WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 MARZO 2008
Il vuoto elettorale
Daniela Gaudenzi
 

Nella campagna elettorale dei programmi fotocopia, delle candidature dei Colaninno, dei Calearo, degli operai superstiti, delle operatrici di call center con buone frequentazioni, del bancarottiere fascista Ciarrapico sedicente ghibellino, degli inviti a sposare un miliardario, hanno fatto puntualmente irruzione gli allarmi per i brogli dei soliti comunisti, “professionisti” in materia, del capo dell’opposizione, e il richiamo a “moderare i toni” del capo della Stato.
Come nei peggiori copioni delle commedie più trite e soporifere dove ogni battuta è prevedibile e scontata, la ripetizione e la banalità amplificate dalla monotonia dei protagonisti e comprimari ripropongono le gag, i tic, i presunti “colpi di scena” di commedianti istituzionali che sono meno di caratteristi per un canovaccio che ormai il pubblico degli elettori conosce a memoria.
Beppe Grillo ripete che queste elezioni sono un “incantesimo” per sottolinearne la pura ritualità e la totale irrilevanza dell’incidenza del corpo elettorale, destinatario secondo la Costituzione della sovranità che esercita o dovrebbe esercitare attraverso il voto.
Ma forse la definizione di “incantesimo” è persino troppo generosa perché se esprime perfettamente la totale impotenza del cittadino, non tiene sufficientemente conto dell’annientamento della residua energia vitale dell’elettore prodotto dalla cosiddetta competizione elettorale.
Si tratta infatti di una campagna elettorale in cui sostanzialmente si alternano due protagonisti, Veltroni e Berlusconi che dicono esattamente le stesse cose e che impongono un assortimento di figurine dei loro rispettivi bestiari, e due comprimari, Casini e Bertinotti che dopo aver imperversato da sempre in tutti i salotti televisivi perfettamente a loro agio, adesso si accorgono che la Tv italiana non è il regno del pluralismo e allora tuonano contro il duopolio di Veltrusconi e inscenano sit in davanti alla sede Rai di viale Mazzini.
Uno spettacolo nel complesso mortificante e che non si può certamente attribuire solo alla vergogna di questa legge elettorale che in fondo è sempre andata benissimo a tutta la partitocrazia.
Come ha sottolineato di recente Giovanni Sartori lo scandalo sono anche i contenuti o meglio l’assenza totale di contenuti degni del nome da questa campagna elettorale, come da quelle recenti che l’hanno preceduta ma forse senza una omologazione così ostentata tra i programmi elettorali dei maggiori “contendenti”.
Sul Corriere di qualche giorno fa, Sartori ha provato ad elencare qualcuno dei temi cruciali ed ineludibili totalmente assenti dai programmi elettorali e tra il debito pubblico e la distruzione progressiva dell’ambiente, al secondo posto mette la mafia, intesa ovviamente come le associazioni criminali organizzate che controllano stabilmente almeno quattro regioni italiane: Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.
Si limita a ricordare che il fatturato della mafia è il triplo di quello della Fiat e cioè di 90 miliardi ogni anno e che “questo lassismo, questa collusione [della politica]….. sono particolarmente vergognosi perché impiombano l’economia del Sud e di riflesso tutta l’economia italiana”; aggiunge che anche l’opera meritoria di Visco e Padoa Schioppa sul fronte della lotta all’evasione fiscale non ha affrontato e aggredito il fenomeno mafioso.
Il paradosso è che apparentemente la campagna elettorale è incentrata sull’economia, il pil, il reperimento delle entrate, la pressione fiscale lo slogan bipartisan “pagare meno, pagare tutti” che come osserva puntualmente Marco Travaglio, per essere credibile, andrebbe semplicemente ribaltato in “pagare tutti, pagare meno”.
E quello che è ancora più incredibile è che questi due aspiranti demiurghi della nuova Italia, impegnati a battibeccare su chi copia di più i reciproci programmi fotocopia, nel loro narcisistico immaginario si identificano con i leader che nel bene e nel male governano o aspirano a governare le maggiori democrazie del mondo.
Berlusconi è convinto di aver determinato le decisioni cruciali di Bush e di essere un modello per Sarkozy; Veltroni si considera l’Obama italiano e pensa che il suo assemblaggio elettorale abbia a che fare con il riformismo concreto, coerente, trasparente e vincente di Zapatero.
Alla vigilia del voto in Spagna Zapatero ha rivolto un appello accorato al suo elettorato perché si recasse a votare e durante tutta la campagna elettorale si è speso contro l’astensionismo che considerava il suo più formidabile nemico, un pensiero che non sembra turbare più di tanto Walter Veltroni troppo impegnato a non “alzare i toni” e a corteggiare gli elettori del PDL.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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