|
Può
servire al buon nome dell’Italia
“abbassare i toni” e “sospendere le
polemiche” in vista del G8 dell’Aquila?
Se
si trattasse di “gossip” e
di voler spiare dal buco della
serratura le notti più o meno roventi del
“toro” di palazzo Grazioli
ovvero “utilizzatore finale”, secondo il suo difensore-
legislatore- gaffeur, la risposta potrebbe
essere tranquillamente affermativa.
Purtroppo
si tratta di molto altro, e cioè di fatti
che si sono concretizzati in omissioni,
falsità, abusi e che dal Casoria-gate con
una progressione formidabile hanno disegnato
un sistema collaudato di mercimonio in
bilico tra piaceri privati e cariche
pubbliche, una “simonia laica” come è
stata puntualmente definita da Francesco
Merlo, con un disvalore aggiunto di
prostituzione di basso rango, giullari,
spacciatori, factotum, faccendieri,
tangentari di terz’ordine.
Tutti
i gazzettieri del sultanato hanno
prevedibilmente
plaudito quella che viene
fraudolentemente definita “Tregua nel
gossip (Il Giornale) o “Bentornata serenità” (Libero), oppure hanno evidenziato compiaciuti “
G8, Napolitano zittisce tutti”; poi c’è
stata anche l’interpretazione pseudo-
autentica dell’inossidabile Cossiga che da ex-presidente sempre
emerito nonché neo-conduttore radiofonico
di “Un giorno da pecora” ha precisato
che il Capo dello Stato parla all’opposizione
e al giornale-partito di Repubblica.
Purtroppo
le parole del Capo dello Stato avrebbero
avuto una ragion d’essere e di opportunità
se si fossero riferite a sterili polemiche
invece che a puri fatti che minano non solo
il rapporto dei cittadini con la politica ma
anche con le istituzioni, compromesse in
modo diretto ed evidente. Le sue
dichiarazioni sull’auspicata tregua
politica e moderazione dell’informazione
finiscono inevitabilmente per indebolire il
fondamentale distinguo di qualche giorno fa,
quando aveva detto appunto che la sfiducia
della politica non può e non deve
coinvolgere le istituzioni.
E’
facile immaginare quale sia l’imbarazzo
personale ed istituzionale che deve gravare
sul Capo dello Stato a pochi giorni di un G
8 sovraccaricato e strumentalizzato nella
campagna elettorale permanente di un capo di
Governo oggetto di discredito e ridicolo
internazionale che ha ridotto un
appuntamento di rilevanza mondiale ad un
passaggio
propagandistico strategico sulla
pelle dei terremotati.
E’ perfino comprensibile immaginare
il desiderio di “normalità” e di
“serenità” istituzionale auspicato dal
capo dello Stato, almeno fino a quando si
sia abbassato il palcoscenico del G8, ma
purtroppo la scorciatoia un po’ logora
dell’ abbassare i toni facendo finta di
essere un paese dove sono pienamente in
vigore democrazia e Stato di diritto, non fa
che aggravare l’insostenibilità della
situazione.
E
non si può far finta, come fanno Libero
e Il Giornale o magari il
TG1 di Augusto Minzolini che il discredito
derivi dalla stampa estera che copia ad
occhi chiusi quello che scrive Repubblica,
o che il peggior nemico dell’Italia sia
l’asse delle “vetero-femministe”
Maraini-Rame-Hack che hanno invitato le
firts ladyes a disertare la ribalta del G8
modellato per il rilancio del leader più
sputtanato, in senso proprio, dell’occidente.
Ma
soprattutto il capo dello Stato dovrebbe
attenersi con il rigore che la rilevanza
della carica istituzionale gli impone alla
coerenza e alla corrispondenza tra parole ed
atti conseguenti. Per esempio, chi da
presidente del CSM non ha perso occasione di
richiamare i magistrati, talvolta a
proposito e talvolta molto meno, non solo
all’essere imparziali ma anche all’apparire
tali, non ha nulla da rilevare o esternare a
proposito di due alti magistrati chiamati a
pronunciarsi dal 6 ottobre prossimo in
merito alla legittimità Costituzionale del
Lodo Alfano che si intrattengono ed ospitano
la carica dello stato per la quale è stata
concepita la legge che vanifica l’art. 3
della Costituzione italiana? Per di più i
due componenti della Corte Costituzionale
hanno rivendicato il loro diritto ad
incontrasi con chi vogliono e la legittimità
della “Consulta di famiglia” a casa di
Luigi Gazzella, con il giudice ospite Paolo
Napolitano e con gli invitati eccellenti
Berlusconi, Alfano, Letta, Vizzini, Bruno.
Forse
il problema potrebbe essere che il capo
dello Stato ha firmato il lodo Alfano ben
prima che scoccasse la 24° ora e che al
momento non ha lasciato trapelare spiragli
che inducano nemmeno ad un cauto ottimismo
in merito ad uno stop
alla legge sulle intercettazioni, composta
di ben 34 farraginosi articoli che
manomettono il codice di procedura penale e
potrebbero essere sostituiti con un’unica
previsione: “tutte le disposizioni in
materia di intercettazioni sono abrogate”.
Una
legge che prevede all’articolo 1 l’obbligo
di astensione per il magistrato che
“abbia pubblicamente rilasciato
dichiarazioni concernenti il provvedimento
affidatogli” e la sua sostituzione
da
parte del capo dell’ufficio quando “il
magistrato risulti iscritto nel registro
degli indagati per rivelazione di segreti in
relazione ad atti del procedimento
assegnatogli”.
E
d’altronde, a rigor di logica, se è un
imputato con i suoi accoliti che legifera
per sé stesso è
pacifico che pretenda di far astenere
o sostituire un magistrato imprudente o
loquace che faccia pubblicamente
una generica dichiarazione su un’
indagine che lo riguardi, mentre lui privatamente
da presidente del consiglio, con
rappresentanza governativa al seguito, si consulta con due componenti dell’organo supremo di
garanzia costituzionale su come garantirsi
un’impunità senza fine.
Forse
è un po’ meno pacifico che il garante
della Costituzione non abbia nulla da
rilevare.
|