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L’ultima
sceneggiata che ci accompagnerà fino alla
soglia della cabina elettorale è la
soluzione patriottica per Alitalia, in nome
dell’italianità e dell’orgoglio nazionale
svenduti da Prodi e Padoa Schioppa per non
si sa quali inconfessabili interessi.
Il solo fatto che a meno di 20 giorni dal
voto si debbano ascoltare simili bufale ed
infamità e che siano avallate da
“autorevoli” rappresentanti sindacali e da
esponenti della Sinistra Arcobaleno,
conferma drammaticamente come questa
campagna elettorale sia sostanzialmente
fasulla e segni un passo avanti nell’opera
di auto-delegittimazione della classe
dirigente italiana.
Il capo dell’opposizione, che impersona il
più stratosferico conflitto di interessi
dell’emisfero occidentale, dice “o si fa
l’Alitalia o si muore”, promette una cordata
patriottica-elettorale capeggiata dai suoi
rampolli, non troppo entusiasti e viene
preso sul serio, senza che nessuno o quasi
si metta a ridere o gli ricordi la sua
singolare posizione.
Le parole più chiare le ha dovute dire
l’ex-alleato Pierferdinando Casini: “Sulla
vicenda Alitalia dopo quattro anni
Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla
stessa bufala. Oggi si parla di cordate che
finiranno il 14 aprile. Se Berlusconi e i
suoi figli vogliono mettere dei soldi,
ebbene li mettano fuori, ma subito: non
facciamo di Alitalia una strumentalizzazione
da campagna elettorale”. Anche perché come
si limita a ricordare Bersani: “Quelli che
con Berlusconi corrono a fare i salvatori
sono i veri responsabili di questa
situazione. Nel 2003 persero l’ultimo treno
buono, l’accordo con Air France e Klm,
quando le condizioni di Alitalia non erano
quelle di oggi.”
Sì perché oggi come segnala drammaticamente
Padoa Schioppa “l’ossigeno è per poche
settimane” e aggiunge “con l’Alitalia in
amministrazione controllata, chi vuole
spostarsi, poniamo, da Venezia a Catania,
dovrà andarci in treno. E annuncia che senza
una soluzione, e l’unica reale e praticabile
è quella rappresentata da Air France, a
giorni potrebbero restare a terra 100 aerei
su 178, il che significa che la compagnia di
bandiera non sarebbe più in grado di coprire
nemmeno la metà del servizio nazionale.
Mentre i giornali di famiglia del cavaliere
continuano la campagna demenziale sul
complotto Prodi-Padoa Schioppa-Spinetta ai
danni dell’italianità, parola che speravamo
di non dover più sentire evocare dopo la
declinazione offerta dal trio
Fazio-Fiorani-Consorte nell’estate ruggente
delle scalate, i servi di scena da Buonaiuti
a Gasparri denunciano “l’interesse privato”,
nonché “ le operazioni poco trasparenti” del
presidente del Consiglio e del Ministro del
tesoro.
Il conciliante Veltroni, invece di
denunciare la sceneggiata berlusconiana ed
eventualmente aggiungere che anche qualora
fosse una cosa seria, cosa che non è, non
sarebbe comunque auspicabile che il
potenziale capo del governo diventasse
padrone del paese intero, si è limitato a
dare quarantotto ore di tempo alla cordata
fantasma per appalesarsi.
Contemporaneamente continua granitica contro
ogni logica oltre che contro la decenza
l’operazione di sganciamento e di rimozione
nei confronti di Prodi da parte del nuovo PD
e paradossalmente sul fronte economico dove,
come ha sottolineato correttamente Di
Pietro, il professore ha messo a posto i
conti devastati dai debiti altrui.
Ormai Prodi, Padoa Schioppa e Visco vengono
trattati impunemente dal PDL e senza
sostanziali reazioni da parte del PD come la
Banda dei quattro nella Cina post maoista e
il buonista Veltroni ha promosso una
damnatio memoriae di chi l’ha preceduto
degna dei despoti dell’antichità.
Come se non nominare Prodi e non rivendicare
le poche cose buone fatte dal suo governo,
quasi esclusivamente sul fronte
dell’economia, fosse il lasciapassare per
vincere le elezioni…
E ogni giorno che ci avvicina al voto
diventa più evidente la rimozione dei veri,
ineludibili problemi del paese a favore
della propaganda più facile e strumentale,
terreno per definizione di assoluto dominio
berlusconiano: adesso a ridosso della
cordata patriottico-elettorale sono
puntualmente di scena le pensioni.
Intanto, come denuncia Sartori, non si parla
di debito pubblico, di criminalità
organizzata, di clima e ambiente. Eppure
siamo il paese con il più alto debito in
Europa, siamo sommersi dai rifiuti,
rischiamo di vedere i nostri prodotti tipici
rifiutati a livello internazionale come sta
avvenendo con la mozzarella di bufala,
abbiamo quattro regioni dominate dalla
mafia, in Calabria è ricominciata la
mattanza, e quando piove per qualche giorno
dobbiamo affrontare un vero dissesto
idro-geologico. Sarebbe curioso vedere
quante volte queste emergenze nazionali (di
lungo periodo) sono state anche solo
indirettamente sfiorate dalla propaganda
elettorale.
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