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Il 14 giugno
2010 l'Organizzazione per la sicurezza e la
cooperazione in Europa (Osce), con sede a
Vienna, ha chiesto all'Italia di rinunciare
al disegno di legge sulle intercettazioni o
di modificarlo in sintonia con gli standard
internazionali sulla libertà di espressione.
"Sono preoccupata che il Senato abbia
approvato una legge che potrebbe seriamente
ostacolare il giornalismo investigativo in
Italia", ha detto in un comunicato Dunja
Mijatovic, responsabile dell'Osce per la
libertà dei media. "Il progetto di legge
approvato dal Senato nella sua formulazione
attuale contraddice le raccomandazioni
dell'Osce, specialmente nella misura in cui
proibisce l'uso di alcune fonti
confidenziali e materiali che possono essere
necessari per indagini giornalistiche
significative al servizio della democrazia.
I giornalisti devono essere liberi di
riportare le notizie di pubblico interesse e
di essere in grado di decidere come portare
avanti un'inchiesta in modo responsabile".
La rappresentante Osce, in particolare, ha
ribadito la 'censura' da parte
dell'organismo da lei rappresentato delle
norme del ddl sulle intercettazioni che
prevedono "forti restrizioni nella
pubblicazione di atti processuali o di
indagine anche prima dell'inizio dei
processi", così come le "multe salate" e
"anche il carcere" per editori e giornalisti
che le pubblichino, così come la previsione
del carcere per chiunque, senza essere
giornalista, registri e diffonda
conversazioni senza il consenso dell'altra
persona.
Il 13 luglio 2010 arriva un monito dall’ONU.
Parla, riguardo alla legge bavaglio, il
relatore speciale per i diritti, Frank La
Rue: "Se adottata nella sua forma corrente,
può minare la possibilità di beneficiare del
rispetto del diritto di libertà
d'espressione in Italia. Secondo l'attuale
disegno di legge - sottolinea La Rue -
chiunque non sia accreditato come
giornalista professionista può essere
condannato a quattro anni di carcere per
aver registrato una comunicazione o
conversazione senza il consenso della
persona coinvolta e per aver poi reso
pubblica tale informazione". Secondo La Rue,
"tale grave pena minerà in modo serio tutti
i diritti individuali di cercare e
diffondere un'informazione imparziale, in
violazione della Convenzione internazionale
sui diritti civili e politici".
Preoccupazioni anche per l'introduzione di
una sanzione per giornalisti ed editori che
pubblichino il contenuto di intercettazioni
prima dell'inizio di un processo. "Tale
punizione - prosegue il relatore ONU - che
include fino a 30 giorni di carcere e
un'ammenda fino a 10.000 euro per i
giornalisti e 450.000 per gli editori è
sproporzionata rispetto al reato".
Secondo il relatore ONU, "queste norme
possono ostacolare il lavoro dei giornalisti
investigativi su materie di interesse
pubblico, come la corruzione, data
l'eccessiva lentezza dei procedimenti
giudiziari in Italia, e come sottolineato
più volte dal Consiglio d'Europa".
"Sono consapevole - conclude il relatore
speciale ONU - che il disegno di legge è
stato avanzato per preoccupazioni
sull'implicazione della pubblicazione delle
intercettazioni sui procedimenti giudiziari
e sul diritto alla privacy. Tuttavia, il
disegno di legge nella sua forma attuale non
costituisce una risposta appropriata a tali
preoccupazione e pone minacce al diritto
alla libertà d'espressione".
Contemporaneamente l’ONU annuncia una
missione in Italia, nel 2011, per esaminare
la situazione della libertà di stampa e il
diritto alla libertà di espressione.
Qui non stiamo parlando di Pubblici
Ministeri politicizzati e schierati con
l’estrema sinistra oppure di giornali ostili
al nostro premier. Stavolta si tratta della
presa di posizione di due importantissimi
organismi internazionali.
Però la legge va avanti e il nostro
parlamento alla fine la voterà, nonostante i
partiti di opposizione e le perplessità
della sparuta pattuglia finiana.
Quindi diranno sì a questa legge circa
cinquecento parlamentari, eletti, in teoria,
dal popolo italiano.
Dico in teoria perché da quando c’è questa
legge elettorale è stato tolto al popolo
italiano il diritto di scegliersi i suoi
eletti con le preferenze.
Ora come è possibile che a queste
cinquecento persone, davanti al parere di
questi importanti organi di cui pure noi
italiani facciamo parte, non sia venuto mai
il sospetto che questa legge sia sbagliata e
inopportuna e non sia il caso di votarla?
Se l’ONU decide di venire a indagare a casa
nostra per esaminare la situazione della
libertà di stampa e il diritto alla libertà
di espressione, non viene a questi signori
il sospetto che questi diritti siano in
pericolo in Italia?
E se questo sospetto a lor signori (come
avrebbe detto il compianto Fortebraccio) non
viene, non è lecito che venga a noi il
sospetto che i parlamentari della
maggioranza sappiano perfettamente che
questa legge vergognosa serve solamente a
nascondere di fronte all’opinione pubblica
gli scandali e la corruzione che quasi
quotidianamente vengono fuori da quel
verminaio che è ormai l’Italia, e a
ostacolare il lavoro dei magistrati, che di
questo putridume per professione si
occupano.
E così noi sospettiamo che la votino lo
stesso per restare attaccati alle loro
poltrone, per evitare di essere messi da
parte al momento in cui si voterà di nuovo,
(oppure essere messi nelle liste in
posizioni in cui non saranno mai eletti,
tanto il cittadino, come dicevo prima, non
decide niente) e anche per il timore, visto
che la corruzione è così dilagante, di
essere i prossimi a venire scoperti con le
dita nel barattolo della marmellata.
Mi dispiace doverlo dire, e mi rattrista
pensarlo, ma temo che il bubbone Italia si
stia troppo gonfiando.
Siamo sempre più poveri e più disperati.
Temo che se questo bubbone scoppia dopo che
ci è toccato in sorte un Silvio Berlusconi
ci possa toccare un Juan Domingo Perón.
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