WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 MAGGIO 2008
Barbari di piazza e di Governo
Daniela Gaudenzi
 

Anche la tragedia di Verona è diventata l’occasione per una polemica politica che finisce per rendere ancora più grave ed allarmante il contesto di un episodio non isolato e di per sé spaventoso.

Il neo-presidente della Camera Gianfranco Fini dal salotto buono dell’ottimo Vespa, garante dell’approfondimento “equilibrato” che non urta mai nessuno e che non incorre mai nelle rampogne dei Petruccioli, Cappon, Curzi e compagnia cantante, premettendo con molta coerenza che non sono fatti paragonabili, ha definito l’episodio delle bandiere israeliane bruciate a Torino più grave dell’omicidio del primo maggio a Verona.

Una dichiarazione semplicemente insensata e incompatibile con il ruolo istituzionale della seconda carica dello Stato che purtroppo ben si concilia con l’irresponsabilità di questa destra. L’unica destra nelle democrazie occidentali che da un canto invoca la sicurezza e strumentalizza la paura dei cittadini e dall’altro come ha ricordato in totale solitudine Massimo Fini, dal ’92 ad oggi è stata protagonista di quel processo inesorabile e pervicace di demolizione della certezza del diritto e di delegittimazione della magistratura che ha contribuito in modo determinare a minare la coscienza civile del paese.

E in modo alquanto singolare Alfredo Mantovano a Primo Piano, per contrastare la matrice di tipo razzista e/o filonazista dell’aggressione ha citato parola per parola le dichiarazioni del procuratore Papalia che esclude l’ipotesi dell’associazione ed il movente politico, accentuando invece i futili motivi e l’assenza di valori.

Adesso per la destra quello che conta è dimostrare che non si tratta di un agguato neofascista e le valutazioni di quello stesso Papalia denigrato e pesantemente minacciato dai compagni di Governo di Fini e Mantovano quando indagava ed inquisiva esponenti leghisti vengono citate come un testo sacro da uno che aveva definito l’inchiesta ed il processo a Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa come “rappresaglie naziste” delle solite toghe rosse.  

E’ la prova provata della responsabilità nel degrado civile, di una destra che confonde l’autorevolezza con l’autoritarismo, che ha piegato la legge e il senso della giustizia agli interessi dei più forti, che equivoca tra sicurezza ed incitamento alla giustizia fai da te e che per scaricarsi la coscienza denuncia “l’assenza di principi” di cui è stata in gran parte artefice.

La sinistra, a sua volta come ha sottolineato Massimo Fini nella risposta ad un lettore allarmato sul Quotidiano Nazionale, non ha saputo in alcun modo contrastare la perdita del senso di responsabilità e del rispetto delle istituzioni, non ha opposto una cultura autentica del senso civico e della legalità, non ha reagito al progressivo imbarbarimento ed alla confusione dilagante e lo anzi ha assecondato con il “buonismo” veltroniano e la politica spot.

Che l’aggressione sia maturata in ambienti vicini a naziskin ed ultras sembra abbastanza pacifico; che il contesto sia quello di una città ossessionata dalla sicurezza e sempre meno accogliente, pure. Ma bisogna anche tener conto che a Torino un vigile che fa una multa viene aggredito da un automobilista spalleggiato da una folla inferocita, a Napoli i poliziotti che arrestano un camorrista devono affrontare la rappresaglia di un intero quartiere, negli stadi e sulle autostrade ogni domenica si rischiano scontri con morti e feriti. . .

Già nel 2000 nella profetica prefazione a “Il manuale del perfetto impunito” di Marco Travaglio, un imperdibile pamphlet sulle truffe linguistiche e le menzogne della casta per garantirsi l’impunità e delegittimare la magistratura, Massimo Fini avvertiva “la classe dirigente di questo paese è seduta su una polveriera con un cerino acceso. Ma non se ne rende conto. Adesso, allarmata dalla cosiddetta criminalità, propone-a destra come a sinistra la ‘tolleranza zero’. Vale a dire il pugno di ferro di polizia e magistratura per i reati da strada e ogni possibile garanzia invece per quelli finanziari e di corruzione. Ma questa è la vecchia, cara, schifosa, giustizia di classe…”

Poi è arrivato il quinquennio delle leggi ad personam, la gioiosa ammucchiata dell’indulto, l’incertezza assoluta della pena, la sfiducia al 64% nei partiti, la società italiana ridotta a “poltiglia” o “coriandoli” nel rapporto del Censis, insomma “l’era barbarica” che non era poi così difficile da prevedere e che altrettanto prevedibilmente non sembra essere prossima alla civilizzazione.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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