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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 12 MARZO 2008
Una denuncia inquietante dalla Bennet di Pontedassio: “Devi scegliere tra maternità e scatto economico"
Sergio Bagnoli
Era stata denunciata dai sindacati perché aveva costretto una propria dipendente, addetta alla cassa, a rinunciare ai suoi bisogni fisiologici per tutte le sei ore in cui era adibita alle sue mansioni abituali, l’Esselunga ed i clienti avevano solidarizzato con la dipendente, nonostante le negazioni da parte della proprietà. Ora la stessa storia si sta ripetendo, in maniera ancora più drammatica, presso i punti- vendita della catena di ipermercati Bennet, la cui sede generale è a Como. Storie di sfruttamento al femminile che accadono un po’ dappertutto in casa Bennet, specialmente nei supermercati di Alessandria, San Martino Siccomario, vicino a Pavia, Genola, nel cuneese e Pontedassio, estrema periferia settentrionale della città ligure di Imperia. A darne notizia, proprio il giorno in cui tutto il mondo festeggiava la Donna, e cioè l’otto Marzo, è stato un coraggioso cronista di un settimanale sanremese, Fabrizio Tenerelli, che ha raccolto lo sfogo di una dipendente di quest’ultimo punto vendita. Consultando il blog, aperto da un lavoratore della Bennet, dal titolo “ Bennet una catena in tutti i sensi…” si ha veramente la situazione di aver a che fare con un’azienda brianzola in cui la dignità del lavoratore passa in secondo piano di fronte all’esigenza, espressa dalla parte padronale, di trarre il massimo profitto con il minimo costo. Bennet è una catena di supermercati diffusa soprattutto nel Nord Italia che pratica, nella stragrande maggioranza dei casi l’apertura dei propri punti vendita sette giorni su sette, domeniche incluse. Utilizza molto personale part- time e ricorre frequentemente al lavoro interinale, ai contratti di apprendistato ed al contributo dei cosiddetti Co.co.co. Tra le tante pratiche messe in atto per terrorizzare il personale e convincerlo del fatto che è sempre meglio obbedire al padrone senza cercare mai di alzare la cresta ce n’è una che viene raccontata da una cassiera ligure di Imperia che ben ci fa comprendere quale sia ormai nel nostro paese il valore che viene dato alla vita.“ In Bennet solitamente dopo diciotto mesi di servizio senza note di demerito opera il primo scatto retributivo ed il lavoratore passa dal quinto al quarto livello. E’ successo invece che ad una mia collega che aveva chiesto il congedo obbligatorio di maternità, la direzione del personale di Como abbia negato, pur avendolo lei maturato regolarmente, il dovuto passaggio dal quarto al terzo livello, violando la legge”, questo lo sfogo dell’interlocutrice imperiese. La politica del personale applicata in Bennet è inutile dirlo non solo scontenta i sindacati tanto da far dire al Segretario provinciale di Imperia della Cisl ( il più seguito in provincia) Remigio Daquaro che “ da tempo la Bennet è tenuta sott’occhio in quanto incline a violare troppe volte lo Statuto dei lavoratori e la normativa sindacale in genere”. Non solo quindi, come molti erroneamente tengono a pensare, coloro che tutelano i salariati contro una certa arroganza padronale sono “ di sinistra” ma quanto accade nell’azienda comasca, anche a Pontedassio, collide con tutta la “ dottrina sociale cristiana” tendente alla difesa dei diritti elementari dell’uomo, ivi compreso il diritto alla maternità.
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