WWW.CENTOMOVIMENTI.COM -  25 MARZO 2008
Nonno Fausto in pensione
Tommaso Merlo
 

A nonno Fausto deve essergli costata cara la rinuncia alla poltrona di Presidente della Camera. Da sindacalista di provincia a terza carica dello Stato, una carriera invidiabile la sua, da leader dei poveracci italici a narciso di potere. Una carriera folgorante interrotta bruscamente da quel ciuccio di Mastella che ha fatto saltare il banco mentre il comunista che piace ai ricchi pavoneggiava elegante tra i salotti romani. Detto e fatto, e il nonno compie in poche ore il percorso inverso e da protagonista della raffinata mondanità capitolina si trasforma in leader delle orde di precari imbufaliti, o almeno di quei pochi che sono rimasti a sinistra. Scherzi della politica commerciale, quello spazio indefinito estraneo al concetto di responsabilità ma ossequioso alle regole del marketing elettorale.

Dopo un'esperienza governativa imbarazzante spesa a cercare equilibri impossibili, quello che resta degli ex comunisti ha dovuto improvvisare un cartello elettorale che reagisse al colpo di testa di Veltroni di andare da solo. E chi meglio di nonno Fausto poteva tentare l'impresa di tenere insieme le nomenclature sinistroidi? Giordano forse? Siamo seri, se Giordano avesse avuto un minimo di personalità politica il vecchio Fausto non l'avrebbe messo lì. E' una storia vecchia come il mondo che va sotto il nome di tecnocrazia, quell'intreccio di clientele saldato intorno ad un leader e ai suoi vassalli. Ed ecco quindi che la candidatura di nonno Fausto è sembrata addirittura un fatto obbligato. L'unica che potesse tenere insieme il cartello elettorale della Sa, la Sinistra Arcobaleno.

Un contenitore che avrebbe l'ambizione di rappresentare partiti pseudo comunisti di cui nessuno ne comprende la differenza e che da anni tentano inutilmente di unirsi. Le solite beghe tra caste vendute al grande pubblico travestite da fasulli contenuti politici. Fatto sta che nonno Fausto ha accettato l'impresa del cartello Sa. Forse per riconoscenza verso le sue truppe, forse per ingordigia narcisista, forse per paura di spegnersi nel dimenticatoio, il nonno ha accettato di ergersi a nuovo simbolo dell'irresponsabile gerontocrazia italica. Di quella politica vecchio stampo che crede di potersi nascondere all'infinito dietro le chiacchiere partitocratiche, pur di alto profilo, per celare la drammatica assenza di risultati concreti.

Ed allora ecco la Sa. Un simbolo privo di falce e martello ma che dietro nasconde la solita vecchia sinistra parolaia e avvitata su se stessa costretta a rispolverare le sempiterne chimere del passato per trovare un pò d'identità. Del resto, dopo anni di bertinottismo, all'orizzonte non c'è un straccio di progetto organico. E al contrario, mentre nonno Fausto e i suoi chiacchieravano dei massimi sistemi, sotto il loro naso il mondo del lavoro ha subito una trasformazione devastante. Già, nonno Fausto era lì, nel Palazzo, quando i precari che oggi pretende di rappresentare in massa sono diventati il cuore dello sfaldamento sociale in corso. Per questo, l'unico epilogo degno della folgorante carriera di nonno Fausto era la pensione.

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Tommaso Merlo

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