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I demagoghi
di quello che rimane dell'ex mondo
comunista, hanno rispolverato il termine
lotta di classe il giorno dopo il tonfo di
Prodi. Sono passati dalla moscia arroganza
governativa alla ruffianaggine elettorale in
poche ore. Cosa che fece allibire anche
molti compagni, sul momento. Ma poi le
nostalgie degli eterni ex, nel deserto
politico moderno, li riportano sempre
all'ovile a testa bassa. Si sa, al cuore non
si comanda mentre il cervello in politica è
un optional.
Del resto nell'era della politica
commerciale, basta poco per riciclare le
solite facce. E basta rispolverare qualche
vecchia parola d'ordine, come lotta di
classe appunto, per ravvivare la nostalgia
dei compagni sparsi per l'Italia. Quella
gente che va svegliata quando c'è da votare
e fare opposizione, mentre quando si vince
va fatta dormire nell'eterna attesa e sedata
con le piccole cose che la politica
dell'eterno compromesso al ribasso permette
di ottenere.
Il punto è che al governo, la grottesca
nomenclatura sinistroide, non ha fatto
assolutamente nulla per risolvere ad esempio
il dramma della precarietà. O almeno nulla
degno di nota. E al di là delle solite
scuse, è appunto grottesco che una volta
caduto Prodi la stessa nomenclatura parli di
lotta di classe e paventi scenari
apocalittici da anni settanta. Una presa in
giro, un bluff elettoralistico fatto sulla
pelle di chi quei problemi drammatici li
soffre realmente.
Quando è caduto Prodi, Bertinotti aveva
ancora l'agenda zeppa di impegni mondani
dove pavoneggiarsi a terza carica dello
stato. Passano poche ore, cambia guardaroba
e veste i panni del dinosauro cheguevaro
paladino dei poveri e dei precari. Una
virata ridicola che solo cortigiani come il
povero Giordano, poteva accettare. Del resto
Bertinotti è di vecchia scuola e la sua
piccola casta di rifondaroli se l'è
costruita bene, mattone per mattone.
Le cose sono precipitate quando Veltroni ha
deciso di togliersi dai piedi quei rognosi
di comunisti che nel tentativo di sembrare
coerenti con se stessi hanno superato
perfino il limite del ridicolo. Vanno al
governo guidati da un ex democristiano,
firmando un programma truffa e poi mandano i
Ministri in piazza a protestare contro se
stessi. Salvare la poltrona e salvare la
base, è tutta qui l'essenza politica
dell'era Bertinotti, dopo anni di
chiacchiere possiamo dirlo.
Ebbene, la sinistra dopo anni di ciarlatame
tecnocratico non è stata nemmeno capace di
mettere insieme i suoi cocci ed è di fatto
ancora una cosa incompiuta. La sua
esperienza governativa tanto attesa è stata
un fallimento totale piena di contraddizioni
e priva di risultati concreti degni di nota.
E oggi, come nulla fosse, si ripresenta agli
elettori guidata dalla stessa nomenclatura e
dal solito vecchio Bertinotti. La solita
ariafritta, o meglio, la Sa.
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