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Passano i
giorni della campagna elettorale e l'anziano
Berlusconi sembra seguire più le turbe
personali che quelle politiche. Succede, del
resto, ad una certa età quando le difese si
affievoliscono e la personalità riappare
nella sua interezza, con le sue demolezze,
le sue ipocrisie. E in questo periodo
certamente stressante, sono due le turbe
principali che agitano la personalità
dell'anziano imprenditore brianzolo. La
prima è la costante contraddizione di se
stesso. Un déjà vu frutto di un intelligenza
politica rudimentale ma che con l'età ha
assunto cadenza giornaliera. Dopo quindici
anni, poi, le gaffe berlusconiane, oltre a
non far ridere nessuno, toccano temi
drammatici come la precarietà e in piena
campagna elettorale. In altri tempi la
snella ipocrisia del commerciante sarebbe
riuscita a coprire tutto, oggi non è più
cosi. La seconda turba è quella del
complotto, della congiura ai suoi danni. A
rivelarlo è la sempiterna denuncia di
brogli, una vera e propria paranoia.
Berlusconi ha denunciato per mesi i brogli
dopo la scorsa sconfitta elettorale, oggi
comincia addirittura un mese prima. Qui
siamo nel campo dell'ossessione del "chi la
fa l'aspetti". Non c'è dubbio infatti che il
vero miracolo di Berlusconi è quello di
avere la fedina penale pulita dopo essere
stato l'uomo più inquisito della storia
repubblicana. Lasciamo stare come e perchè è
successo, ma di sicuro la vecchia volpe
qualche broglietto in passato l'ha fatto e
ora teme la vendetta degli Dei. A conferma
della teoria delle turbe senili, Berlusconi,
alla veneranda età di 72 anni, si lascia
andare perfino ad allusioni vagamente
sessuali tipiche degli uomini che stanno
perdendo, o hanno già perso, la loro
virilità e lo nascondono facendo i gradassi
fuori luogo. Esemplare in questo senso la
sparata sul viagra e le farmacie o quella
sulle soubrette "noi non le candidiamo e con
loro ci facciamo dell'altro", doppia bugia,
appunto. Insomma, gli anni passano per tutti
e oltre un certo limite il cerone non basta
più. Berlusconi è appagato e stanco, si
trascina da un palco all'altro come un
vecchio narciso che non si vuole rassegnare
ad abbassare il sipario.
Del resto il pubblico non manca e i
maestranti sono più affamati che mai. Ed è
proprio questo il punto, in Italia vige un
sistema politico che permette ad un leader
di ricandidarsi premier fino a cinque volte,
fino al limite delle sue forse psicofisiche.
Un sistema che si regge sul personalismo
alla matriciana che ci costringe a
compensare il vuoto di idee con le magagne
personali dei leader. Insomma, il vero
problema non è la senilità berlusconiana, ma
quella dell'Italia intera.
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