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Nella
storica trasferta in Israele a cui ne
seguiranno un numero imprecisato, onde
autocertificarsi legittimi impedimenti senza
soluzione di continuità, il nostro
presidente del Consiglio ha trovato l’opportunità,
rispondendo ad una domanda che non era
rivolta a lui, di definire i giornalisti
come “avvelenatori di pozzi” e/o
“creatori di storielle”.
In
effetti le definizioni sembrano molto
puntuali avendo come riferimento i direttori
dei giornali di famiglia in senso stretto ed
allargata, che da qualche giorno dedicano
mediamente le prime sei pagine allo scandalo
della foto di Di Pietro con Contrada
risalente al dicembre del ’92,
spacciandola come la madre di tutte le
notizie. A rimorchio i direttori dei TG
delle televisioni private e pubbliche con in
pole position il direttore del TG 1 che ha
inscenato in redazione un autentico processo
al renitente Di Pietro per una risposta
spazientita e poco cortese a una giornalista
che per la sesta volta pretendeva una
risposta sul “complotto” tra mani pulite
e i servizi segreti mentre lui era in aula a
votare contro il legittimo impedimento,
argomento che appassiona molto meno
Minzolini. Ma
la teoria dei cosiddetti giornalisti, che si
sono avventati su una foto scattata da
carabinieri in una cena all’interno di una
caserma a cui hanno partecipato una
sessantina di rappresentanti dell’arma, ad
un tavolo in cui ci sono questori,
vicequestori, funzionari, tra cui Bruno
Contrada, 9 giorni prima che venisse
arrestato, è molto lunga e non si limita ai
direttori del Giornale e di Libero.
Loro
sparano a titoli cubitali “Foto e dossier
inchiodano Di Pietro” oppure “Di
Pietro colto sul fatto, ora parli”
mettendo in parallelo le sorti
diverse toccate a lui e Borsellino nel ‘
92: e cioè si sa che la mafia al tempo
progettava attentati su entrambi, ma mentre
al PM di Mani Pulite fu dato in fretta e
furia un passaporto con un nome di copertura
per il Costarica, Borsellino fu lasciato in
balia dei suoi carnefici.
Morale,
il PM di Mani Pulite essendo un uomo dei
servizi, più o meno deviati che aveva
rapporti con Bruno Contrada fu messo al
sicuro dalla Cia o affini perché in
concerto con “grumi di poteri forti”,
come ama dire Cicchitto, stava per liquidare
i partiti della prima Repubblica, con i
socialisti e Bettino Craxi “vittima
sacrificale” in testa, in quanto inviso
all’America per la sua politica estera.
Risulta meno logico il seguito e cioè che
un complotto della Cia finalizzato ad
escludere per via giudiziaria un partito
inaffidabile come il PSI dopo Sigonella,
portasse al risultato paradossale di
annientare la democrazia cristiana, alleato
storico e fedele degli USA e favorire il PDS
e cioè gli ex comunisti, ma ovviamente sono
solo dettagli.
A
dare la dignità e la prima pagina alla
foto- rivelazione di presunti rapporti tra
Di Pietro e Contrada nel ’92 è stato il Corriere
di Ferruccio De Bortoli e ad AnnoZero
Felice Cavallaro, inviato della testata
l’ha rivendicato come “scoop”
paragonandolo, incredibilmente, alla
pubblicazione in anteprima dei verbali con
le dichiarazioni della D’Addario. Per
fortuna un giornalista che per il suo
prestigio e la sua età non ha bisogno di
entrare in nessun coro, Giorgio Bocca l’ha
definito in modo lapidario un esempio
classico di diffamazione e ha precisato,
rivolto a Michele Santoro “Tu hai un bello
stomaco per sopportare questa recita e mi
stupisce che la filosofia del Corriere sia la diffamazione di Di Pietro..”
Ma
un quadro molto chiaro della finalità di
questo falso e incredibile scoop l’ha
messo involontariamente in
luce in modo perfetto il TG della 7
condotto da Emanuele Pirroso che ha scelto
addirittura di fare la copertina sul
servizio fotografico incriminato, riservando
all’interno una intervista a Dell’Utri,
forse eloquente oltre le intenzioni,
a proposito di quanto sta raccontando
Massimo Ciancimino con dovizia di
riferimenti nelle carte e documenti del
padre “Sono dichiarazioni false,
inconsistenti, inventate… Sono tranquillo,
non mi interessa cosa dice il falso
Ciancimino, mi interessa il vero..”
Insomma
la finalità di “riequilibrare” con la
riesumazione di una foto, che non è una
notizia e che non svela nessun retroscena di
Mani Pulite, la portata storica della
ricostruzione della stagione delle stragi e
della trattativa tra Stato e Mafia, in cui
si sarebbero succeduti come tramiti con
Bernardo Provenzano, Vito Ciancimino e
Marcello Dell’Utri che l’avrebbe
scavalcato, è quanto mai evidente e
perfettamente sincronizzata.
Insieme,
come hanno sottolineato Travaglio e De
Magistris, all’opera di demolizione di
Mani Pulite e al completamento della
beatificazione di Craxi, propedeutiche a far
ingoiare agli italiani dopo il processo
breve e il legittimo impedimento, il Lodo
Alfano “costituzionalizzato” ed il
ripristino dell’immunità parlamentare
ante ‘93 per garantire più impunità per
tutti. Perché è bene sottolinearlo ancora
una volta, questo parlamento di nominati,
questa classe politica in larga parte
inqualificabile, come ha ribadito in questi
giorni Rosy Bindi che della prima repubblica
ha fatto parte, non è sotto nessun profilo
migliore di quella di Tangentopoli.
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