WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 MAGGIO 2008
Le solite Finezze
Tommaso Merlo
 

Fini fa finta di lasciare la guida di An con la solita scenetta del reggente. Cioè di quello che tiene in caldo la poltrona in attesa del ritorno del capo. In genere i reggenti sono più brutti e meno intelligenti dei capi, Cesa reggente di Casini è uno degli esempi più emblematici. Le ragioni sono ovvie, il capo vuole stare tranquillo a godersi la nuova poltrona e il reggente è meglio che non abbia nemmeno i mezzi per farsi venire strane idee. Ebbene, Fini non poteva fare scelta migliore, Ignazio La Russa, l'essenza della chiassosa destra caserecchia sventuda sul mercato elettorale. Con la scelta di La Russa, Fini dimostra come la gestione delle poltrone sia una delle sue qualità migliori. Un'arte sviluppata nel tempo che rivendica forse inconsciamente anche nel suo finto discorso d'addio. Fini, neo presidente della Camera, ricorda ai suoi dirigenti che solo pochi anni orsono un post fascista su certe poltrone il culetto non l'avrebbe mai posato. Fini parla di scelte strategiche, partitocratiche direbbero altri, che hanno permesso al suo partito di spingersi nel cuore del palazzo a testa alta. 

Sul cuore del Palazzo non ci sono dubbi, un pò meno sulla testa alta. Fini, caduto Prodi, si è rimangiato il referendum elettorale e i mesi di accuse a Berlusconi nel giro di pochi giorni. E come nulla fosse si è accodato al trenino di Arcore come ai vecchi tempi. Altro che "ci vuole una politica diversa", altro che chiacchierie moraleggianti. Fini ha seguito l'unico pilastro ideologico della sua parabola: l'arrivismo. Nell'ultima piroetta si è spinto fino a chiudere nel cassetto i sigilli di An, la sua creatura. Operazione che nel suo finto ultimo discorso ha definito "anello mancante del percorso evolutivo della destra italiana". Boh, forse sono cose troppo complesse per noi comuni mortali. Sta di fatto che da fuori la storia suona più o meno cosi: la destra inseguita dal finismo non esiste e a furia di bagni purificatori è diventata una sorta di costola pseudo democristiana del calderone neo populista italiano. Del resto il capoccia è vecchio e se Dio vuole è l'ultima volta che resta tra i piedi, conviene quindi fondersi cosi la prossima volta finalmente toccherà a Fini ambire al premierato. 

Insomma, visto dal punto di vista della carriera personale non si può che applaudire alla tattica di Fini il Purificato. I dubbi però sono politici, o forse chissà, solo partitocratici. Non solo Fini sembra essere stato ingoiato dalla politica commerciale al punto da confondere i risultati politici con quelli elettorali. Che sono, per i non elettori di An, cose profondamente diverse. Ma è anche arrivato a camuffare la sua metamorfosi personale con l'evoluzione identitaria di una comunità politica. Scherzi del leaderismo impiegatizio che vige in Italia, e del vuoto di contenuti celato sotto le panzane dal populismo alla matriciana. Solo cosi si possono spiegare le chiacchiere sull'identità di destra mentre si segue il Cavaliere in ginocchio. "Abbiamo visto giusto e abbiamo vinto" sentenzia Fini tronfio tra i suoi colonnelli, lo dicono le urne, lo dicono le poltrone. Già, per sostenere però che il Pdl sia "l'ultimo atto di una intuizione politico-culturale iniziata a Fiuggi" ci voleva proprio un reggente come La Russa.

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Tommaso Merlo

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