ovviamente ed (ipocritamente) celebrata dal capo dello Stato in quel Parlamento, per l’occasione riunito in seduta comune, che solo qualche giorno prima si era stretto come un sol uomo all’invettiva eversiva del pater familias di Ceppaloni contro la magistratura italiana, o meglio quella parte della magistratura italiana che si è trovata ad indagare su di lui, signora ed affini.
Chissà se i padri costituenti avrebbero potuto mai prevedere che questo “paese meraviglioso che noi italiani svalutiamo”, come ama ripetere l’ineffabile Bertinotti quando qualcuno gli fa presente che basta andare in Spagna, Francia o Germania per sentirsi in un altro spazio e in un altro tempo,
sarebbe stato gettato, per esempio, in una crisi senza prospettive dal capo tribù di Ceppaloni, molto risentito per un’inchiesta che non è di suo gradimento.
E chissà se avrebbero mai potuto prevedere che il comune minimo denominatore, con rare eccezioni, di una classe politica impresentabile, rissosa, becera, ignorante, arrogante sarebbe diventato, al di là della differenza più formale che sostanziale di accenti, l’attacco preordinato ed eversivo, nei confronti della magistratura quando indaga senza distinzione gli ultimi e i primi, i senza potere e gli intoccabili.
Ogni giorno vede ormai un’indagine, da verificare naturalmente negli stadi successivi, che tocca famiglie politiche italiche, più o meno allargate o orizzontali che dominano in perfetta sintonia con la criminalità organizzata fette sempre più rilevanti di territorio, con il controllo di appalti, lavoro, ambiente, sanità. In una sola giornata balzano alla cronaca due inchieste a Napoli e a Reggio Calabria che confermano in modo drammatico una sinergia tra politica e cosche che rischia ormai di confondere confini ed identità. A Napoli in una inchiesta che ha portato al fermo di sei presunti camorristi e al sequestro di beni per dieci milioni di euro è indagato il consigliere regionale Roberto Conte, eletto nella Margherita e ora nel Partito Democratico perché avrebbe ottenuto l’appoggio della camorra per la campagna elettorale del 2001 in cambio di promesse di posti di lavoro e partecipazione ad appalti. Il fatto che il boss Misso del rione Sanità sia da sempre ritenuto vicino ad ambienti dell’estrema destra, come ha spiegato il coordinatore della Dda di Napoli non ha costituito un problema insormontabile in quanto il capo-clan “ha messo da parte la fede ideologica per appoggiare un candidato di una sponda opposta”. Un bell’esempio di superamento degli “steccati ideologici” in perfetto spirito bipartisan.
In Calabria tra i politici coinvolti nell’operazione “Onorata sanità” che ha portato a diciotto arresti, spicca il consigliere regionale Domenico Crea, già Udc poi Margheritino infine felicemente approdato alla DC di Rotondi, più noto come beneficiario dell’omicidio Fortugno a cui è succeduto come primo dei non eletti.
Insieme a lui, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso, potenti esponenti della cosca Morabito e quegli Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio già ritenuti mandanti dell’omicidio Fortugno e attivi nella campagna elettorale di Crea.
Al centro naturalmente la sanità pubblica, cioè il “verminaio” già emerso dall’inchiesta ministeriale sulla Asl di Locri e alcune famiglie: quella dei Morabito e dei Crea. Infatti oltre a Crea è stato arrestato il figlio Antonio, direttore sanitario della clinica Villa Anya di Melito a cui subito dopo la morte di Fortugno è stata rinnovata la convenzione con il servizio sanitario nazionale da cui riceve molti soldi a fronte di prestazioni sanitarie gravemente carenti; il suo capo-struttura politico Antonino Iacopino, già direttore della clinica; Giuseppe Pansera, genero del capo-cosca Giuseppe Morabito, meglio noto come il “Tiradritto”. Agli arresti domiciliari diversi medici tra cui la moglie di Antonio Crea.
Non resta che aspettare dalla classe politica, più nota come casta dopo il battesimo di Rizzo e Stella, ma purtroppo molto prossima alla cosca come dice impietosamente e puntualmente Travaglio, la consueta solidarietà riservata alle famiglie vittime della persecuzione giudiziaria e le opportune misure nei confronti delle irriducibili “frange eversive della magistratura”.
|