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A Fini deve essergli preso un colpo quando ha saputo che Berlusconi voleva candidare Ciarrapico. E' qualche decennio che "lavora" come una bestia per sdoganarsi anche ai palati più fini, e Berlusconi gli piazza un vecchio fascista al fianco. Roba da matti, mentre Fini con la pazienza del sarto tesse la sua purificazione post fascista trascinando nell'impresa i suoi vassalli, Berlusconi manda tutto all'aria come Crasso a fine carriera e ancora orfano di Cesare. Siamo alle solite, da una parte un politico che non si vuole rassegnare ad aver creduto una vita intera ad idee sbagliate (almeno questo è quello che ha dichiarato lui), dall'altra un imprenditore intestardito nel possedere una delle rare cose non alla portata dei suoi milioni, i riflettori del potere. Insomma, una coppia perfetta, uno anziano, uno più giovane. Uno con lo pseudo contenitore, l'altro con i pseudi contenuti. Da una parte la cocciutaggine megalomane di un anziano milionario, dall'altra la glaciale tattica dei piccoli passi di un politico di mezza età. Solo cosí si può spiegare il lungo connubio tra Berlusconi e il suo delfino. Già, è la quinta volta che il Cavaliere ci prova, e Fini è sempre lì a fare il secondo. Da solo questa volta, anche se gli è costata cara. Ha dovuto perfino svendere i sigilli del suo partito dopo anni che predicava identità e coerenza. E' solo una mossa elettorale, d'accordo, ma poche settimane prima di calare le brache, Fini si era permesso di deridere il Cavaliere del Pradellino, e i suoi fischiavano in pubblico i vassalli del capo. Si pensava all'epilogo, e invece Prodi ci lascia le penne e Fini si rimangia tutto (referendum compreso) tornando tra le righe come nulla fosse. Insomma, pazienza per la coerenza, pazienza per l'identità, pazienza per l'ipocrisia, rientra tutto nel conto della politica commerciale, pensa Fini, ma fascista quello no. Quello non se lo può permettere e Ciarrapico proprio non ci voleva. Ci mancherebbe che venga messa in discussione la purezza della sua conversione post fascista. Senza quella non si va da nessuna parte, nemmeno alla guida del grande sogno: i "Repubblicani Italiani", nel senso americano, si intende. E nella moderna forza conservatrice per i fascistoni alla matriciana non c'è posto. Cosa penserebbero gli anglosassoni, come li accoglierebbe l'Europa? Quella è roba che va lasciata sotto il tappeto. Ne sa qualcosa Storace, e tutti quelli che di rimagiarsi il fascismo non ne hanno mai avuta voglia. Questione di radici e di chimere non diluite con l'acqua di fiuggi. Ma cose astruse al Cavaliere senza smalto a cui le clientele dei Ciarrapico di turno fanno comodo eccome. Abbraccio a Fini, dunque, con l'unica incognita di come reagirà l'elettorato centrodestrista all'ennesima
sberla.
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