|
A nonno
Fausto deve essergli costata cara la
rinuncia alla poltrona di Presidente della
Camera. Da sindacalista di provincia a terza
carica dello Stato, una carriera invidiabile
la sua, da leader dei poveracci italici a
narciso di potere. Una carriera folgorante
interrotta bruscamente da quel ciuccio di
Mastella che ha fatto saltare il banco
mentre il comunista che piace ai ricchi
pavoneggiava elegante tra i salotti romani.
Detto e fatto, e il nonno compie in poche
ore il percorso inverso e da protagonista
della raffinata mondanità capitolina si
trasforma in leader delle orde di precari
imbufaliti, o almeno di quei pochi che sono
rimasti a sinistra. Scherzi della politica
commerciale, quello spazio indefinito
estraneo al concetto di responsabilità ma
ossequioso alle regole del marketing
elettorale.
Dopo un'esperienza governativa imbarazzante
spesa a cercare equilibri impossibili,
quello che resta degli ex comunisti ha
dovuto improvvisare un cartello elettorale
che reagisse al colpo di testa di Veltroni
di andare da solo. E chi meglio di nonno
Fausto poteva tentare l'impresa di tenere
insieme le nomenclature sinistroidi?
Giordano forse? Siamo seri, se Giordano
avesse avuto un minimo di personalità
politica il vecchio Fausto non l'avrebbe
messo lì. E' una storia vecchia come il
mondo che va sotto il nome di tecnocrazia,
quell'intreccio di clientele saldato intorno
ad un leader e ai suoi vassalli. Ed ecco
quindi che la candidatura di nonno Fausto è
sembrata addirittura un fatto obbligato.
L'unica che potesse tenere insieme il
cartello elettorale della Sa, la Sinistra
Arcobaleno.
Un contenitore che avrebbe l'ambizione di
rappresentare partiti pseudo comunisti di
cui nessuno ne comprende la differenza e che
da anni tentano inutilmente di unirsi. Le
solite beghe tra caste vendute al grande
pubblico travestite da fasulli contenuti
politici. Fatto sta che nonno Fausto ha
accettato l'impresa del cartello Sa. Forse
per riconoscenza verso le sue truppe, forse
per ingordigia narcisista, forse per paura
di spegnersi nel dimenticatoio, il nonno ha
accettato di ergersi a nuovo simbolo
dell'irresponsabile gerontocrazia italica.
Di quella politica vecchio stampo che crede
di potersi nascondere all'infinito dietro le
chiacchiere partitocratiche, pur di alto
profilo, per celare la drammatica assenza di
risultati concreti.
Ed allora ecco la Sa. Un simbolo privo di
falce e martello ma che dietro nasconde la
solita vecchia sinistra parolaia e avvitata
su se stessa costretta a rispolverare le
sempiterne chimere del passato per trovare
un pò d'identità. Del resto, dopo anni di
bertinottismo, all'orizzonte non c'è un
straccio di progetto organico. E al
contrario, mentre nonno Fausto e i suoi
chiacchieravano dei massimi sistemi, sotto
il loro naso il mondo del lavoro ha subito
una trasformazione devastante. Già, nonno
Fausto era lì, nel Palazzo, quando i precari
che oggi pretende di rappresentare in massa
sono diventati il cuore dello sfaldamento
sociale in corso. Per questo, l'unico
epilogo degno della folgorante carriera di
nonno Fausto era la pensione.
|