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Nel PD si affilano già le armi in vista del Congresso di ottobre che dovrà scegliere il nuovo segretario, forse dopo un'eventuale tornata di primarie.
Finora due sono i candidati in lizza: Franceschini e Bersani, mentre Chiamparino ha rinunciato.
Ma è la designata vice di Franceschini, Debora Serracchiani, che oggi ha scatenato un putiferio nel partito dopo la sua intervista concessa a Curzio Maltese di Repubblica.
La Serracchiani nell'intervista ha confermato quanto sia impossibile improvvisarsi dall'oggi a domani aspirante leader o vice leader di un partito - sebbene sia possibile invece raccattare centinaia di migliaia di voti - soprattutto se si utilizza un linguaggio arrogante, spocchioso e fintamente nuovo.
Serracchiani si è praticamente scavata quella fossa che la costringerà a restare nell'ombra del Parlamento di Bruxelles per i prossimi 5 anni, senza alcun velleitario ruolo "rivoluzionario" all'interno del PD.
La serie di banalità sciorinate nell'intervista ha già segnato il suo futuro politico e quello di Franceschini, che non verrà confermato segretario a ottobre di un partito destinato a morire.
Infatti, con ogni probabilità il putiferio di oggi servirà da spinta per accelerare l'auspicata scissione nel PD - cattolici da un parte e postcomunisti dall'altra - con la nascita di due nuove formazioni politiche che, con successive reciproche integrazioni, saranno naturali alleate alle prossime elezioni candidandosi al governo del Paese.
Il PD fa già parte della storia, ed è bene che al suo interno se ne facciano una ragione quanto prima, preparando la relativa exit
strategy.
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