WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 1 LUGLIO 2009
Silenzio, c'è la Consulta di famiglia
Daniela Gaudenzi
 

Può servire al buon nome dell’Italia “abbassare i toni” e “sospendere le polemiche” in vista del G8 dell’Aquila?

Se si trattasse di “gossip” e  di voler spiare dal buco della serratura le notti più o meno roventi del “toro” di palazzo Grazioli  ovvero  “utilizzatore finale”, secondo il suo difensore- legislatore- gaffeur, la risposta potrebbe essere tranquillamente affermativa.

Purtroppo si tratta di molto altro, e cioè di fatti che si sono concretizzati in omissioni, falsità, abusi e che dal Casoria-gate con una progressione formidabile hanno disegnato un sistema collaudato di mercimonio in bilico tra piaceri privati e cariche pubbliche, una “simonia laica” come è stata puntualmente definita da Francesco  Merlo, con un disvalore aggiunto di prostituzione di basso rango, giullari, spacciatori, factotum, faccendieri, tangentari di terz’ordine.

Tutti i gazzettieri del sultanato hanno prevedibilmente  plaudito quella che viene fraudolentemente definita “Tregua nel gossip (Il Giornale) o “Bentornata serenità” (Libero), oppure hanno evidenziato compiaciuti  “ G8, Napolitano zittisce tutti”; poi c’è stata anche l’interpretazione pseudo- autentica  dell’inossidabile Cossiga che da ex-presidente sempre emerito nonché neo-conduttore radiofonico di “Un giorno da pecora” ha precisato che il Capo dello Stato parla all’opposizione e al giornale-partito di Repubblica.

Purtroppo le parole del Capo dello Stato avrebbero avuto una ragion d’essere e di opportunità se si fossero riferite a sterili polemiche invece che a puri fatti che minano non solo il rapporto dei cittadini con la politica ma anche con le istituzioni, compromesse in modo diretto ed evidente. Le sue dichiarazioni sull’auspicata tregua politica e moderazione dell’informazione finiscono inevitabilmente per indebolire il fondamentale distinguo di qualche giorno fa, quando aveva detto appunto che la sfiducia della politica non può e non deve coinvolgere le istituzioni. 

E’ facile immaginare quale sia l’imbarazzo personale ed istituzionale che deve gravare sul Capo dello Stato a pochi giorni di un G 8 sovraccaricato e strumentalizzato nella campagna elettorale permanente di un capo di Governo oggetto di discredito e ridicolo internazionale che ha ridotto un appuntamento di rilevanza mondiale ad un passaggio  propagandistico strategico sulla pelle dei terremotati.  E’ perfino comprensibile immaginare il desiderio di “normalità” e di “serenità” istituzionale auspicato dal capo dello Stato, almeno fino a quando si sia abbassato il palcoscenico del G8, ma purtroppo la scorciatoia un po’ logora dell’ abbassare i toni facendo finta di essere un paese dove sono pienamente in vigore democrazia e Stato di diritto, non fa che aggravare l’insostenibilità della situazione.

E non si può far finta, come fanno Libero e Il Giornale o magari il TG1 di Augusto Minzolini che il discredito derivi dalla stampa estera che copia ad occhi chiusi quello che scrive Repubblica, o che il peggior nemico dell’Italia sia l’asse delle “vetero-femministe” Maraini-Rame-Hack che hanno invitato le firts ladyes a disertare la ribalta del G8 modellato per il rilancio del leader più sputtanato, in senso proprio, dell’occidente.

Ma soprattutto il capo dello Stato dovrebbe attenersi con il rigore che la rilevanza della carica istituzionale gli impone alla coerenza e alla corrispondenza tra parole ed atti conseguenti. Per esempio, chi da presidente del CSM non ha perso occasione di richiamare i magistrati, talvolta a proposito e talvolta molto meno, non solo all’essere imparziali ma anche all’apparire tali, non ha nulla da rilevare o esternare a proposito di due alti magistrati chiamati a pronunciarsi dal 6 ottobre prossimo in merito alla legittimità Costituzionale del Lodo Alfano che si intrattengono ed ospitano la carica dello stato per la quale è stata concepita la legge che vanifica l’art. 3 della Costituzione italiana? Per di più i due componenti della Corte Costituzionale hanno rivendicato il loro diritto ad incontrasi con chi vogliono e la legittimità della “Consulta di famiglia” a casa di Luigi Gazzella, con il giudice ospite Paolo Napolitano e con gli invitati eccellenti Berlusconi, Alfano, Letta, Vizzini, Bruno.

Forse il problema potrebbe essere che il capo dello Stato ha firmato il lodo Alfano ben prima che scoccasse la 24° ora e che al momento non ha lasciato trapelare spiragli che inducano nemmeno ad un cauto ottimismo in merito ad uno  stop alla legge sulle intercettazioni, composta di ben 34 farraginosi articoli che manomettono il codice di procedura penale e potrebbero essere sostituiti con un’unica previsione: “tutte le disposizioni in materia di intercettazioni sono abrogate”.

Una legge che prevede all’articolo 1 l’obbligo di astensione per il magistrato che “abbia pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il provvedimento affidatogli” e la sua sostituzione  da parte del capo dell’ufficio quando “il magistrato risulti iscritto nel registro degli indagati per rivelazione di segreti in relazione ad atti del procedimento assegnatogli”.

 E d’altronde, a rigor di logica, se è un imputato con i suoi accoliti che legifera per sé stesso è  pacifico che pretenda di far astenere o sostituire un magistrato imprudente o loquace che faccia pubblicamente una generica dichiarazione su  un’ indagine che lo riguardi, mentre lui privatamente da presidente del consiglio, con rappresentanza governativa al seguito,  si consulta con due componenti dell’organo supremo di garanzia costituzionale su come garantirsi un’impunità senza fine.   

Forse è un po’ meno pacifico che il garante della Costituzione non abbia nulla da rilevare.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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